A Madrid, un appartamento degli anni Sessanta ritrova l’identità perduta
La ristrutturazione di un appartamento di 400 mq nella storica Torres Blancas rivela lo stile deciso e poliedrico dello Studio.Noju

A Madrid è un simbolo dell’architettura anni Sessanta, un’opera coraggiosa. Torres Blancas è un grattacielo in cemento armato alto 71 metri, costruito fra il 1964 e il 1972, progettato da Francisco Javier Sáenz de Oíza. L’idea era quella di realizzare un microcosmo autosufficiente, che riuscisse a coniugare le esigenze di uno stile di vita sano con una soluzione urbana lungimirante. Da qui il progetto di impilare degli alloggi-giardino, integrati da servizi comunitari come la piscina e il ristorante della terrazza sul tetto. Le tipologie di appartamento sono diverse, il più piccolo è di 90mq, la metratura media è di 200mq, che viene esattamente raddoppiata nel Duplex, format che unisce due appartamenti comunicanti tramite una scala.

Proprio uno di questi alloggi è stato acquistato nel 2020 da Antonio Mora ed Eduardo Tazón, gli architetti di Studio.Noju. Noju è l’abbreviazione di “not just”, in riferimento all’interdisciplinarietà del duo, che si occupa “non solo” di architettura, ma anche di interior design e product design.
La loro residenza è diventata una sorta di manifesto della loro visione di architettura.
Questo progetto è la nostra casa che abbiamo deciso di rinnovare e trasformare nel nostro biglietto da visita. Volevamo investire in qualcosa che rappresentasse il più possibile il nostro linguaggio e la nostra metodologia di lavoro. Progettare la propria casa come architetto è ancora più impegnativo che farlo per un cliente. È stata una grande opportunità per testare la fattibilità delle nostre idee.
L’abitazione è un Duplex suddiviso su due piani di circa 200 mq ciascuno. In origine, questi appartamenti furono concepiti come unità abitative indipendenti con terrazze verdi. Nel corso degli anni, le varie ristrutturazioni hanno preferito sottrarre metratura allo spazio esterno per guadagnarne di più all’interno, perdendo uno dei concetti originali più importanti, ovvero quello di trasformare il grattacielo in un giardino verticale ricoperto dal verde che nasce dalle terrazze. Anche le pareti, in origine curve, sono state coperte da muri diritti con l’intento di uniformare l’interno e facilitarne l’arredamento. L’intervento di Antonio Mora ed Eduardo Tazón ha invece voluto riportare lo spirito originario del progetto, abbattendo tutto ciò che non era originale e ricostruendo una nuova identità per la casa, lasciando ampio margine alla sperimentazione e all’esplorazione di nuovi materiali.
L’ingresso

L’accesso all’appartamento avviene tramite un foyer, uno spazio semicircolare che media tra le aree comuni dell’edificio e gli spazi privati della casa. Qui i materiali utilizzati sono gli stessi dei corridoi del palazzo: ardesia nera di Segovia proveniente dalla cava originaria utilizzata negli anni Sessanta e pannelli in legno rosso vino, colore che torna anche alle pareti.
Il living

Luminosissimo, il living ha grandi vetrate ricurve che lasciano libera la vista sulle terrazze esterne, verdi non solo per la presenza di piante rigogliose, ma anche per le piastrelle in ceramica di una tonalità brillante che emerge con energia e si contrappone al bianco e al legno naturale degli interni.

Altro focus del living è la scala che porta al piano superiore: gli scalini sembrano quasi un prolungamento materico del pavimento della cucina, mentre il corrimano in ottone è quello originale.
La cucina e la sala da pranzo

La cucina è costituita da un piano continuo realizzato su misura che segue ed esalta la geometria curva dello spazio, così come il pavimento in resina senza giunture ingloba naturalmente la zona pranzo. Unire queste due aree era stata anche una proposta di Sáenz de Oíza, che però all’epoca non venne compresa e quindi non realizzata. Studio.Noju, ricavando un ambiente unico da due zone separate, ha finalmente realizzato il desiderio del progettista. Altro elemento conservato in originale è la parete in vetro cemento, da cui filtra una luce ambrata che ben si sposa con la finitura metallica della cucina.
La terrazza

Antonio Mora ed Eduardo Tazón hanno restituito alla terrazza il valore originario, cedendo più metratura e ripristinando l’idea del giardino, fondamentale per mitigare gli interni dal caldo estivo. Una serie di fioriere e panche realizzate su misura sono state rivestite con le stesse piastrelle di ceramica smaltata verde del pavimento.
Il piano superiore

Il secondo piano si distingue per i soffitti in rovere che contrastano con il soffitto bianco del piano inferiore, dedicato agli spazi condivisi e pubblici.
I corridoi originali sono stati sostituiti da una serie di ambienti che precedono ciascuna camera da letto. L’appartamento dispone di due stanze permanenti e altre due versatili, trasformabili secondo il numero degli ospiti.
I quattro bagni completi e il bagno di servizio sono accomunati dalla stessa strategia progettuale: un total look in mosaico ceramico che riveste gli arredi su misura seguendo la geometria curva delle pareti. Una scelta che omaggia e reinterpreta l’estetica dei bagni originali. Il bianco di lavabo, rubinetti e applique a muro contrasta con il mosaico colorato, diverso per ogni bagno.

Anche il secondo piano dispone di un ampio terrazzo, in dialogo aperto con la camera da letto principale grazie a una parete di vetro curva che ne ingloba una porzione. In questo angolo di privacy è stata installata una grande vasca piastrellata, protetta da una tenda bianca e dalle piante disposte intorno.