Sedotti dalla lava
Con una nuova direzione artistica l’azienda campana, nota per la trasformazione artigianale della roccia vulcanica, si rinnova per continuare il dialogo con il mondo dell’architettura e dell’interior design.

In un paesaggio da cartolina ai piedi del Vesuvio, l’azienda Ranieri, forte di una centenaria storia familiare nel trattare la roccia vulcanica, produce con i suoi esperti artigiani pietre da rivestimento con le quali vengono realizzati importanti progetti di interior design in tutto il mondo. La lava, che arriva a noi in uno stato di incontrollabile varietà della sua composizione, viene rispettata nell’aspetto naturale e allo stesso tempo interpretata, valorizzata, attraverso lavorazioni che la rendendono più versatile in termini di utilizzo ed estetica. L’intuizione dell’azienda è stata infatti di non nascondere la disomogeneita intrinseca al materiale lavico ma, al contrario, di valorizzare le sfumature della pietra – grigia allo stato nativo – conferendole una precisa identità a seconda della lavorazione.

La lava è una pietra naturale completamente riciclabile e una volta estratta dalla cava può essere lavorata con spessori che vanno da 1 a 30 cm. Ranieri conta sul know how di artigiani specializzati nel settore lapideo e nel tempo ha diversificato la sua produzione con ben sei nuovi stili di taglio e la colorazione con smalti sottili per mantenere visibili le sfumature del magma e conferire una profondità di colore ed effetti speciali alla superficie. Un saper fare che ha conquisto artisti del calibro di Olafur Eliasson e numerosi architetti con i quali sviluppa progetti custom-made ma in larga scala per l’ambito retail e hospitality con soluzioni uniche grazie all’abile manualità degli artigiani nell’unire cesellatura a mano e metodi di intaglio moderni al lavoro dei macchinari.
L’azienda ha recentemente iniziato un nuovo capitolo attraverso l’art direction di Francesco Meda e David Lopez Quincoces, rispettivamente designer e interior designer, con i quali si è già innescato un proficuo dialogo iniziato con la messa a punto di alcune nuove finiture.
Dichiarano i progettisti:
Le finiture che abbiamo scelto sono tutte vicine allo stato naturale della materia; sono estetiche che non hanno una lima precisa e perfetta o con geometrie identiche, ma che mostrano più la manualità e meno la macchina. Il percorso che abbiamo scelto è di enfatizzare la materia, che di natura non è mai uniforme. Anche per i colori abbiamo optato per toni organici, così da completare il racconto della pietra lavica, un materiale che non può essere più naturale di così.
Le nuove proposte toccano aspetti differenti: ad esempio, espongono la schiuma originale del materiale e le bolle d’aria di magma congelate nella pietra (Lunar Rock); rinforzano l’intensità di smalti innovativi per cromatismi possibili solo con la lava (Color Block); o esaltano l’apparenza di movimento e di fluidità (Citrus Zest) e l’effetto metallico (Iron Stone).
Non è tutto, perché alla ricerca si è affiancato lo studio di una collezione di elementi tridimensionali, Odissea, composta da forme complementari, in 2D o 3D, che possono essere accostati a piacere per creare delle composizioni e rendono intellegibile l’effetto delle texture e i cromatismi sulle forme. Gli elementi 2D sono un gioco di geometrie, la cui direzione viene a volte interrotta da un perfetto semicerchio; quelli in 3D si suddividono in bar tiles e flat tiles: le prime sono forme sottili e allungate, le seconde elementi rettangolari o quadrati.
Per sugellare il nuovo corso la coppia ha allestito alla scorsa edizione di Edit Napoli la mostra A Matter of Perspectives, negli spazi di Santa Maria La Nova, chiesa e monastero cattolico romano in stile rinascimentale sconsacrato nel cuore della città dove, nel chiostro e del refettorio, hanno messo in scena una sorta di racconto della pietra lavica e del suo trattamento per mano di Ranieri. Spiega David Lopez Quincoces:
Giovanni Ranieri è un sarto della pietra e la sua passione e coraggio nel buttarsi nelle sfide anche più impegnative ci ha fatto innamorare del nostro incarico. Il lavoro svolto si può dividere in due sequenze: una fase relativa alla pietra che ha diverse finiture possibili di texture – dal levigato, al levigato lucido, al bocciardato… – come base di partenza per la messa a punto delle nuove finiture. Queste vanno dalle più artistiche, alle più coprenti o meno coprenti, incluso un lavoro di selezione, semplificazione, della gamma dei colori che inizialmente erano quasi 500 da catalogo.
Continua:
Secondariamente, siamo riusciti a mettere insieme una sorta di collezione di forme, dimostrative delle potenzialità del materiale e della sua resa estetica, che consideriamo un punto di partenza affidato all’interpretazione dell’architetto o dell’interior designer che se ne servirà. Una sorta di gioco per saggiare fino a dove si può spingere ad oggi la ricerca sul trattamento della pietra lavica.






