Vuoi sostituire la caldaia a gas? Dall’UE arriva un’opportunità, ora decide l’Italia
Stanno per arrivare 14 miliardi di euro dall’UE per sostituire le caldaie fossili: non si tratta di un nuovo bonus, ma della nuova flessibilità europea per la sicurezza energetica, in cui sono espressamente inserite le sovvenzioni destinate a sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite. Ecco come funziona.
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Da Bruxelles arriva una notizia che fa incrociare le dita a chi sceglie di abbandonare gas, gasolio o gpl per riscaldare la propria abitazione e intende installare sistemi elettrici: l’UE potrebbe sostenere la sostituzione delle vecchie caldaie fossili con alternative più pulite, come le pompe di calore.
Non si tratta di un nuovo bonus, e i contributi non arriveranno alle famiglie direttamente dall’Europa, ma è una possibilità che l’Italia può sfruttare nell’ambito della nuova flessibilità europea per la sicurezza energetica.
Sul documento, infatti, sono esplicitamente incluse, tra le sovvenzioni, quelle destinate a sostituire le caldaie più inquinanti. Sta ora all’Italia decidere se beneficiare dei fondi oppure no.
Sostituire le caldaie fossili

Nella nuova flessibilità europea per la sicurezza energetica, Bruxelles nomina esplicitamente le sovvenzioni destinate alla sostituzione delle caldaie alimentate da combustibili fossili con alternative pulite, come le pompe di calore. Se l’Italia deciderà di sfruttare questi fondi, una parte dei circa 14,4 miliardi di euro di maggiore spazio di bilancio del triennio 2026-2028 potrebbe supportare le famiglie che scelgono l’elettricità per riscaldare la propria abitazione. Attualmente, quindi, non si può ancora parlare di un vero e proprio bonus, anche se il governo ha già annunciato l’intenzione di utilizzare pienamente la flessibilità disponibile.
Quello che rimane da fare è definire gli interventi e quantificarne il costo, cosa che, a detta del Ministro della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, avverrà ai primi di settembre. Successivamente, la palla passerà alla Commissione UE, che valuterà le misure presentate dall’Italia e, eventualmente, darà il suo ok per la formalizzazione ufficiale. Si tratta di un’opportunità che l’Italia non può perdere, e che ha come obiettivo quello di migliorare la resilienza del sistema energetico nazionale riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, che per le famiglie si traduce in sovvenzioni per:
- sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite, come le pompe di calore,
- investire in infrastrutture domestiche di ricarica per veicoli elettrici,
- contributi per geotermico, solare e sistemi residenziali di accumulo,
- ristrutturazioni energetiche medie o profonde.
I tempi e le esclusioni

Per quanto riguarda la tempistica, la flessibilità terrà in considerazione solamente gli interventi adottati dopo il 28 febbraio 2026, finanziati a livello nazionale e con un impatto diretto sui conti pubblici. Dal punto di vista delle esclusioni, invece, l’UE lascia fuori dagli interventi ammissibili i tagli delle accise e delle altre imposte sui combustibili fossili, i prezzi calmierati, i sussidi alle fonti fossili, i sostegni legati al reddito e gli interventi destinati unicamente ad attenuare il caro energia senza produrre un miglioramento strutturale. Per le abitazioni, quindi, le sovvenzioni finanzieranno solo la sostituzione di una caldaia fossile con la pompa di calore, e non l’acquisto di una nuova caldaia esclusivamente a gas.
Si tratterebbe di un incentivo importante per le famiglie, che spesso restano sui combustibili fossili per l’alto costo iniziale delle pompe di calore. Facendo un calcolo approssimativo, un incentivo del 50% consentirebbe di recuperare l’investimento in un periodo ampiamente inferiore alla vita utile dell’apparecchio. Attualmente i bonus attivi in Italia per questo tipo di intervento sono l’Ecobonus e il Conto Termico 3.0, e la flessibilità UE potrebbe rafforzarli o affiancarli sotto forma di un nuovo bonus. Non resta che attendere per scoprire quali saranno le modalità scelte dall’Italia per usufruire di questi fondi.