Unici e collezionabili
Il collectible non è più solo una tendenza ma un aspetto rappresentativo del design di ricerca che permette a molti giovani progettisti di intraprendere una carriera professionale.

Design da collezionare, concettualmente nulla di nuovo ma quel che ultimamente è definito come collectible se non sa di novità rappresenta nondimeno una realtà, legata a designer, gallerie, investitori nei vari settori della rete distributiva e commerciale, che si è potuta sicuramente vedere e toccare in diverse occasioni anche all’ultima Design Week milanese.
In questo scenario il designer, che nel suo studio laboratorio manipola materie note e meno note sperimentando spesso tecnologie anche avanzate, si fa artigiano e artista, in alcuni casi anche piccolo imprenditore. E mentre nuove gallerie spuntano ovunque, si moltiplicano le occasioni legate alle manifestazioni fieristiche e alle design week dove esporre i frutti di questa ricerca. Ne vediamo una selezione focalizzata in particolar modo sul caso italiano.

Un laboratorio per il collectible

Alessandra Pasqua è la fondatrice di Wanderart, atelier di arte e collectible design a Roma, che vanta un’ampia esperienza sia nel campo dell’arte che del design. Ha studiato pittura alla Central Saint Martins di Londra, nonché seguito corsi di scultura per la lavorazione dei metalli con la tecnica della cera persa, e di oreficeria presso la Scuola Alchimia di Firenze.
La sua collezione Lunar, esposta al piano nobile di Palazzo Litta durante la Design Week, nasce da una ricerca sui residui di metallo nei crogioli da fusione ed è composta da più manufatti d’arredo artistico, realizzati in fusione di bronzo e alluminio, per dare forma a tavoli, specchi e vasi, sinuosi, levigati o ruvidi.
Interessante il fatto che il laboratorio è ispirato da un principio di ricerca continua, avvalendosi anche della collaborazione scientifica di atenei e di enti istituzionali. Attualmente, si sta calcolando la carbon footprint di ciascuna opera da fusione in metallo per trovare soluzioni non convenzionali ai fini di abbatterla, sia attraverso l’impiego di materiali riciclati, sia con tecniche per ridurre o alleggerire le diverse fasi della produzione.


La ricerca multidisciplinare di Millim

Fa parte della scena romana, dove operano gallerie note da tempo come Secondome, anche Millim, lo studio creativo multidisciplinare fondato da Chiara Pellicano e Edoardo Giammarioli, che offre servizi nella consulenza creativa, nella direzione artistica, nel product design allargando lo sguardo però anche al design da collezione dove il duo si si sta facendo notare. Per la galleria romana Label 201 hanno recentemente (è visibile fino al 9 maggio) presentato la collezione Metalique, basata sulla lavorazione al tornio manuale, per riscoprire le radici artigianali di questa antica tecnica decorativa che nei pezzi realizzati ha il suo fulcro nel dettaglio delle gambe di tavoli e tavolini. Durante la Design Week nel contesto di Baranzate Ateliers, mostra collettiva belga con al centro il design da collezione, con la Galleria Thema gli stessi hanno esposto CO SERIES 01, una prima seria di sculture ambientali da usare come elementi di arredo che continua il precedente progetto Cutout basato sul recupero di lastre metalliche da precedenti lavorazioni.



Le Open edition di Nilufar

Punto di riferimento internazionale per il design da collezione legato al modernariato e alle ricerche più avanguardistiche della contemporaneità, la galleria milanese Nilufar di Nina Yashar è imprescindibile per collezionisti, istituzioni e appassionati di design art. Dall’anno scorso con la nascita di Open Edition, la prima linea di arredi interamente curata e prodotta internamente, collabora sempre di più con giovani emergenti. Tra i nomi da tenere d’occhio visti al Nilufar Depot di viale Lancetti, Filippo Carandini autore della collezione di lampade Kerià, realizzate con sottili canne in vetro di Murano sovrapposte in più strati attorno alla loro struttura portante e di Noctua, ultimo esemplare dalla serie New Pompeii, un tavolo da pranzo in legno dipinto a mano che assume la superficie di una patina antica. Rimanendo in tema di luce, Lucia Massari con la collezione di lampade Toppings riprende, attualizzandola, la tradizione artigiana di Barbini Specchi Veneziani, un’eccellenza nel campo. Qui, nel gioco di rimandi e contaminazioni sensoriali che la designer sperimenta, il vetro di Murano ricorda la carta increspata di una caramella in un parallelismo tra le decorazioni degli specchi in stile veneziano e quelle delle guarnizioni dei dolci.



Un hub per collezionisti e designer

Dalle gallerie alle piattaforme digitali, il caso di Adorno, fondato a Copenhagen nel 2016, è sintomatico per cogliere le strategie e il lato promozionale del fenomeno descritto. Presente con la mostra Animism nella collettiva di Alcova, Adorno sostiene i creatori indipendenti che lavorano all’intersezione tra design, arte e artigianato operando come galleria online in oltre cinquanta Paesi. Collabora con curatori leader sul campo e con designer selezionati per garantire che ogni pezzo sia culturalmente rilevante, sperimentale nell’approccio e speciale nella qualità dei materiali. Questo tipo di infrastruttura consente una collaborazione autonoma agli autori e permette transazioni sicure per collezionisti e professionisti. Le collezioni curate spaziano dall’arredamento scultoreo a quella che nell’ambiente è definita con un simpatico ossimoro come “arte funzionale”, mettendo in luce designer rinomati ed emergenti. Al centro della mostra presso Villa Bagatti Valsecchi, a Varedo, un grande banchetto con otto sedute intorno al grande tavolo in noce EM204 dall’estetica brutalista del designer rumeno Eero Moss, apparecchiato con le posate artigianali di Sebastião Lobo &Worn Studio e quelle in argento Dig In di Lilli MalouWeinhold, una squisita lavorazione del metallo accompagnata dai vetri organici soffiati a mano di Szklo Studio.



