A Trondheim, in Norvegia, l’arte contemporanea ha il cuore a colori
Ricavato in un ex ufficio postale, il PoMo promette di diventare un nuovo polo culturale in Norvegia e ci seduce con un restyling vivace e attento.

C’è un nuovo museo di arte moderna e contemporanea a Trondheim, cittadina situata nel bel mezzo della Norvegia, affacciata sull’omonimo fiordo. Il complesso sembra uscito da un mirabolante mix tra i colori confettati di Wes Anderson e l’estetica asciutta tanto cara ai Paesi Scandinavi. Stiamo parlando del PoMo (abbreviazione di “Posten Moderne” ovvero “Ufficio Postale Moderno”), inaugurato il 15 febbraio scorso e realizzato a quattro mani dall’architetta e designer India Mahdavi (alla sua prima esperienza museale), in collaborazione con l’architetto norvegese Erik Langdalen. Con i suoi 4.000 metri quadrati distribuiti su cinque piani, il PoMo ha trasformato lo spettacolare edificio delle Poste in stile Art Nouveau di Trondheim in una destinazione culturale da segnare in agenda.
Mettiamo l’arte al centro dell’attenzione, incoraggiando il dialogo, nuove prospettive e conoscenze, permettendo a più persone di sperimentare la gioia di esplorare il mondo dell’arte. La mostra inaugurale, “Cartoline dal Futuro”, in visione fino al 22 giugno prossimo, incarna questa ambizione. Anche se non possiamo letteralmente inviare cartoline dal futuro, possiamo permetterci di sognare ciò che ci aspetta. Questa mostra invita a scoprire opere della nostra collezione, insieme a straordinarie opere nazionali e internazionali in prestito da musei e collezioni private
spiega Marit Album Kvernmo, direttore del museo.
Una collezione in divenire

Il museo ospita opere che nel tempo intendono costruire, sviluppare e accrescere la collezione contestualmente alla creazione di una nuova istituzione artistica. Sono incluse opere provenienti dalla collezione della famiglia Reitan, pezzi che spaziano tra le diverse tecniche, tra cui sculture, installazioni e dipinti. Tra gli artisti presenti figurano nomi come Louise Bourgeois, James Lee Byars, Katharina Fritsch, Anne Imhof, Cui Jie, Simone Leigh, Sol LeWitt, Sandra Mujinga, Philippe Parreno, Ugo Rondinone, Andra Ursuta e Franz West.
I tre piani di gallerie espositive ospitano sia mostre temporanee che esposizioni permanenti. Uno spazio d’ingresso fluido e accogliente, è pensato per abbattere i rigidi confini tra strada, museo e opere d’arte. Gli spazi al piano interrato sono dedicati a eventi e formazione, a questi si aggiungono una biblioteca e uno spazio di ricerca nel sottotetto dell’edificio. All’ultimo piano, infine, sono stati dislocati la sala ricevimenti e gli uffici. Sul tetto, a proclamare il manifesto del museo, si trova una scultura arcobaleno illuminata di Ugo Rondinone che recita il titolo “Our Magic Hour” (2003).
Il restyling pone grande attenzione all’insieme

Il vecchio ufficio postale è un simbolo riconoscibile della vita di Trondheim, parte del tessuto e della storia dell’identità culturale ed estetica della città. L’architetta e designer parigina India Mahdavi, in collaborazione con l’architetto Erik Langdalen, ha trasformato l’edificio storico, costruito nel 1911, in uno spazio contemporaneo grazie a uno stile molto personale. Originariamente progettato dal norvegese Karl Norum, l’edificio di quattro piani è rivestito in granito bugnato e intonaco dipinto di verde menta, con una torretta angolare a coronamento.
Significativa è stata la decisione di ristrutturare l’edificio storico classificato di grado I piuttosto che costruirne uno ex novo.
Volevamo riportare l’edificio alla vita civica, al centro del nuovo quartiere culturale di Trondheim, creando un museo in cui riunirsi e trarre ispirazione dall’arte moderna e contemporanea
spiegano gli architetti.
Rosa salmone, fucsia, arancio: i colori come connessione

Punto di partenza, dunque, è stata proprio l’ispirazione suggerita dal paesaggio urbano e dalla storia di Trondheim, nonché dall’arte e dall’artigianato popolare norvegese. Ne è nata una ristrutturazione gioiosa, che valorizza tutti gli spazi. Il rapporto tra i vari ambienti dell’edificio è stato gestito mediante un flusso intuitivo, che fa tesoro delle zone di collegamento inserendole come frammenti colorati che contribuiscono ad arricchire l’esperienza del visitatore.
Per esempio, nell’ingresso della hall è stato ricavato un angolo rosa salmone per il negozio di souvenir. Elemento forte e connotante è l’imponente scala a chiocciola arancione brillante. Con le sue ampie anse in acciaio, costituisce il collegamento principale tra i quattro piani. La sua forma richiama gli scivoli a spirale per i pacchi, mentre la tonalità prende ispirazione dalle case vernacolari dipinte a mano nelle vicinanze.

La scala e l’ascensore di servizio occupano uno spazio che originariamente era un cortile, ma dopo la chiusura dell’ufficio postale nel 2011 era stato interrato e utilizzato come uffici privati. Langdalen e Mahdavi hanno rimosso i pavimenti e installato un tetto in vetro per creare uno spazio luminoso e di connessione. Persino il portone di ingresso, in metallo e vetro fucsia, si può considerare piuttosto una sorta di membrana trasparente e permeabile che invita a immergersi nei tesori del museo.
Le firme dei due designer

Erik Langdalen è specializzato in restauro e conservazione, ha dunque prestato molta attenzione ai temi della sostenibilità e del riutilizzo trovando soluzioni inedite per rinnovare e mettere in sicurezza l’edificio storico, senza stravolgerlo rispetto all’identità originale.
Mentre India Mahdavi ha portato una nota di magia colorata grazie alla sua audacia cromatica, rendendo il museo un luogo che sa parlare al contemporaneo. Nella sala lettura, per esempio, ha rivestito l’attico in legno di pino con pareti e soffitti dipinti dal duo di artisti olandesi Gijs Frieling e Job Wouters: pesci, calamari, crostacei, fiori, conchiglie e libri simulano la natura locale e l’arte folkloristica nordica, con note accese di verde, rosa e giallo.

È stata un’opportunità per ampliare lo spettro del mio stile distintivo nell’uso del colore e della meraviglia. PoMo riguarda il riconnettere il passato con il futuro dal suo scopo iniziale di ufficio postale a museo, dove le dimensioni e gli spazi emanano un senso di hygge, il termine nordico che indica il concetto di comfort emotivo. È un museo per le famiglie.
E non solo.