Chandelier 2.0: il grande ritorno del lampadario
La luce incanta, seduce, arreda e reinventa l’archetipo del lampadario. Con forme leggere, modulari e sorprendenti che fondono l’eco del passato alla tecnologia di domani

Rigorosi, poetici e a effetti speciali, di lampadari – o per essere più precisi di “chandelier” – alla Milano Design Week 2025 ne abbiamo visti davvero tanti. Il più classico delle luci a sospensione è tornato alla ribalta. Dimenticate però i manufatti imponenti di cristallo e lo sfarzo barocco dei francesi (che comunque continuano a essere prodotti con grande maestria e successo). Il restyling contemporaneo oggi punta su archetipi modulari, leggeri, scenografici sì, ma pronti ad adattarsi agli spazi moderni. Senza tradire l’allure del passato. C’è chi gioca, ancora, con il vetro soffiato, ma in una chiave tutta nuova, chi disegna grafismi dinamici e chi osa sculture-gioiello. Forme nuove, materiali preziosi e tecnologie smart si mescolano e raccontano una nuova idea di luce: più libera, fluida e del tutto personale.
La lampada gioiello

C’è una magia sottile in Multidot di Martinelli Luce disegnata da Brian Sironi: quella di una lampada che non si impone – anche se le dimensioni glielo permetterebbero – ma si rivela lentamente, disegnando architetture di luce leggere e quasi evanescenti. Una lampada gioiello, che come una collana lunga degli anni Venti inanella una serie di “perle” luminose (i multidot appunto), per disegnare scenografie chic e sempre diverse. Multidot, infatti, non è mai uguale a se stessa: cambia forma, intensità, ritmo. È un sistema che grazie al configuratore online, permette di agganciare i cavi sottili sugli anelli in metallo e combinarli a piacere. Il gioco, tra struttura in neoprene e diffusori in policarbonato, è semplice: tracciare “a mano libera” geometrie morbide o più decise, per creare il proprio personalissimo equilibrio tra design e poesia.
A lume di candela

Allumette significa “fiammifero” ed è proprio dall’idea di una luce che si sprigiona delicatamente che è partita Francesca Lanzavecchia per disegnare il nuovo chandelier Alumette di Foscarini. Scultoreo, asimmetrico, sorprendente, questo lampadario gioca con contrasti e trasparenze per creare “una presenza che cambia a seconda dell’angolo da cui la guardi”. La luce led, “spinta in alto e poi diffusa tutto intorno”, attraversa i tubi trasparenti accendendo le punte come piccole fiammelle. Il segreto, però, è tutto nell’asimmetria dei bracci in metallo e PMMA che disegnano una coreografia fluttuante, vibrante, trasformando la luce in emozione. “Il lampadario di Gino Sarfatti, l’iconico 2097, è stato emblematico per questo progetto per il modo in cui ha reso esplicito, per la prima volta, il ruolo della tecnologia con il cavo e le lampadine a vista” ha spiegato Lanzavecchia. Che ne ha poi smussato il rigore formale per regalare “un momento magico quando la luce l’attraversa e la trasfigura completamente”.
Caotica meraviglia

Si chiama Beautiful Mess e in effetti, inutile negarlo, il suo apparente disordine risulta davvero bello e armonioso. Sarà che più che essere un lampadario appare come un’opera concettuale. Fatto sta che Marcantonio con la sua consueta vena ironica e teatrale ha riscritto per Karman le regole dell’illuminazione d’interni e ci ha restituito un oggetto anarchico, eppure perfettamente orchestrato. Attorno alla base in metallo verniciato di bianco esplodono una serie di oggetti inaspettati: ci sono i bracci in vetro di Murano satinato, impreziositi da rosette e bobeches in cristallo di Boemia, in perfetta sintonia con la tradizione veneziana del Settecento, la lanterna a petrolio, un’abat-jour con paralume in tessuto, una campana di vetro, una lampada da tavolo con braccio flessibile, una barra al neon dichiaratamente anni Ottanta… e persino un pesce in vetro che guizza nell’aria e un cuore al neon rosa shocking. Dissonante, sfrontato, si potrebbe dire di un candore sorprendente.
Come uno spruzzo d’acqua

Qual è il nesso tra luce e acqua? A svelarlo è stata Lasvit che al Salone del Mobile 2025 ha presentato Splash, l’installazione luminosa in vetro fuso firmata dal designer Martin Gallo. Basta uno sguardo per catturarne tutta la forza emotiva: se ci si mette sotto o accanto, ci si aspetta quasi che gli spruzzi d’acqua, apparentemente cristallizzati in uno scatto dinamico, precipitino all’improvviso per bagnarci. Progettata per solleticare i sensi ed evocare uno spettro ampio di stati d’animo, Splash ricorda la pace dello stagno risvegliato da un sasso gettato per gioco o la gioia dei bambini che sguazzano nelle pozzanghere, ma anche la forza di un fiume in piena. Poetico e potente allo stesso tempo, è l’essenza dello chandelier.
A ognuno il suo ritmo

Brillo Castello di QU non è semplicemente una reinterpretazione dello chandelier, è il gesto architettonico di Parisotto + Formenton che incarna l’estetica raffinata del brand, nel primo lampadario a catalogo. Modulare, versatile, decisamente contemporaneo, Brillo Castello è uno di quei modelli che conquistano anche chi, come me, non ha il lampadario nelle sue corde. Più che illuminare, infatti, sembra danzare nello spazio e disegnare ogni ambiente con un ritmo leggero, ma deciso. E’ rigoroso, quasi essenziale, eppure ha quello swing che ti conquista e non ti stanca mai. E la luce? Con 40 sorgenti LED – dimmerabili e ad alta efficienza – avvolte da diffusori in PMMA sabbiato, regala un’atmosfera calda, uniforme, avvolgente e sofisticata quanto basta.
Lanterne in porcellana

La porcellana artigianale porta con sé un innato senso di eleganza e Lladrò, marchio internazionale di riferimento nella porcellana artistica, lo traduce in un gesto luminoso insieme al designer britannico Lee Broom. Cascade, la collezione ispirata alle lanterne rituali d’Oriente, reinterpreta la leggerezza della carta con forme scolpite a mano con precisione quasi eterea. “Volevo che la luce suscitasse una risposta emotiva, che trasmettesse la stessa gioia che si prova osservando lanterne raggruppate durante eventi commemorativi” ha spiegato Broom. A luce spenta spicca subito la purezza della porcellana bianca, già scenografica quanto basta. Ma è una volta accesa che esplode la magia: le sfumature ambrate esaltano la naturale traslucenza delle 3 geometrie artigianali (sfere e cilindri componibili a piacere in verticale) e ci proiettano in una nuova dimensione luminosa che ricorda l’intimità delle atmosfere “a lume di candela”.
Le luci della città

“Crystal Links cattura l’energia e il ritmo della metropoli, cogliendo la sinfonia notturna della vita urbana e riflettendo la bellezza della connettività nella danza della luce in un mondo che non dorme mai.” Parola di Michael Vasku, co-direttore di Preciosa. In effetti Crystal Links, nuovo capitolo della collezione Signature Designs di Preciosa (l’esclusivo programma che combina artigianato in cristallo e design modulare) presentato in anteprima mondiale a Euroluce 2025, trasforma la luce in una poetica geometria, quasi architettonica. Ispirato agli incroci di vie, persone e architetture, Crystal Links connette tubolari in metallo con speciali giunti radianti in cristallo boemo lavorato a mano e disegna un paesaggio sospeso, dove ogni nodo è una connessione, ogni riflesso una storia. Merito della “luce iniettata”: la fonte luminosa LED integrata nel cristallo rifrange la luce attraverso bolle o incisioni in massa, mentre la finitura interna argentata ne amplifica i riflessi. Tre le opzioni di illuminazione: bianco statico, bianco regolabile e RGBW.
Poetica orientale

Geometrie archetipe, ma aggraziate, funzionalità ben calibrata e quel guizzo poetico che racconta una storia. Masiero risolve così la proposta di uno chandelier che sappia precorrere i tempi, senza scadere nel manierismo forzato. Bozu, infatti, disegnata dalla coppia italo-giapponese Signorotto + Partners, è ispirata al teru teru b?zu giapponese, una piccola bambola tradizionale fatta a mano e appesa fuori dalla finestra per chiamare il bel tempo. Il lampadario (ma esiste anche la versione a parete e da tavolo) gioca con una struttura scanalata a cui appendere le lanterne di vetro di Murano opalino e metallo nero opaco. Ogni anello è elettrificato e svela una piccola magia: quando viene posizionato in uno degli incavi della struttura, la lanterna si accende. A sostenere il tutto, un dettaglio dal sapore dandy: la cinghia in cuoio.
Pragmatico

Otto raggi, con otto cilindri che fungono da diffusori e uno stelo centrale che si può accorciare a piacere, quando si fissa al soffitto. Pop P39 di Otylight (Harbour design) è uno di quegli oggetti che fanno del pragmatismo il loro punto focale. Niente fronzoli, nessuna velleità artistica, un design semplice che nella grafica essenziale riconosce la sua perfetta dimensione. Questo moderno chandelier in alluminio ci piace proprio per questo suo carattere distinto che, giocando con diverse finiture (sette in tutto, che spaziano dal bianco perlato all’Ice black, passando per toni più caldi come il bronzo, il rame e l’ottone), riesce ad adattarsi a qualsiasi ambiente.