Revisione caldaia 2026, attenzione alle scadenze: le multe arrivano a 3.000 euro

Autore:
Di Geronimo Daniele
  • Laurea in Lettere moderne
Tempo di lettura: 5 minuti

Manutenzione e prova fumi non sono la stessa cosa e hanno scadenze diverse. Ecco cosa prevede la legge, quanto si spende e perché la riforma annunciata non cambia ancora nulla.

Guarda il video


Tecnico all'opera su un termosifone
Photo by Sergei Starostin – Pexels

Con le prime serate fredde molti accendono il riscaldamento senza ricordare quando la caldaia è stata controllata l’ultima volta. Un errore che può costare caro, sia in bolletta sia in termini di sicurezza e di sanzioni.

Anche nel 2026, infatti, i controlli restano disciplinati dal DPR 74 del 2013, e la tanto discussa riforma che dovrebbe sostituirlo è per ora soltanto una bozza.

Il primo passo è capire che, quando si parla di revisione, si mettono insieme due operazioni diverse, con frequenze e scopi differenti: confonderle è il modo più rapido per ritrovarsi fuori regola senza saperlo.

Revisione caldaia: manutenzione e prova fumi non sono la stessa cosa

Revisione caldaia
Photo by Pexels

La manutenzione ordinaria è il tagliando vero e proprio: pulizia di bruciatore e scambiatore, verifica della pressione e dei dispositivi di sicurezza. La sua cadenza non è fissata in modo uguale per tutti, ma dipende da quanto indica il costruttore nel libretto di istruzioni: spesso è annuale, in alcuni casi biennale.

Il controllo di efficienza energetica, la cosiddetta prova fumi, misura invece il rendimento della combustione e le emissioni. Per le caldaie domestiche tra 10 e 100 kW le scadenze nazionali sono queste: ogni 4 anni per gli apparecchi a metano o GPL, ogni 2 anni per quelli a combustibile liquido o solido, ogni 2 anni anche per le caldaie a gas oltre i 100 kW. Le Regioni possono però stabilire tempi più ravvicinati, quindi conviene informarsi sulle regole locali.

Libretto, rapporto di controllo e bollino

Alla fine della verifica il tecnico compila il rapporto di controllo, lo allega al libretto di impianto e lo trasmette al catasto regionale degli impianti termici.

Collegato al rapporto c’è il bollino, un contributo il cui importo varia da Regione a Regione. Il responsabile dell’impianto è chi lo utilizza: il proprietario che abita la casa oppure l’inquilino. È lui che deve conservare la documentazione e mostrarla in caso di ispezione.

Quanto costa e cosa si rischia

Termosifone abitazione
Photo by Jan van der Wolf – Pexels

Per la sola manutenzione si parla indicativamente di 70-140 euro, mentre manutenzione e prova fumi insieme si aggirano in genere tra 100 e 150 euro, bollino escluso; i prezzi variano in base alla zona e al modello.

Meglio diffidare delle offerte troppo basse, che a volte non comprendono proprio la prova fumi o l’invio del rapporto. Chi non rispetta gli obblighi rischia una sanzione da 500 a 3.000 euro, oltre a un pericolo concreto: una combustione difettosa può liberare monossido di carbonio, gas inodore e potenzialmente letale.

E la riforma? Dal dicembre 2025 circola una bozza di decreto del ministero dell’Ambiente che sostituirebbe il DPR 74/2013, eliminando le ispezioni a domicilio per gli impianti sotto i 70 kW a favore di verifiche documentali sui dati dei catasti. Ad oggi non risulta in vigore e, anche se lo diventasse, manutenzione e rapporto resterebbero a carico di chi usa la caldaia.

Il consiglio pratico è controllare sul libretto la data dell’ultimo rapporto e prenotare il tecnico prima dei mesi più freddi, quando le agende si riempiono e i tempi di attesa si allungano proprio nel momento del bisogno. Una caldaia in ordine è anche il primo passo per risparmiare sul riscaldamento di casa, insieme a qualche accorgimento per non disperdere calore.

Revisione caldaia 2026: foto e immagini