L’Italia è il Paese UE che produce meno case nuove: la stima dell’Istat
I dati del Cresme svelano che l’Italia è il Paese UE che produce meno case nuove e quello con la discrepanza maggiore tra domanda e offerta di abitazioni. Ecco a quanto ammonta il deficit immobiliare italiano, e quali sono invece i Paesi europei da cui prendere spunto per risolvere una volta per tutte la crisi abitativa.
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Che l’Italia stia vivendo un periodo di crisi dal punto di vista abitativo e immobiliare non è certo una novità. Se ne parla ormai quotidianamente, e se questo era un argomento che fino a pochi anni fa interessava unicamente chi era alla ricerca di un immobile, oggi se ne discute nei bar, tra amici e in famiglia.
Il grande problema italiano sta nella mancanza di case. Il deficit immobiliare italiano è infatti altissimo: l’Istat lo stima a più di 459.000 immobili.
Si tratta di un numero già di per sé enorme, che risulta ancora più grave se osservato in ottica europea. In Europa infatti, l’Italia è il Paese che produce meno case nuove e che presenta la discrepanza maggiore tra domanda e offerta. Al contrario di altri Paesi, da noi si producono troppi pochi immobili, che non riescono a rispondere alla domanda altissima e che spingono in alto i prezzi, rendendo impossibile per milioni di famiglie la realizzazione del proprio sogno immobiliare.
L’Italia è il Paese UE che produce meno case nuove

Euroconstruct, un network composto da 19 istituti di ricerca in rappresentanza di altrettanti nazioni (tra cui anche il Cresme italiano), ogni anno pubblica un Rapporto congiunturale e previsionale sul mercato delle costruzioni in Europa. Il report del 2024 non dipinge un quadro positivo per l’Italia, che viene menzionata come il Paese con la spesa inferiore sulla produzione abitativa rispetto alla crescita delle famiglie. Il numero di nuove famiglie infatti è importantissimo da considerare:
- in Germania ne sono nate 380.000;
- in Italia 714.000;
- nel Regno Unito 1.257.000;
- in Francia 1.153.000.
Inoltre, da noi la crescita delle famiglie non è supportata dalle nuove costruzioni, che rimangono insufficienti. Come ricorda Lorenzo Bellicini, Direttore Tecnico di Cresme Ricerche:
“La casa non è stata più oggetto di vere e proprie politiche, e l’aggravante è l’inflazione, che ha portato a forti aumenti nei costi di costruzione”.
La crisi abitativa italiana

I dati Istat sul deficit immobiliare italiano, che si basano sui dati che vanno dal 2018 al 2022, dicono che nel Bel Paese ci sono 683.285 nuove famiglie, ma solo 224.105 nuove abitazioni. La differenza impressionante è superiore alle 459.000 unità immobiliari. Questo ci fa piazzare, come si è visto, in fondo alla classifica europea per la costruzione di nuove case, ma al primo in quella che analizza il rapporto tra domanda e offerta. I dati dell’Istat però, non prendono in considerazione l’abusivismo edilizio né le non risposte delle piccole amministrazioni locali. Il Cresme invece, contando anche queste realtà, fa ammontare il deficit italiano a 316.000 unità.
Si tratta di un numero, quello del Cresme, che riesce a rispondere al fabbisogno del 53,8% delle famiglie italiane, ma che ancora non è sufficiente per risolvere la crisi. Bellicini sottolinea che::
“il grande dibattito, oggi, è quello sulle case non occupate”.
Infatti, da un lato le fasce più deboli hanno bisogno di una nuova edilizia popolare agevolata mentre la fascia intermedia necessita di interventi di housing sociale, come quello dell’Ater di Roma. Riconvertire gli immobili sfitti in abitazioni è un passaggio fondamentale per superare la crisi, e nel momento in cui le amministrazioni se ne accorgeranno, le sorti abitative italiani cambieranno sostanzialmente!