Recintare un giardino privato in condominio: come evitare la concreta possibilità di infrangere la legge
Recintare un giardino privato in condominio può essere un’azione spinosa, che mette il proprietario dello spazio esterno davanti la concreta possibilità di infrangere la legge. Per questo è necessario capire precisamente cosa si può fare, e fino a che punto la proprietà privata non va a contrastare con la proprietà comune degli altri condomini o con la proprietà privata dei vicini.
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Il confine tra proprietà privata e coabitazione in un condominio è labile, e spesso si può fare qualcosa che la legge in realtà vieta. Conoscere le disposizioni normative, a questo proposito, diventa essenziale per non rischiare denunce e sanzioni, ma anche per non sprecare soldi in installazioni che poi si devono rimuovere. Ne è un esempio la recinzione di un giardino privato in condominio.
Il nodo centrale della questione è capire fino a che punto ci si può spingere con la recinzione per non dar fastidio né ai vicini, né alla legge. Una recinzione in cemento, per esempio, ha un impatto edilizio-urbanistico importante, e potrebbe necessitare addirittura di un permesso a costruire. Cerchiamo di fare chiarezza e capire cosa si può fare e cosa no, quando si vuole recintare il proprio giardino per avere più privacy, senza infrangere la legge.
Recintare un giardino privato in condominio

L’articolo 81 del Codice Civile prevede che il proprietario di un giardino può chiudere lo spazio esterno quando vuole, a patto che questo sia fatto con l’unico scopo di delimitare la sua proprietà, e comunque senza invadere la proprietà del vicino e quella dello spazio comune a tutti i condomini.
La recinzione in sé non richiede un titolo edilizio se ha uno scarso impatto visivo e dimensioni ridotte, ma essendo in un condominio, deve comunque rispettare il decoro dello stabile ed essere esteticamente integrata con lo spazio circostante. In sostanza quindi, gli elementi da valutare sono due:
- la natura (dimensioni, materiale, colore, ecc.) della recinzione;
- lo scopo per cui si costruisce la recinzione.
Nel caso di opere minime, che utilizzino materiali come piante, siepi o strutture in legno, non serve richiedere alcun titolo edilizio, ma è sempre opportuno chiedere il parere e l’approvazione dell’amministratore di condominio e dell’assemblea. Questo vale soprattutto quando la recinzione che si deve installare ha un impatto visivo sul contesto generale dello stabile. Se invece si intende tirare su un muro in cemento, la questione cambia sensibilmente.
Titolo edilizio o edilizia libera?

Gli interventi sopra elencati rientrano senza problemi nel raggio d’azione dell’edilizia libera. Questa, in parole povere, accetta qualsiasi intervento di facile rimozione, che non aumenti la volumetria della proprietà e che non danneggi in alcun modo i vicini o le parti comuni. Altro discorso si deve fare, come anticipato, se si intende recintare il proprio giardino con una soluzione fissa, magari in calcestruzzo. In questo caso, oltre all’approvazione dell’assemblea di condominio, è necessario anche ottenere un permesso a costruire da parte del Comune dove si trova l’immobile.
Come sottolinea la sentenza n. 569 del Tar Lombardia del 27 giugno 2024, una recinzione del genere andrà a trasformare in modo permanente (o comunque prolungato nel tempo) l’area circostante, oltre che la proprietà privata del singolo, e necessita di un apposito titolo edilizio.
Costruire senza un permesso costituisce un abuso edilizio insanabile. Vivere in un condominio vuol dire sottostare a regole non scritte di buon vicinato, e anche a normative messe nero su bianco che tutelano tutti i singoli condomini. Per questo, scegliere la recinzione adatta per il proprio giardino è necessario, oltre che utile al mantenimento dei buoni rapporti con i vicini.