Basta affitti brevi in centro storico: anche la Puglia li blocca
Anche la Puglia dice basta agli affitti brevi in centro storico: la giunta regionale ha approvato un disegno di legge che fornisce ai Comuni la capacità di fissare limiti e criteri più stringenti per le nuove attività a scopo turistico. L’obiettivo è contrastare l’overtourism e riportare immobili sul mercato.
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Dopo un boom incredibile di aperture di locazioni turistiche e affitti brevi, oggi l’Italia sta stringendo la morsa attorno a questo tipo di imprenditorialità, e non perchè non sia fruttuosa, ma perchè sta letteralmente soffocando la residenzialità dei centri storici.
Molte città italiane, infatti, hanno più affitti brevi in centro che case abitate stabilmente, il che sta diventando un problema sia per i pochi residenti rimasti, che per la vivibilità e l’autenticità stessa dei luoghi, che si stanno impoverendo di tradizioni e storia in favore di un aspetto più turistico.
Per questo, sono sempre di più le realtà che decidono di ostacolare il fenomeno. Prima tra tutte Firenze, che ha fatto da apripista a questa lotta agli affitti brevi in centro storico. Oggi, si aggiunge anche la Puglia, che ha approvato un disegno di legge che permette ai Comuni di intervenire con limiti e criteri stringenti nelle aree più congestionate dai flussi turistici. Ecco cosa prevede.
Basta affitti brevi in centro storico

La Regione Puglia si schiera contro gli affitti brevi in centro storico, e lo fa introducendo nuove regole. La giunta regionale, infatti, ha da poco approvato un disegno di legge che punta a fornire ai Comuni strumenti per intervenire nelle aree maggiormente interessate dai flussi turistici, introducendo la possibilità di fissare limiti e criteri per le nuove attività.
Anche in Puglia la crescita spropositata delle locazioni turistiche ha generato una riduzione drastica dell’offerta immobiliare per la residenza stabile, contribuendo anche ad aggravare l’overtourism, ed è arrivato il momento di fare qualcosa. Attualmente la regione conta 44.883 immobili destinati alle locazioni turistiche, e nel 2025 questa categoria ha rappresentato il 18,7% degli arrivi turistici e il 17,1% delle presenze.
Si tratta di dati in crescita rispetto all’anno precedente, e che hanno portato sicuramente benefici in termini economici alla regione, ma che parallelamente hanno comportato anche squilibri nel mercato immobiliare, in particolar modo nei centri storici. L’art. 2 del disegno di legge però, conferisce ai Comuni il potere di individuare zone specifiche in cui stabilire regole diverse per le nuove locazioni turistiche, come ad esempio:
- nuovi criteri per l’apertura,
- limiti numerici massimi alle autorizzazioni.
Un fenomeno da arginare

Si tratta di una presa di posizione rilevante, e che segue la linea più rigida già intrapresa dal Governo con le nuove regole che riguardano le locazioni turistiche, ma che aggiungono una componente geografica importante.
Con questo disegno di legge, infatti, la Puglia non intende penalizzare il turismo, ma limitare l’invasione degli affitti brevi in aree dove ne esistono già numerosi. In questo modo il turismo può raggiungere anche aree meno battute, e distribuirsi meglio sul territorio, senza penalizzare l’indotto e, parallelamente, si può riportare residenzialità nei centri storici.
Inoltre, uno degli effetti sperati di questa decisione è l’allentamento della pressione sul mercato delle locazioni, attualmente in forte crisi proprio per la scarsità di immobili e per i loro prezzi sempre più alti. L’intento della Regione è quindi quello di conferire ai Comuni i poteri necessari per governare il fenomeno dell’overtourism a seconda del proprio sviluppo e del proprio territorio, sostenendo una crescita nelle aree interne e nei Comuni più piccoli.