Sulle spese condominiali qualcosa è cambiato e bisogna stare molto attenti
La morosità in condominio è uno dei temi più caldi della nuova riforma, che più che introdurre nuove regole, consolida una prassi datata. Ecco cosa prevede la riforma per chi non paga le spese condominiali, gli obblighi e le responsabilità dell’amministratore e il ruolo degli altri condòmini.
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La vita in condominio ha sicuramente molti pro, ma comporta altrettanti disagi e situazioni difficili da gestire. Tra queste, una delle più spinose riguarda l’omesso pagamento delle spese comuni da parte di un singolo proprietario.
Si tratta del caso della morosità in condominio, che impone all’amministratore di recuperare i crediti e che, purtroppo, riguarda da vicino anche gli altri condòmini, i quali devono sopperire ai fondi mancanti di tasca propria.
Su questo aspetto è intervenuta la nuova riforma del condominio che, tra le altre novità, prevede la modifica del comma 2 dell’articolo 63 delle Disposizioni di Attuazione del Codice Civile, introducendo la possibilità per i creditori del condominio, di agire direttamente sul conto corrente condominiale. Di conseguenza, aumenta la velocità di pignorabilità dello stesso: ecco cosa comporta e quali sono gli obblighi dell’amministratore e il ruolo degli altri condòmini in regola.
Morosità in condominio

La morosità in condominio si verifica quando un proprietario non paga le spese comuni, arrecando un danno a tutti gli altri. Il primo a dover intervenire, in questi casi, è l’amministratore, il quale ha l’obbligo di recuperare i crediti con un’azione tempestiva (pena la revoca del mandato), seguendo diversi step:
- in prima istanza, può fare un sollecito;
- entro 6 mesi dalla chiusura dell’esercizio deve avviare la riscossione forzosa delle quote;
- successivamente passa al decreto ingiuntivo;
- infine, si arriva al pignoramento dei beni del condòmino moroso (beni mobili, conti correnti e, in ultima istanza, l’immobile stesso).
Ci sono casi molto estremi (ritardi superiori ai 6 mesi) in cui l’amministratore può arrivare a sospendere i servizi non essenziali, come ad esempio il riscaldamento centralizzato. Si tratta di una casistica che, però, arreca danno e disagio a tutti gli altri condòmini.
Quando il condominio è in debito con un fornitore, la normativa attuale prevede che quest’ultimo agisca prima nei confronti di chi non è in regola con i pagamenti delle spese condominiali, e solamente se non recupera il credito in questo modo, può agire rivalendosi su quelli che sono puntuali nei versamenti.
Con la nuova riforma però, cambia tutto, e si conferma una giurisprudenza di prassi che, già oggi, ammette il pignoramento diretto del conto corrente condominiale da parte dei creditori in possesso di un titolo esecutivo. Di fatto, quindi, la riforma non introduce una novità assoluta, ma recepisce un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato.
Le novità della riforma

Tra le varie novità della riforma del condominio, infatti, c’è anche la modifica del comma 2 dell’articolo 63 delle Disposizioni di Attuazione del Codice Civile.
In particolare, si introduce proprio la possibilità per i creditori del condominio, di agire direttamente sul conto corrente condominiale, il quale potrà essere pignorato molto più velocemente.
All’atto pratico, quindi, saranno i condòmini regolari a sopperire alle mancanze dei debitori morosi, motivo per cui si rende necessaria la figura del difensore condominiale, altra novità della riforma.
Rimane valida la possibilità per l’assemblea di creare un fondo speciale per far fronte ai debiti urgenti, onde evitare la sospensione dei servizi essenziali per l’intero edificio.
Per quanto riguarda i diritti del condòmino moroso, non ci sono limitazioni legali al diritto di partecipazione e voto in assemblea. Questo vuol dire che il suo voto è perfettamente valido, e che deve essere regolarmente convocato a tutte le assemblee, pena l’annullabilità delle delibere.