Sospendere il contratto di affitto: come fare e quando serve

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 5 minuti

Esistono alcuni casi in cui sospendere il contratto di affitto è la soluzione migliore da adottare per non venir meno agli obblighi presi e, allo stesso tempo, non perdere i privilegi che scaturiscono dall’accordo. Non si tratta di una casistica espressamente prevista dalla legge, ma ci sono dei passaggi ben precisi da seguire.

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Alla base di un contratto di locazione c’è l’accordo tra l’inquilino, che si impegna a pagare il canone di affitto regolarmente, e del proprietario dell’immobile, che garantisce all’inquilino la piena godibilità della casa. All’interno del contratto di locazione le due parti si accordano sui tanti aspetti essenziali per definire i rapporti:

  • durata del contratto,
  • modalità e scadenze dei pagamenti,
  • importo del canone di affitto,
  • clausole e obblighi delle parti.

Può capitare però, che sopraggiungano delle motivazioni sconosciute al momento della stipula del contratto, che rendono necessaria per una delle due parti la richiesta di sospensione del contratto di locazione. Questo è un caso particolare non espressamente previsto dalla legge, ma che si può risolvere rispettando tutte le normative vigenti. Alla base del procedimento deve esserci l’accordo tra le parti e la comunicazione della sospensione all’Agenzia delle Entrate.

Quando sospendere il contratto di affitto

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Sospendere un contratto di affitto vuol dire congelare tutte le condizioni in esso contenute per un determinato periodo di tempo, di cui si conosce sia l’inizio che la fine. In questo lasso di tempo, solitamente, l’inquilino non paga il canone di affitto e non gode dell’immobile. Al termine del periodo di sospensione tornano in essere tutte le condizioni contrattuali decise in origine, l’inquilino torna a pagare il canone di affitto e anche ad abitare la casa. Si tratta, quindi, in tutto e per tutto di una pausa, che permette ad entrambe le parti di non perdere i benefici contrattuali.

I casi in cui può essere necessario ricorrere alla sospensione del contratto di locazione, per cui la normativa ammette la procedura, riguardano le cause di forza maggiore (sanitarie, economiche, logistiche, ecc.), le emergenze nazionali, la temporanea inagibilità dell’immobile e gli accordi tra le parti. Di conseguenza, se l’inquilino è impossibilitato a tener fede agli obblighi di pagamento perchè ha perso il lavoro, può chiedere la sospensione del contratto di affitto. Allo stesso modo, se l’immobile è inagibile si può sospendere il contratto per il tempo necessario a ripristinare l’agibilità dello stesso.

La procedura da seguire

Sospendere il contratto di affitto: come fare e quando serve
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Le casistiche in cui conviene optare per la sospensione del contratto invece che per la sua disdetta definitiva, sono più di quelle che si possa immaginare. Una volta che le parti si sono accordate circa la sospensione, inizia l’iter. La prima cosa da fare è redigere un accordo scritto che riporti in modo dettagliato gli accordi presi: la motivazione che ha portato alla sospensione, il periodo della sospensione e tutte le clausole inerenti agli obblighi sospesi. Successivamente, è obbligatorio mettere a conoscenza della sospensione l’Agenzia delle Entrate, presentando il modello RLI.

Durante il periodo di sospensione il proprietario non può avviare azioni legali per morosità nei confronti dell’inquilino e, se alla scadenza del tempo di sospensione si volesse modificare qualcosa del contratto originale, sarà necessario procedere alla stipula di un nuovo contratto con le nuove condizioni. Infine, è bene sapere che la sospensione non si può richiedere se ad essere inagibile è solamente una porzione dell’immobile oggetto della locazione. Allo stesso modo, non si può smettere di pagare l’affitto in maniera unilaterale.

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