Superbonus senza cappotto termico: addio all’agevolazione
Aver fatto lavori Superbonus senza cappotto termico può far perdere il diritto all’agevolazione: una recente sentenza della Corte di Cassazione ha specificato che l’intervento è essenziale ai fini della maturazione dell’incentivo, e che senza di esso si mette tutto in discussione.
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In questo periodo non si fa che parlare di truffe e frodi relative al Supebonus, e l’ultimo aggiornamento arriva dalla Corte di Cassazione, che nei giorni scorsi ha rilasciato un’importante sentenza. Si tratta della sentenza n.15710/2026, con cui chiarisce il rilievo penale delle asseverazioni e degli stati di avanzamento dei lavori non coerenti con l’effettivo stato del cantiere.
In particolare, spiega che l’assenza del cappotto termico dal SAL dei lavori conclusi, può incidere sul fumus della frode e sulla legittimità del sequestro, facendo quindi perdere il diritto all’agevolazione. Ecco cosa implica questa decisione della Cassazione, e come questa si ripercuote sulle molteplici cause in corso per il Superbonus.
Superbonus senza cappotto termico

Si torna quindi a parlare di Superbonus, e lo si fa in relazione al cappotto termico. Sì, perchè con la sentenza n.15710/2026, la Corte di Cassazione ha sancito che la mancanza del cappotto termico può far venir meno il diritto al Superbonus quando questo rappresenta un intervento essenziale e quando risultano trasmessi i SAL finali o asseverazioni che non corrispondono allo stato reale dei lavori.
La sentenza deriva da un caso di sequestro preventivo disposto per un’ipotesi di reati tributari e truffa aggravata, che avrebbe generato crediti d’imposta Superbonus sulla base di una documentazione non veritiera.
In particolare, i SAL finali relativi alla conclusione dei lavori dicevano che determinati lavori erano stati portati a termine, ma i sopralluoghi evidenziavano il contrario. Tra questi, anche il cappotto termico. La Corte, a questo proposito, ha specificato che, a prescindere dalla collocazione del cappotto termico in una fase piuttosto che in un’altra dei lavori (iniziale, centrale o finale), la sua mancanza fa venir meno il diritto al Superbonus, quando si tratta di un intervento essenziale. In poche parole, quindi, l’assenza di questo elemento non può essere un’irregolarità marginale, soprattutto in caso di SAL per lavori ultimati.
Ancora truffe e frodi

La Corte di Cassazione e l’Agenzia delle Entrate stanno facendo un lavoro enorme per eliminare le frodi e truffe da Superbonus, e questa sentenza si piazza esattamente nella linea di condotta scelta, fondandosi su due elementi principali:
- il cappotto termico era una parte essenziale dell’intervento agevolato;
- la trasmissione dei SAL finali e l’asseverazione di informazioni non corrispondevano allo stato reale dei lavori e, pertanto, erano elementi idonei a sostenere il fumus dei reati.
Tirando le somme, quindi, se il credito nasce dalla presentazione di lavori conclusi o eseguiti secondo le regole, ma non c’è, nell’effettivo, l’intervento essenziale, il problema è ben più ampio dei soli aspetti edilizio o fiscale, ma si spinge fino al penale.
Questa sentenza conferisce ai SAL, alle asseverazioni e alle comunicazioni tecniche un rilievo massimo, in quanto, se attestano una lavorazione diversa dallo stato effettivo delle cose, possono qualificare il credito come indebitamente generato. Di conseguenza, la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche si configura già con la creazione del credito d’imposta inesistente.
Si tratta, quindi, di una sentenza di grande importanza in materia di Superbonus, che ad oggi è arrivato a contare frodi per 9,3 miliardi di euro.