Cinema e design, amore senza fine

Autore:
Daniela Giambrone
  • Giornalista
Tempo di lettura: 7 minuti

La presenza del design nel cinema non è una novità, anzi. Negli anni recenti, però, il legame fra i due mondi si è evoluto, portando i registi a interpretare anche il ruolo di designer sul set della vita reale.

Cinema e design, amore senza fine
La dolce attesa, Paolo Sorrentino. Salone del Mobile 2025. Foto Monica Spezia

Quello fra cinema e design è un corteggiamento che dura da tempo. Nella storia recente del grande schermo gli esempi da citare sarebbero innumerevoli. A partire dalle Djinn easy chair rosso fuoco di Oliver Mourgue riprese in 2001 Odissea nello spazio (1968) di Kubrik. O Agente 007 – Una Cascata di Diamanti (1971), che ha ambientato una scena nella famosa Elrod House dell’architetto John Lautner, allievo di Frank Lloyd Wright, dove comparivano la poltrona Up firmata da Gaetano Pesce per B&B Italia e la poltroncina Ribbon realizzata da Pierre Paulin per Artifort nel 1965.

L’elenco è fittissimo, fino ad arrivare ai giorni nostri con nomi come Wes Anderson, il cui immaginario estetico ha nutrito uno stile così particolare da diventare influente anche fuori dallo schermo, come ci racconta la mostra Wes Anderson: The Archives attualmente in corso al Museo del Design di Londra.

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Scena da The Grand Budapest Hotel (2014) Courtesy of 20th Century Studios, Inc. All rights reserved.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’ulteriore evoluzione della corrispondenza di amorosi sensi fra i due mondi: non è solo il design a entrare nel cinema, ma anche il contrario, con registi che varcano la soglia del design cimentandosi in collaborazioni, partnership o interpretazioni inaspettate.

Dal set alle nostre case

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Accanto al fuoco / By the fire Studio Luca Guadagnino, in collaborazione con Spazio RT. Foto Amendolagine Barracchia

Recente il caso di Pedro Almodóvar, da sempre attento agli interni e alle palette cromatiche. L’ultimo suo film uscito nel 2024, La stanza accanto, vede Casa Szoke, progettata dallo studio Aranguren+Gallegos Arquitectos, come una dei protagonisti della storia. Insieme a Roche Bobois il regista ha oltrepassato i confini del set per contaminare con i suoi colori saturi e vividi una collezione che nasce proprio da questo film, dove arredi Roche Bobois fanno la loro comparsa e sugellano l’incontro di due visioni analoghe.

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Lounge Pedro Almodóvar, collezione Cromatica. RocheBobois Flagship store Milano, 2025

Pezzo centrale di Cromatica è il divano componibile Lounge, disegnato da Hans Hopfer e rieditato appositamente per l’occasione dal regista, prodotto in soli 50 esemplari. Ogni elemento diventa una tela che racconta l’universo Almodóvar, attraverso tessuti ispirati a immagini e locandine dei suoi film più amati, da Donne sull’orlo di una crisi di nervi, a Legami!, fino a Il fiore del mio segreto. Con Bubble, disegnato da Sacha Lakic, il divano di Roche Bobois si veste di quattro colori inediti ispirati alla palette del regista (rosso, giallo, verde e blu chiaro) completato da altri complementi come tavolini, credenze, cuscini e tappeti.

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L’installazione Accanto al fuoco / By the fire di Studio Luca Guadagnino, in collaborazione con Spazio RT, presentata nella design gallery milanese di via Fatebenefratelli in occasione del Fuorisalone 2022.Foto Amendolagine Barracchia

Qualche anno prima, durante il Fuorisalone del 2022, Luca Guadagnino ha raccontato la sua idea di salotto nell’installazione Accanto al fuoco/By the fire esposta presso lo showroom Spazio RT a Brera. La mostra comprendeva creazioni dello studio di architettura di Luca Guadagnino, fondato nel 2017 a Milano, come i tavolini in travertino rosso iraniano e il caminetto ondulato in pietra naturale di Ceppo di Gré dal caratteristico colore grigio-azzurro. L’esposizione integrava inoltre una nuova coppia di tappeti botanici pixelati di La Manufacture Cogolin, una poltrona e un pouf di Ignazio Gardella per Gavina e un gruppo di ceramiche-conchiglia del 2018, opera dell’artista italoamericano Francesco Simeti. Infine, applique in vetro di FontanaArte, luci tecniche di DeltaLight e pareti e soffitti completamente rivestiti in velluto grigio plissettato. Un riferimento alla scenografia disegnata da Carlo Scarpa nel 1953 in Sicilia, per la mostra di dipinti dell’artista Antonello da Messina.

A metà fra design e installazione concettuale

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La dolce attesa, Paolo Sorrentino. Salone Internazionale del Mobile 2025. Foto Monica Spezia

Se Almodóvar e Guadagnino hanno tradotto il loro gusto in arredi pensati per entrare nelle nostre case, il Salone del Mobile ha esplorato un terreno ancora diverso, invitando registi di fama internazionale a declinare il proprio linguaggio cinematografico in progetti dove il concetto design viene ampliato, potenziato, elevato.

Prendiamo per esempio i corti di Matteo Garrone. Il primo è stato realizzato nel 2016 in occasione di Before Design: Classic, la mostra ideata da Simone Ciarmoli e Miguel Queda dedicata allo stile classico. I curatori hanno trovato in Garrone l’interlocutore ideale per interpretare e trasmettere con un linguaggio cinematografico una visione del classico trasversale e senza tempo, riuscendo ad esprimere in modo innovativo e non didascalico un’idea di bellezza che resiste al tempo e che si trasmette attraverso le diverse epoche.

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Before Design: Classic, Ciarmoli Queda Studio. Salone Internazionale del Mobile 2016. Foto by ar

L’anno successivo, la mostra DeLightFuL curata da Ciarmoli Queda Studio ha affrontato invece il tema del contemporaneo. In questo contesto, il cortometraggio firmato da Matteo Garrone ha offerto uno sguardo sul mondo del design e sul vivere contemporaneo, con pezzi d’arredo e personaggi che si muovono sullo sfondo di atmosfere fantasy.

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Delightful, Ciarmoli Queda Studio. Backstage. Salone Internazionale del Mobile 2017. Foto Yoshie Nishikawa

Nel 2024, in occasione della sua 62a edizione, il Salone del Mobile ha scelto David Lynch per raccontare e riflettere in modo originale e metafisico su come la produzione di interni sia in grado di plasmare e creare ambienti che entrano in relazione profonda con chi li vive. Ne è nata Interiors by David Lynch. A Thinking Room, un’installazione suggestiva, avvolgente e visionaria dove due stanze sono state arredate con pochissimi elementi, lasciando ampio spazio al vuoto. Ma solo in apparenza: le stanze in realtà sono colme di blu, di oro, di luce, di silenzio. David Lynch le ha pensate come una tappa proprio prima di entrare in contatto con folla, brusio, moltitudine di progetti esposti. “Anche solo pensare di poter immaginare una stanza per pensare è piacevole. Una stanza che aiuti a farlo accadere. Il pensiero, intendo” aveva dichiarato il regista.

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Interiors of David Lynch. A Thinking Room A cura di Antonio Monda. Salone Internazionale del Mobile 2024

Quest’anno, l’indagine dei registi chiamati da Il Salone del Mobile si è ulteriormente ampliata. Paolo Sorrentino, con La dolce attesa, ha trasformato lo spazio in un contenitore di emozioni sospese, di suggestioni visive e sonore, un luogo in cui qualcosa può accadere o trasformarsi. Margherita Palli, set designer, ha contribuito a creare lo scenario e i costumi, realizzati dalla sartoria del Piccolo Teatro di Milano, mentre il tessuto sonoro è stato firmato da Max Casacci.

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La dolce attesa, Paolo Sorrentino. Salone Internazionale del Mobile 2025. Foto Monica Spezia

Con l’installazione Mother, presentata all’evento di inaugurazione del Salone presso il Museo della Pietà Rondanini, Robert Wilson ha concentrato l’attenzione su un altro elemento fondamentale per il design: la luce. “È ciò che dà forma allo spazio. Senza luce, lo spazio non esiste. Per me è sempre il punto di partenza: non è solo un elemento tecnico, ma una presenza viva, l’inizio di tutto”.

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Mother, Robert Wilson. Salone Internazionale del Mobile 2025. Foto Lucie Jansch

Mother ha progettato intorno all’ultimo capolavoro di Michelangelo una sequenza di luci e immagini in sinergia con le note dello Stabat Mater interpretato dal compositore contemporaneo Arvo Pärt. Un’installazione dove i confini fra arte, design, cinema non esistono più e si trasformano in una performance ad ampio respiro.

Cinema e design, amore senza fine: foto e immagini