Il design del sacro
Che sia per i luoghi, per i materiali o per l’intero progetto, gli spazi religiosi oggi offrono la possibilità di sperimentare nuovi modi di interpretare il dialogo con il mistico.
Conservare la funzione di luogo di raccoglimento spirituale, usando linguaggi contemporanei. È l’obiettivo dei nuovi edifici religiosi, che pur continuando a farsi custodi del dialogo interiore con il divino, si rendono forma tangibile del rinnovato rapporto con i progettisti, esplorando con loro la possibilità di usare nuovi materiali, nuovi concept per andare incontro alla mutata spiritualità del nostro tempo. Fra i progetti più recenti, ne abbiamo selezionato alcuni che riteniamo rappresentativi dell’architettura sacra del nuovo millennio.
Chiesa della Sacra Famiglia a Brasilia

Un omaggio all’architettura modernista di Lúcio Costa e Oscar Niemeyer. Progettata con questo spirito dallo studio ARQBR Arquitetura e Urbanismo, la Chiesa della Sacra Famiglia si trova ai margini di Brasilia, confinando con l’Estrada Parque Indústria e Abastecimento, una superstrada a scorrimento veloce. Il complesso religioso presenta volumi imponenti che si stagliano sull’orizzonte ben riconoscibili, a partire dalla torre di cemento che si erge solitaria come un faro per guidare i fedeli fino al cuore della chiesa.
Il corpo principale dell’edificio è costituito da una struttura circolare, il cui interno è raggiungibile tramite una breve rampa di scale che scende. Un’onda di luce arriva dai lucernari ricavati sul tetto e scivola sulle pareti interne rivestite da listelli di legno.
Fanno parte del complesso anche una piccola cappella, ricavata sotto la chiesa principale, e il volume rettangolare della dependance, ombreggiato da profondi frangisole in cemento che percorrono l’intera lunghezza della facciata. Così descrivono il progetto gli architetti Eder Alencar e André Velloso:
Il progetto sintetizza le tre premesse fondamentali di Brasilia: l’impianto del complesso architettonico, studiato attentamente sulla topografia, e la sua apertura all’orizzonte; l’impossibilità di separare urbano e architettura, spazio pubblico e privato e, di conseguenza, comunitario e sacro; e, in terzo luogo, la presenza del paesaggio come elemento strutturante e fondamentale della configurazione architettonica, riconosciuta dall’inclusione di Brasilia nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Cappella di Saint-Michel de Brasparts in Bretagna

Nel luglio 2022 il Mont Saint-Michel de Brasparts è stato offeso dagli incendi che si sono propagati sulle colline dell’Arrée in Bretagna, ma la cappella sulla sua vetta, a 381 m, non è stata raggiunta dalle fiamme. Eretta alla fine del XVII secolo, secondo un’antica tradizione religiosa del luogo, è stata sottoposta a un restauro totale arredi inclusi, progettati da Ronan Bouroullec, che (con il fratello Erwan) è indubbiamente il designer bretone attualmente più famoso.
La costruzione è molto raccolta, presenta un tetto in ardesia e una struttura in quercia. Le pareti sono in pietra, il pavimento in terra battuta, la porta a sud è sempre aperta per offrire rifugio a tutti, passanti, escursionisti, pellegrini. In questo contesto emergono gli arredi firmati dal designer francese: una consolle per oggetti votivi e un altare con base per reggere croce e candele, dietro a cui è stato collocato (presenza inaspettata, ma efficace) uno specchio rotondo presentato alla Galerie Kreo a Design Miami/Basel all’inizio di quest’anno.
Ronan Bouroullec ha seguito tre direttive per realizzare questi elementi: puntare all’essenzialità dei materiali, trovare l’equilibrio tra massa e leggerezza, rappresentare la vibrazione che emana il luogo utilizzando un trattamento particolare delle superfici. Grazie alla collaborazione con artigiani esperti, i nuovi arredi si inseriscono con delicatezza negli ambienti volutamente spogli della Cappella, con un risultato intimo e raccolto.
Chiesa di Santa Maria Goretti nel Parco Nazionale del Pollino

Un esterno essenziale che cela un interno sorprendente. La chiesa progettata da MC A – Mario Cucinella Architects – che ha ottenuto riconoscimenti quali il Built Design Award 2022 e il 2022 International Architecture Awards – si trova nel comune di Mormanno, situato nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, nell’Appennino meridionale, a confine tra la Basilicata e la Calabria.
Con i suoi 16 metri di altezza, l’esterno immacolato si fa notare per la sua monumentale semplicità. Caratterizzato da una forma organica sinuosa, presenta pochi elementi identificativi: il portale d’ingresso e il simbolo della croce, che si individua grazie a un gioco di chiari e scuri creato da uno sfalsamento dei volumi in facciata. Lo stesso movimento sinuoso dell’esterno torna all’interno, dove una serie di veli traslucidi collocati sul soffitto riempie lo spazio centrale della chiesa. La luce naturale li illumina generosamente, originando riflessi perfetti per determinare l’atmosfera intima e raccolta. Materiali della tradizione come pietra, bronzo e mosaico si confrontano e dialogano con gli arredi in legno e acciaio, disegnati da MC D – Mario Cucinella Design. Così afferma l’architetto:
Gli spazi della Chiesa, le sue testimonianze artistiche, gli altari sono le stazioni di un percorso di accrescimento spirituale. Nello studio delle forme ho cercato l’equilibrio: la capacità di coniugare i momenti sacri con la fruizione della chiesa. I quattro bracci della pianta a croce diventano petali che, attraverso la complicità della luce che dialoga con la struttura, abbracciano e avvolgono lo spazio. Progettare una chiesa è un messaggio di continuità con lo spirito dell’arte che ha attraversato imperturbato i secoli della nostra vita.
Centro parrocchiale di Reggiolo

Restituire al piccolo comune di Reggiolo (in provincia di Reggio Emilia) gli spazi parrocchiali distrutti dal terremoto del 2012. Questo l’obiettivo di MAB Arquitectura, lo studio guidato dagli architetti Floriana Marotta e Massimo Basile, nato nel 2004 a Barcellona, con sede a Milano dal 2014.
Insignito con il premio In/Arch 2023 come migliore opera di architettura in Emilia Romagna, il progetto è diventato parallelamente un’occasione per ridefinire l’intera organizzazione urbana dell’area.
Gli spazi parrocchiali si sviluppano al piano terra, dove si trovano anche il grande ingresso, il salone parrocchiale e il bar, mentre al primo piano ci sono vari spazi polifunzionali, tra cui dieci aule didattiche per la catechesi. La casa canonica, invece, si sviluppa interamente al primo piano, al di sopra della zona uffici, e comprende cinque alloggi privati. Centrali per il progetto sono i due cortili: il primo, più intimo e raccolto, è definito dal nuovo oratorio e dalla Chiesa di S. Rocco; sul secondo cortile-chiostro, invece, si affacciano tutte le funzioni del piano terra: uno spazio pensato per eventi o feste all’aperto.
Progettato per la certificazione di Classe A, il complesso si costruisce intorno a tre materiali: il corten, il vetro e l’intonaco bianco. Stesso codice cromatico e materico si riconosce sia per gli interni sia per gli esterni, accomunati anche dalla luce naturale che, attraverso le ampie vetrate, valorizza un lungo colpo d’occhio, dalle corti fino ai campi sportivi. La copertura inclinata a compluvium è realizzata interamente con una struttura in legno, visibile in tutti gli spazi del primo piano.
Con il nostro progetto abbiamo cercato di restituire a questo luogo la sua funzione sociale, creando nuove connessioni spaziali e relazionali atte a far ritrovare un senso alla comunità di Reggiolo, e un’opportunità da cui ripartire per riscrivere il futuro.
Trasformazioni dal profano al sacro

Riteniamo interessante includere in questa nostra selezione anche gli spunti offerti dal progetto fotografico A ribbon and a prayer – da spazi laici a luoghi sacri di Massimiliano Camellini, un osservatorio per immagini che racconta la trasformazione culturale e sociale in luoghi di culto di spazi precedentemente dedicati al lavoro, all’abitazione, al commercio o al tempo libero. Edifici che forzatamente hanno dovuto rinunciare alla loro prima destinazione d’uso per cessata attività e che sono stati adottati da comunità religiose diverse come luoghi di preghiera.
L’occhio di Camellini ci svela piccoli mondi invisibili: un tempio indù dietro i locali di un magazzino abbandonato; le scarpe allineate all’ingresso di una sala di preghiera musulmana in un ex edificio industriale; il tramezzo riccamente decorato e il lampadario in ottone di una chiesa moldava dietro le persiane di un’ex macelleria; le spaziose sale di preghiera delle congregazioni pentecostali.
La collezione di fotografie è organizzata a coppie di immagini per ogni luogo: una mostra l’aspetto esterno (e il passato) della struttura, mentre l’altra rivela l’interno (e il presente) dove “un nastro e una preghiera” hanno riscritto l’aspetto di questi luoghi modificandone la funzione.
Il progetto, iniziato nel 2017, al momento principalmente europeo, è ancora in progress perché ha l’obiettivo di estendersi a tutti i continenti nel prossimo futuro.
