Riforma del Testo Unico dell’Edilizia: cosa cambia

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 5 minuti

Il governo ha recentemente annunciato di voler portare avanti una riforma del Testo Unico dell’Edilizia, per risolvere la crisi abitativa italiana e aggiornare un sistema che per troppo tempo è rimasto fermo. La riforma si inserisce nel progetto più ampio del Piano Casa Italia, presentato dal governo al Quinto Tavolo Casa organizzato dal Ministero delle Infrastrutture.

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Il Testo Unico dell’Edilizia è il riferimento normativo che in Italia regola la materia edilizia nel suo insieme. Si tratta di un testo che, in molte sue parti, risulta macchinoso e cavilloso, pieno di retaggi del passato che non sono più attuali e che ingolfano parecchio il sistema edilizio e urbanistico italiano. Per questi motivi, e per rispondere alla necessità sempre maggiore di un patrimonio immobiliare adeguato alla domanda, il governo ha annunciato di voler riformare totalmente la normativa.

Questa riforma non è a sé stante, ma si inserisce nel quadro più ampio del progetto che il governo ha presentato al Quinto Tavolo Casa del Ministero delle Infrastrutture, chiamato Piano Casa Italia. L’obiettivo è quello di risolvere l’emergenza abitativa italiana, e gli strumenti scelti per farlo sono la riforma normativa, il social housing e l’investimento delle aziende nell’edilizia residenziale pubblica. Il Piano si svilupperà in 5 anni e prevede un investimento iniziale di 660 milioni di euro.

La riforma del Testo Unico dell’Edilizia

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Il nodo principale che si trova alla base del Piano Casa Italia è proprio la riforma del Testo Unico dell’Edilizia. Attraverso una revisione totale, il governo vuole semplificare le leggi vigenti e renderle più chiare e comprensibili.

Alla base di molti ritardi e blocchi cantieristici infatti, ci sono norme ancora troppo spesso poco cristalline e che danno adito a interpretazioni contrastanti. Inoltre, si avverte la necessità di aggiornare il testo, che fa riferimento non solo a uno stile abitativo datato, ma che proprio per questo non tiene conto delle esigenze più attuali, come la sostenibilità o la rigenerazione urbana.

In primo piano ci saranno il miglioramento del patrimonio immobiliare esistente, ma anche un sistema urbanistico di nuove costruzioni che dia importanza alla sostenibilità. Inoltre, si intende aprire l’edilizia alla digitalizzazione, e snellire le macchinose pratiche burocratiche attualmente in uso. Un sistema più veloce e fluido permetterebbe di ridurre sia i tempi di lavoro che lo spreco di risorse importanti.

Il Piano Casa Italia

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Come anticipato, la riforma del Testo Unico dell’Edilizia è solo il primo passo di un percorso ben più lungo, che durerà almeno 5 anni e che vedrà il governo impegnato nella risoluzione della crisi abitativa italiana. Nello Stivale infatti, non sono più solo le famiglie con i redditi più bassi ad incontrare difficoltà nel trovare casa, ma anche i ceti medi. Il motivo è uno stock immobiliare troppo scarso per l’altissima domanda. Per questo, i 660 milioni di euro del Piano Casa Italia saranno utilizzati per:

Si tratta di un progetto molto ambizioso, che partirà nel 2027 e 2028 con progetti pilota che serviranno da apripista (con uno stanziamento di 100 milioni di euro) per i progetti definitivi del triennio successivo (che vedranno l’utilizzo di 560 milioni di euro). Grazie al social housing, all’entrata delle aziende nell’edilizia residenziale pubblica e al rimodernamento della normativa, il governo vuole risolvere la crisi abitativa italiana. Ci riuscirà?

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