Truffe Superbonus: partono le confische, condomini a rischio

Autore:
Erika Fameli
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Tempo di lettura: 5 minuti

La materia delle truffe Superbonus torna a far parlare di sé, dopo un recente chiarimento della Corte di Cassazione, che fa tremare i condomini. D’ora in avanti, infatti, si potranno confiscare anche i beni estranei ai lavori, ma di proprietà degli indagati: ecco come funziona la questione, e chi è a rischio.

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Truffe Superbonus: partono le confische, condomini a rischio
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Che il Superbonus sia stato un punto di svolta per il patrimonio immobiliare italiano è indubbio. Purtroppo però, come spesso accade, è stato anche occasione, soprattutto nelle sue prime fasi di vita, di truffe e frodi ai danni sia dello Stato che dei cittadini, a volte ignari di tutto e che oggi si trovano a dover fare i conti con accuse pesantissime.

Se finora questo aveva comportato al massimo il blocco del cantiere o la confisca dei beni interessati dai lavori, considerando l’entità enorme del danno, la Corte di Cassazione ha deciso che, per recuperare anche in parte quanto perduto, si potranno confiscare anche altri beni di proprietà degli indagati, anche se questi non sono direttamente collegati all’agevolazione. Si tratta di una decisione che mette a rischio le proprietà di centinaia di condomini, ecco perchè.

Truffe Superbonus

Truffe Superbonus: partono le confische, condomini a rischio
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Quando il Superbonus ha fatto la sua prima apparizione in Italia, l’iter di riscossione era talmente privo di ostacoli da aver dato luogo a un numero esagerato di truffe e frodi. Bastava, infatti, solamente presentare la documentazione e dichiarare i lavori che rientravano nel Superbonus per cedere subito i crediti e monetizzarli.

Per colpa dei pochi controlli, questa situazione ha portato, stando ai conteggi della Guardia di Finanza, ad accertare crediti falsi per un ammontare complessivo di 9,3 miliardi di euro. Si tratta di una cifra considerevole, che lo Stato deve recuperare a tutti i costi. Proprio per questo, recentemente la Corte di Cassazione è intervenuta con una specifica importante, che cambia tutte le carte in tavola.

Le nuove disposizioni prevedono che se la frode viene considerata dai giudici come una truffa contro lo Stato, si possono bloccare e confiscare anche altri beni e immobili della persona coinvolta, anche se non hanno una relazione diretta con i lavori del Superbonus. Questo cambia due aspetti fondamentali dell’approccio alle frodi del Superbonus:

  • la qualificazione penale,
  • l’impatto patrimoniale.

Da indebita percezione di erogazioni pubbliche, si passa a truffa aggravata: in questo modo, il Superbonus non è più solamente una vicenda di finanza pubblica, ma un problema concreto sia per le famiglie che per i proprietari immobiliari.

Chi rischia maggiormente

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Nel caso della circolazione dei crediti, passati di mano in mano, a rispondere della frode può essere tutta la filiera coinvolta nei lavori, dal condominio che li ha ordinati ai proprietari, passando per le varie ditte e i professionisti che se ne sono occupati. Tirando le somme, quindi, anche chi non è responsabile della frode, ma si trova lungo la filiera, può finire nei guai e dover dimostrare la sua estraneità. Può, inoltre, vedersi confiscare altri beni di proprietà per rispondere del danno. A questo proposito, il governo è al lavoro su un eventuale salvacondotto, ma è ancora in forse.

Chi ha avviato i lavori con lo sconto in fattura, invece, rischia di dover pagare per intero i lavori se il credito si annulla per vizi nella procedura. Ancora, immobili che apparentemente valgono di più in seguito al Superbonus, con controlli più accurati possono non essere allineati al dichiarato.

In questo caso, chi vende un immobile riqualificato, che però non passa i controlli, rischia a contenziosi e risarcimenti. Si tratta, quindi, di un rischio che non si esaurisce con la chiusura del cantiere, ma che si protrae anche successivamente, e che in fase di rogito spesso fa sorgere una clausola apposita a tutela degli acquirenti.

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