Pranzare al museo, il nuovo trend anche italiano
Tre casi esemplari per una tendenza in espansione in Italia: i musei che abbracciano il binomio cultura-buon cibo. Con spazi gourmet che sono vere opere d’arte.

Non più solo Parigi, New York o Londra. Ora anche i musei italiani stanno sviluppando una sensibilità estetica allargata, affiancando alla loro offerta culturale un’esperienza gourmet altrettanto valida. Concept curati con attenzione sia dal punto di vista gastronomico sia dal punto di vista design, a degno complemento delle collezioni esposte. Gli esempi sono già numerosi, abbiamo pertanto fatto una selezione di tre location rappresentative per toccare l’Italia dalla testa ai piedi: da Milano a Napoli passando per Roma.
A Milano, alla Fondazione Luigi Rovati

Un palazzo storico, costruito nel 1871, un bel giardino ed esposizioni d’arte che affiancano antichità con pezzi contemporanei. Questo il veloce ritratto della Fondazione Luigi Rovati, in corso Venezia a Milano, attiva dal 2016. Qui Andrea Aprea, chef napoletano, ha aperto nel 2022 il ristorante omonimo all’ultimo piano del Palazzo (a due stelle), progettato dallo studio Flaviano Capriotti Architetti che ha curato anche il progetto del Caffè Bistrot che si affaccia nella segreta corte verde.
La cucina, ça va sans dire, è sperimentale quanto basta, capace di unire sapori tipicamente made in Italy con un tocco di creatività come si conviene a un bistellato. Nel menu Signature una carrellata dei piatti rappresentativi – dal Ri-Sotto-Marino del 2018 al Maiale 100 ore del 2014 per citarne alcuni – mentre altre due proposte si adeguano alle esigenze di chi desidera menu più compatti.

Sviluppato su 400 mq, il ristorante è organizzato in sala, private dining e cantina che occupano circa 200 mq, mentre i restanti sono dedicati alla cucina completamente a vista. La sala è caratterizzata da una sorprendente vetrata panoramica che apre lo sguardo sul parco di Porta Venezia e sullo skyline della città. Le pareti sono state rivestite di conci di bucchero – la ceramica nera con cui gli etruschi realizzavano i loro vasi – realizzati su disegno dall’architetto con l’intento di creare continuità con l’importante collezione di reperti etruschi che il Museo ospita. Dall’effetto affumicato è anche il pavimento in rovere fumigato, posato in tutta la sala principale.
Il soffitto è realizzato in materiale fonoassorbente ed è composto di lame e piani senza spessore che si sovrappongono con diverse inclinazioni, in modo che l’andamento favorisca la scomposizione delle onde sonore. A centro sala, protagonista è l’imponente lampadario circolare in vetro di Murano e foglia d’oro, realizzato su disegno di Capriotti da Barovier&Toso con l’antica lavorazione “rugiada”.
Completano lo spazio gli arredi realizzati su disegno dello studio Capriotti, che includono anche due carrelli su ruote per la gestione in sala dei distillati e del caffè, dei veri e propri gioielli di ebanisteria.
Il progetto è il punto di incontro tra la filosofia gastronomica di Andrea Aprea e la mia visione del progetto in una perfetta sintesi tra due modi di intendere il tema dell’esperienza sensoriale: tra alta gastronomia e percezione dello spazio, coinvolgendo vista, tatto e udito. Grande importanza è stata data al comfort acustico e luminoso. Proprio il tema del comfort è una delle chiavi di lettura, dove l’ospite si abbandona a una serie di sensazioni prodotte dal cibo e dall’ambiente. Innovazione, modernità, ricordo, attenzione alla memoria e alla tradizione sono gli ingredienti con cui abbiamo progettato gli spazi
spiega Flaviano Capriotti.
A Roma, al Caffè Doria

Come un salotto dove poter gustare prelibatezze da mattina a sera. Il Caffè Doria si trova all’interno di Palazzo Doria Pamphilj a Roma, nei locali che un tempo ospitavano le scuderie nobili dell’edificio. Aperto nel 1999 come tea room e bar, dopo la ristrutturazione avvenuta fra il 2019 e il 2020 ha ampliato la propria offerta, spaziando dalla caffetteria al bistrot, dall’alta pasticceria moderna alla gelateria gastronomica sino ai cocktail serali. Accessibile da un ingresso indipendente su Via della Gatta 1/a, può essere raggiunto anche direttamente dall’interno del Palazzo Doria Pamphilj tramite un accesso riservato agli ospiti in visita alla Galleria d’Arte che si trova al piano superiore.
Il Palazzo Doria Pamphilj fu costruito sul nucleo originario della residenza del cardinale Fazio Santoro datato ai primi del Cinquecento, ma ha acquistato il suo aspetto attuale fra il 1731 e il 1734, quando il principe Camillo Pamphilj iunior commissionò a Gabriele Valvassori il riadattamento del corpo di fabbrica più antico del palazzo. L’ultima ristrutturazione è stata curata dagli stessi fondatori che aprirono il Caffè Doria nel 1999, la famiglia Bianchi.

Ovviamente imperativo era il rispetto per la storicità del luogo, presente con tratti caratterizzanti come i soffitti a volte alti sei metri, le imponenti colonne o la grande fontana monumentale. Considerata l’importanza di questi elementi, si è scelto un criterio sobrio e minimale per l’interior e per l’illuminazione. Seguendo le volte e gli archi a tutto sesto distribuiti nel locale, si è cercato di arrotondare le linee dei banconi e degli arredi, mentre gli specchi installati alle spalle del bancone riprendono i profili delle volte così come della nicchia arrotondata in cui è collocata la fontana. La sala principale è impreziosita da un’importante boiserie in legno massello recuperata e ristrutturata, che accompagna i divani per tutta la loro lunghezza e parallelamente fa da cornice a varie esposizioni di quadri e mostre a rotazione. La palette colori preferisce toni caldi e profondi, passando dall’ocra delle sedute ai blu e ai tortora delle poltroncine.
A guidare la cucina del Bistrot c’è lo chef Massimiliano Mazzotta, classe 1987. Il menù è in continuo cambiamento, composto da poche portate ogni giorno, all’insegna del “Comfort Food” presentato attraverso ricette tradizionali modernizzate da tecniche di preparazione innovative. Se l’offerta a pranzo è classica, più di rottura si presentano l’aperitivo e la cena con una proposta di piccoli piatti pensati per valorizzare la selezione vini e mixology.
A Napoli, alle Gallerie d’Italia

Quello di Giuseppe Iannotti presso le Gallerie d’Italia a Napoli è un progetto articolato. Lo chef – già due stelle Michelin con il Kresios di Telese Terme – ha progettato un polo su più livelli, che comprende quattro aree dedicate ad altrettante offerte gastronomiche. A settembre 2022 hanno aperto Caffetteria e Bistrot, entrambi sotto l’insegna Luminist, a cui si sono aggiunti nel 2023 Anthill, il cocktail bar all’ultimo piano dell’edificio, e 177Toledo, il ristorante fine-dining sempre all’ultimo piano.
Il Bistrot e Caffetteria di Luminist si sviluppa con una serie di comode sedute e tavoli, dai quali sbirciare la grande cucina a vista, mentre tre palchetti rialzati creano angoli discreti e più intimi. Gli arredi sono in noce e ottone, realizzati su disegno. Inaugurato a maggio 2023, il Cocktail Bar Anthill, dedicato alla mixology d’autore, rappresenta uno spazio inedito per la città. Situato all’ultimo piano dell’edificio, prevede sia una sala interna, con tavolini che guardano al bancone, sia una parte esterna, sviluppata sulla grandissima terrazza piantumata che guarda verso il mare. Ultimo arrivato a giugno 2023, ma non per meno importanza, è il ristorante fine dining 177 Toledo, il cui concept gastronomico si focalizza sulla cucina semplice e al tempo stesso ricchissima della tradizione partenopea, reinterpretando i classici piatti della domenica con il tocco personale dello chef, che si tratti di un ingrediente segreto o una cottura diversa.

Questi quattro assi gourmet sono inseriti all’interno della sede museale di Gallerie d’Italia, ricavata all’interno dello storico palazzo sede del Banco di Napoli. A occuparsi della ristrutturazione di tutto il complesso è stato lo studio multidisciplinare AMDL Circle, fondato da Michele De Lucchi.
Conosciuto a livello internazionale, opera in molti settori fornendo ai suoi clienti progetti che abbracciano i campi di architettura, interior design, design e comunicazione. Lo studio non è nuovo a progetti di questa portata, ha infatti lavorato per enti pubblici e privati, collaborando con Intesa Sanpaolo, Deutsche Bank, Novartis e UniCredit, e disegnato edifici e sistemi espositivi per istituzioni come il Neues Museum di Berlino, la Triennale di Milano, le Gallerie d’ Italia a Milano, Torino e Napoli. Proprio perché la mano è la stessa, anche gli spazi gourmet sono caratterizzati da scelte stilistiche simili, in cui ottone e legno spiccano come i materiali di elezione ricorrenti, declinati sia nelle sale espositive, sia negli ambienti dedicati alla ristorazione.