Catasto: aumentano le rendite, ma non grazie al Superbonus
Il valore delle rendite catastali è aumentato del 2,9% e tutto farebbe pensare ad una conseguenza del Superbonus: in realtà non è merito dell’agevolazione fiscale introdotta dal governo Conte, ma si tratta di una conseguenza del cambiamento nelle classificazioni soprattutto nelle categorie di immobili non residenziali. Scopriamo quali sono gli immobili interessati dall’aumento.

Nel giro di 10 anni si è registrato un aumento delle rendite catastali e tutto farebbe pensare all’effetto Superbonus, incentivo che agevola gli interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici. In realtà non è così e la causa è da ricondursi alla diminuzione dei valori medi di mercato e al cambiamento nelle classificazioni.
Come riportato dal Sole 24 Ore, inoltre, l’incremento ha interessato soprattutto gli immobili meno costosi e i ruderi. Nel dettaglio, dal 2012 al 2022, la rendita catastale media delle case è cresciuta del 2,9% da 477 a 491 euro. Si tratta di un fattore importante, soprattutto tenendo presente che con l’aliquota Imu al 10,6 per mille, il tutto si traduce in 24 euro in più di imposte all’anno su una casa locata o sfitta.
È doveroso precisare che i dati forniti dall’Agenzia delle Entrate sono relativi al mese di dicembre 2022, periodo in cui non erano state ancora introdotte le nuove regole che hanno portato allo stop nell’avanzamento dei lavori. Inoltre, i dati Enea parlano di 472mila edifici ristrutturati usufruendo del Superbonus, mentre nei dati del Catasto sono presenti 35,5 milioni di unità.
Catasto, aumento delle rendite: +2,9%

Come anticipato, il fenomeno dell’aumento delle rendite ha visto come protagoniste le case più economiche, mentre gli appartamenti di lusso sono stati i più penalizzati e hanno assistito ad una riduzione dei valori in percentuale del 5,10%. Stessa sorte anche per le dimore storiche e gli appartamenti signorili. Inoltre, la situazione peggiora quando gli immobili perdono le caratteristiche originarie, ma non vengono declassati. Ciò significa che i proprietari continuano a versare l’Imu anche quando si tratta dell’abitazione principale perché non spettano le esenzioni fiscali sulla prima casa.
Rendita catastale: cos’è e a cosa serve
Ricordiamo che la rendita catastale consiste nel reddito che l’Agenzia delle Entrate attribuisce a ogni singolo bene immobile, fabbricato e terreno, capace di produrre o generare un reddito. Gli immobili che fanno eccezione sono quelli che presentano una destinazione particolare come stazioni, ponti, chiese, cimiteri, oppure gli immobili a destinazione speciale come quelli industriali e commerciali a cui viene attribuita una Rendita Catastale con modalità diverse.
Le categorie sono tre:
- Categoria A (immobili a destinazione ordinaria)
- Categoria B (immobili ad uso collettivo)
- Categoria C (immobili commerciali e pertinenze)
Per ottenere la rendita catastale di un immobile, basta dare un’occhiata alla visura catastale che viene rilasciata dopo una ricerca all’interno dell’archivio catastale. Essere a conoscenza della rendita catastale è importante per calcolarne il valore, le imposte e stimare le spese a cui un immobile è soggetto. Inoltre, si tratta di un’informazione fondamentale per il calcolo del Valore Catastale di un immobile, ovvero la base imponibile su cui applicare le aliquote d’imposta.