Muffa in casa: come si può tutelare l’inquilino
Avere la muffa in casa oltre a non essere simpatico, è anche parecchio pericoloso per la salute. Per questo è essenziale risolvere il problema quanto prima. Se si tratta di una casa in affitto però, quali sono le tutele a disposizione dell’inquilino, se il problema non dipende da una sua negligenza?
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La presenza di umidità in casa può portare ad un ambiente insalubre, a patologie o ad un rischio generico per la salute. Per questo nessuno vuole averci a che fare. Nel caso in cui si viva in una casa in affitto, chi è tenuto a pagare per eliminare definitivamente la muffa (e l’umidità che l’ha causata), e quali tutele prevede la legge per l’inquilino?
La questione può sembrare banale, in quanto il diritto alla salute è riconosciuto a tutti i cittadini e si trova ben al di sopra delle clausole di un contratto di locazione, ma per quanto sia responsabilità del proprietario garantire la salubrità dell’immobile, per determinare chi deve mettere mano al portafoglio è necessario individuare la causa del problema.
Muffa in casa
Quando si scopre di avere la muffa in casa non si fa mai una bella scoperta. La muffa infatti, può rappresentare un serio pericolo per la salute. La primissima cosa da fare è una comunicazione ufficiale al proprietario. Questa deve avvenire tramite PEC o raccomandata, ed essere corredata di foto, video, descrizioni dettagliate del problema e, ultima ma non ultima, una stima dei danni.
A questo punto è essenziale individuare la causa del problema. Se alla base della presenza della muffa in casa c’è una negligenza dell’inquilino, che magari non ha arieggiato bene gli ambienti o non ha manutenuto correttamente la casa, nonostante la garanzia di un ambiente salubre spetti al proprietario di casa (secondo gli articoli 1575 e 1580 del Codice Civile), a sostenere le spese della rimozione della muffa sarà l’inquilino stesso. Nella maggior parte dei casi, però, la responsabilità non è dell’inquilino. Cosa si fa in questi casi?
Le tutele per l’inquilino

La legge italiana sancisce che se un immobile dato in locazione è gravato da vizi strutturali (come ad esempio infiltrazioni o problemi di isolamento), l’unico responsabile è il proprietario. Sarà lui, quindi, a dover pagare per eliminare la muffa. In particolare, le tutele a disposizione dell’inquilino sono 4:
- la riduzione del canone di affitto;
- la risoluzione del contratto;
- il risarcimento dei danni;
- l’autotutela.
Quando i vizi non sono tanto gravi da rendere inagibile l’immobile, l’inquilino può chiedere al proprietario una riduzione del canone di affitto. Se invece i vizi sono tali da rendere l’immobile inadatto alla permanenza o pericoloso per la salute, si può chiedere la risoluzione del contratto di locazione per inadempienza da parte del proprietario. A prescindere da quale di queste due soluzioni si scelga, l’inquilino può sempre richiedere un risarcimento del danno causato dall’umidità, sia questo di mero tipo economico che anche di salute.
Per farlo però, si deve dimostrare il nesso tra l’umidità e il danno subito. Infine, nelle situazioni più gravi, ossia quando il proprietario si rifiuta di intervenire nonostante gli avvisi, l’inquilino può ricorrere all’autotutela e decidere di sospendere o di autoridurre il canone di affitto. Successivamente, come è facile intuire, la miglior cosa è rivolgersi ad un legale.