Riscaldarsi con legna o pellet conviene ancora? I nuovi prezzi a confronto con gas e gasolio
Il pellet rincara del 34% in un anno, ma resta più economico del metano. Ecco quanto costa davvero ogni combustibile secondo le ultime rilevazioni AIEL.
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Con i caloriferi appena ripartiti nel Nord Italia, torna la domanda che molte famiglie si pongono ogni autunno: scaldarsi con il legno conviene ancora? Le nuove rilevazioni dell’AIEL, l’Associazione italiana energia dal legno, pubblicate il 13 ottobre e riferite a settembre 2026, dicono di sì, anche se il quadro è cambiato rispetto a un anno fa. Il pellet è diventato sensibilmente più caro, ma il rialzo di gas e gasolio è stato altrettanto forte, e così le biomasse legnose mantengono un vantaggio netto sul costo dell’energia.
Legna, pellet e cippato: quanto costano rispetto al gas

Per confrontare combustibili tanto diversi, il riferimento più utile è il costo per megawattora (MWh) di energia contenuta. Secondo l’associazione, a settembre il metano costava circa 163 euro/MWh e il gasolio da riscaldamento circa 205 euro/MWh.
Pellet: rincaro del 34%, ma resta sotto il metano
Il sacco da 15 kg di pellet certificato ENplus A1 ha raggiunto in media 7,6 euro, il 34% in più rispetto a settembre 2025. Tradotto in energia, sono circa 106 euro/MWh: circa un terzo in meno del metano e quasi la metà del gasolio. L’aumento è distribuito in modo uniforme sul territorio, con prezzi medi tra 7,5 e 7,6 euro a sacco dal Nord alle Isole. Chi acquista sfuso in autobotte paga circa 525 euro a tonnellata, contro i 393 di un anno fa.
Legna da ardere: la più conveniente per l’uso domestico
La legna di classe A1 si attesta intorno ai 258 euro a tonnellata, in rialzo dell’8% su base annua. Per un fabbisogno di 10 MWh, l’associazione stima una spesa di circa 650 euro, contro circa 1.630 euro con il gas e oltre 2.050 con il gasolio: un risparmio rispettivamente di circa il 60% e il 70%. Il calcolo si basa su circa 270 chili di legna secca per ogni megawattora: per questo una buona stagionatura è decisiva.
Cippato: la scelta per grandi edifici
Il cippato, il legno ridotto in scaglie usato soprattutto nelle caldaie di condomini, aziende agricole e piccole reti di teleriscaldamento, resta il combustibile più economico, intorno ai 37 euro/MWh. Il risparmio stimato supera il 75% rispetto al metano. Per le abitazioni singole, però, servono caldaie dedicate e ampi spazi di stoccaggio, che ne limitano la diffusione.
Perché il prezzo non è tutto: impianto, qualità e aria

Questi numeri si riferiscono al costo dell’energia contenuta nel combustibile, non al calore che arriva davvero nelle stanze: il risultato finale dipende dal rendimento dell’apparecchio, dall’isolamento della casa e dalle abitudini d’uso. Vanno poi considerati il costo di acquisto e installazione, lo spazio per conservare il combustibile e la manutenzione periodica di stufa e canna fumaria.
Conta molto anche la qualità. Un legno umido o un pellet non certificato bruciano peggio, sporcano di più e producono più polveri sottili. Per questo è importante scegliere combustibili certificati, apparecchi moderni con classificazione ambientale a stelle e verificare le limitazioni regionali e comunali all’uso dei generatori a biomassa, più severe nelle aree con problemi di qualità dell’aria come il bacino padano.
La sostenibilità, infine, dipende dalla provenienza: una filiera locale e tracciabile ha un impatto ben diverso rispetto al legname importato senza garanzie.
Chi sta pensando di cambiare impianto può partire dalla guida su come scegliere le stufe a legna, tra modelli in ghisa, ad accumulo e termostufe. Per chi vive in appartamento, invece, è utile capire cosa serve davvero per installare una stufa a pellet senza canna fumaria.