Casa Rude, ode alla materia

Autore:
Daniela Giambrone
  • Giornalista
Tempo di lettura: 5 minuti

A Roma, un appartamento in un edifico degli anni Ottanta viene valorizzato da una ristrutturazione audace che gioca sulla forza dei materiali.

Casa Rude, ode alla materia
Foto Serena Eller Vainicher

Ci troviamo a Tor de’ Cenci, nella periferia sud di Roma. Un palazzo anni Ottanta con affaccio sulla riserva naturale di Castelporziano ospita l’appartamento ristrutturato da Studiotamat, ovvero gli architetti Tommaso Amato, Matteo Soddu e Valentina Paiola, uniti da una particolare attenzione alle tematiche energetiche e ambientali, al design industriale e allo studio del dettaglio. Casa Rude, così è stato nominato il loro progetto, rivela infatti un’anima di gusto brutalista, dove l’uso di un materiale grezzo e pesante come il cemento armato, lasciato a vista e non rasato, suggerisce invece un’interpretazione muscolosa e sensoriale.

Come spiega Tommaso Amato:

A guidarci nella progettazione, è stato il desiderio di valorizzare i tratti distintivi del singolare edificio a terrazzamenti, risalente agli anni Ottanta, che ospita l’appartamento. Volevamo restituire fluidità agli spazi, favorire l’apertura e la riscoperta di materiali e dettagli preesistenti, sui quali impostare una nuova visione.

L’abitazione è distribuita su 120mq, presenta grandi vetrate e un’ampia terrazza di 40mq che porta lo sguardo lontano fino al litorale di fronte. I padroni di casa sono due giovani avvocati originari della Sicilia, che raccontano:

sentivamo il bisogno di riconnetterci con la natura, per questo ci siamo trasferiti dal centro in un’area più marginale, circondata dal bosco e non lontana dal mare. Da quando abitiamo a Roma abbiamo sempre vissuto in appartamenti di piccole dimensioni, angusti e con materiali artefatti. Volevamo una casa luminosa, aperta, che privilegiasse l’unicità – a volte anche imperfetta – dei materiali.

Leggi anche Un Safari in salotto

Materiali vibranti

Casa Rude, ode alla materia
Foto Serena Eller Vainicher

In tutto il progetto gli architetti hanno affiancato texture differenti, ottenendo nel complesso un effetto materico molto evidente, che non appesantisce, al contrario incuriosisce l’occhio e stimola l’attenzione ai dettagli.
Linee pulite ed eleganti bilanciano la ruvidità dei rivestimenti, come il cotto della cucina o la parete in mattoni forati, che divide la zona living dallo studio aggiungendo una nota di sapore artigianale. Il cemento a terra, a base di calce idraulica naturale, presenta una trama elaborata che non appiattisce l’ambiente, mentre le pareti e i soffitti sono stati trattati con un rasante alleggerito con microsfere di vetro riciclate, per rendere le superfici eterogenee.

Una zona giorno che respira

Casa Rude, ode alla materia
Foto Serena Eller Vainicher

La zona giorno è ricavata in un ambiente unico, caratterizzato da pareti non rifinite e da una pavimentazione continua. Qui si snodano ingresso, soggiorno, sala da pranzo e cucina, raccordati visivamente dalla struttura portante in cemento a vista. In questa distribuzione fluida, ogni elemento emerge, a partire dall’isola della cucina, disegnata su misura, interamente rivestita in cotto e con un piano di lavoro in marmo Patagonia che ingloba al suo interno i pilastri di cemento armato. A fianco, un imponente cubo polifunzionale in legno di betulla nasconde al suo interno la dispensa, un’armadiatura per cappotti e una libreria con la tv. Davanti alla cucina, il tavolo da pranzo, realizzato su disegno, è costituito da un piano in legno massello bruciato mediante la tecnica giapponese Shou Sugi, sorretto da una gamba cilindrica in ceramica e due lamiere in ferro grezze. Le sedie abbinate sono le Dorothea di Livoni a firma di Balutto Associati. A illuminare il tavolo è la sospensione [C1o] Oxidised Copper di Stefan Gant, per GANTlights.

I dettagli sofisticati di living e studio

Casa Rude, ode alla materia
Foto Serena Eller Vainicher

Adiacenti alla zona pranzo, il living e lo studio sono separati da una parete in mattoni forati e sono incorniciati da trave e colonna in cemento. Nel living il divano in muratura è stato studiato sulla fisicità dei proprietari. I colori caldi dei tessuti emergono da uno sfondo neutro su cui si fa notare anche il tavolino basso Kalpita di Bizzotto, in metallo nero, che richiama l’applique con braccio Gordon di Tooy, firmata Corrado Dotti. Incuriosisce la scrivania dello studio per la forma particolare. Il grande cerchio rosso in legno si rivela in realtà una ruota che consente di spostare il piano grazie alla presenza di un binario nascosto all’interno della libreria.

Casa Rude, ode alla materia
Foto Serena Eller Vainicher

Cambio di passo per la zona notte

Casa Rude, ode alla materia
Foto Serena Eller Vainicher

Il passaggio agli spazi più privati è segnato da una porta a bilico in lamiera forata, una sorta di velo hi-tech che non separa in modo brusco i due ambienti. La zona notte accoglie la camera da letto padronale con bagno interno, la stanza per gli ospiti e il bagno principale con vasca. A pavimento, la resina lascia il posto al cotto, più caldo e confortevole. Similmente, la parete attrezzata in legno di noce della camera principale scalda l’atmosfera, oltre ad avere la funzione di rivelare il bagno nella sua interezza tramite due porte scorrevoli in vetro cannettato. La testiera del letto è stata progettata su misura. Le sospensioni che la incorniciano sono le Dalt disegnate da Pepe Fornas per Aromas.

Terrazza polifunzionale

Casa Rude, ode alla materia
Foto Serena Eller Vainicher

Estesa lungo tutto il lato sud-ovest dell’appartamento, la terrazza è un ambiente outdoor utilizzato per la convivialità e il tempo libero. È stata infatti ricavata una cucina in muratura, integrata al parapetto e alla panca, che funge da seduta per il tavolo da pranzo. Un frangisole scherma la zona tecnica degli impianti e allo stesso tempo fornisce una quinta alla doccia esterna, comoda nelle giornate estive.

 

Casa Rude, ode alla materia: foto e immagini