Condominio, arriva il conto per i nuovi ripartitori: quanto costa e chi paga, proprietario o inquilino?
Con la telelettura obbligatoria dal 1° gennaio 2027 molti condomìni dovranno aggiornare o cambiare i ripartitori. Le cifre indicative e come si dividono le spese.
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In molti condomìni con riscaldamento centralizzato la prossima assemblea avrà un punto fisso all’ordine del giorno: i ripartitori sui termosifoni.
Entro il 1° gennaio 2027 i dispositivi che misurano i consumi dovranno poter essere letti a distanza, e dove gli apparecchi sono datati servirà un aggiornamento o una sostituzione. La domanda che segue è sempre la stessa: quanto si spende e chi deve pagare? Le risposte cambiano da impianto a impianto, ma alcune regole valgono per tutti.
Ripartitori da adeguare: quanto costa l’intervento

Un listino ufficiale non esiste. Le cifre circolate in questi giorni sulla stampa parlano di 70-90 euro per ogni nuovo ripartitore, a cui si aggiungono 35-40 euro a calorifero quando va cambiata anche la valvola termostatica. Sono stime indicative: il prezzo reale dipende dal modello, dal numero di radiatori e dalla ditta che gestisce la contabilizzazione.
Prima di fare i conti bisogna capire che tipo di intervento serve. Alcuni ripartitori elettronici possono diventare teleleggibili con l’aggiunta di moduli radio o di una centralina che raccoglie i dati dell’intero edificio; gli apparecchi più vecchi, invece, vanno sostituiti.
Neppure la valvola termostatica va cambiata per forza: è un componente diverso dal ripartitore, e sostituirla ha senso solo se quella montata è guasta o non compatibile. Tra aggiornare e sostituire la differenza sul conto finale può essere notevole. Per questo conviene chiedere più preventivi e farsi indicare con precisione cosa comprendono: acquisto o noleggio dei dispositivi, installazione, servizio di lettura e ripartizione negli anni successivi.
Chi decide e con quale maggioranza
La scelta passa dall’assemblea. Per le innovazioni che riguardano termoregolazione e contabilizzazione del calore, e per il relativo riparto delle spese, la legge 10/1991 richiede la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la metà del valore dell’edificio, cioè 500 millesimi. L’amministratore raccoglie le offerte, l’assemblea vota ditta e modalità.
Chi paga i ripartitori: le regole tra condomini

I ripartitori sono montati sui radiatori, che fanno parte dell’appartamento. Per questo la legge pone l’obbligo di installarli a carico del singolo proprietario, che paga i dispositivi della propria unità ed è anche il destinatario delle eventuali sanzioni. Le componenti al servizio di tutto il palazzo, come una centralina di raccolta dati, sono invece spese comuni e si dividono secondo i criteri approvati in assemblea.
Proprietario o inquilino: chi paga cosa
Chi vive in affitto non deve farsi carico dell’acquisto e dell’installazione dei nuovi apparecchi: si tratta di un adeguamento dell’impianto, che resta a carico del proprietario.
La tabella degli oneri accessori allegata al decreto ministeriale del 16 gennaio 2017, nata per i contratti a canone concordato ma usata spesso come riferimento anche per quelli liberi, attribuisce al proprietario l’installazione e la sostituzione integrale dell’impianto di riscaldamento, e all’inquilino le spese legate all’uso: combustibile, manutenzione ordinaria e lettura dei contatori.
Anche il servizio di ripartizione ha un costo, che la legge consente di addebitare agli utenti purché sia ragionevole. Resta comunque decisivo quanto scritto nel contratto d’affitto, che può contenere accordi specifici tra le parti.
Per tempi, scadenze e casi in cui basta aggiornare i dispositivi esistenti è utile ripassare come cambia la lettura dei consumi del riscaldamento condominiale, mentre per capire come si calcolano le quote di ciascun condòmino c’è la guida a determinazione e calcolo delle tabelle millesimali.