Cedolare secca 2027, al 5% sul canone concordato e all’1% per gli under 35: novità della manovra
La bozza della legge di Bilancio taglia le tasse a chi affitta a canone concordato e riporta l’aliquota del 21% sui negozi. Ecco chi ci guadagna e cosa manca.
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Affittare casa a canone concordato potrebbe diventare molto più conveniente dal 2027. La bozza della legge di Bilancio 2027, approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, dimezza la cedolare secca su questi contratti e introduce un’aliquota quasi simbolica per chi affitta ai giovani.
Le novità riguardano proprietari e inquilini, ma anche chi possiede un negozio. Attenzione però: sono misure ancora in bozza, che diventeranno operative solo con l’approvazione definitiva della manovra, attesa entro la fine dell’anno.
Cedolare secca 2027: cosa cambia per gli affitti a canone concordato

La cedolare secca è il regime che permette al proprietario di pagare un’imposta fissa sugli affitti al posto dell’Irpef e delle addizionali, senza imposta di registro e di bollo sul contratto.
È una scelta facoltativa, riservata ai proprietari persone fisiche che non affittano nell’ambito di un’attività d’impresa, e ha un costo da mettere in conto: per tutta la durata dell’opzione il proprietario rinuncia ad aggiornare il canone in base all’inflazione Istat. Oggi l’aliquota ordinaria è del 21%, mentre per i contratti a canone concordato scende al 10%. Con la manovra, quest’ultima passerebbe al 5%.
Il canone concordato è quello fissato entro le fasce previste dagli accordi territoriali tra le associazioni di proprietari e inquilini, come nei contratti 3+2. Per accedere all’aliquota agevolata l’affitto deve rientrare in queste forchette e, di norma, serve l’attestazione di un’associazione firmataria dell’accordo.
Cedolare all’1% per chi affitta agli under 35
La novità più forte riguarda i giovani. Per i contratti a canone concordato firmati con inquilini fino a 35 anni, l’aliquota scenderebbe all’1%. Per il proprietario la differenza è netta: su un canone annuo di 9.600 euro, cioè 800 euro al mese, l’imposta passerebbe da 960 euro con l’aliquota attuale del 10% a 96 euro con l’1%. Secondo le prime indicazioni non sono previsti limiti di reddito, ma alcuni aspetti vanno ancora chiariti: per esempio se l’età conti solo al momento della firma e come si applichi lo sconto quando nello stesso contratto ci sono inquilini più giovani e più grandi.
Negozi al 21% e affitti brevi invariati

Torna anche la cedolare secca al 21% per i negozi, già sperimentata nel 2019 per i locali commerciali fino a 600 metri quadrati. Questa volta il limite di superficie dovrebbe essere più basso, tra i 250 e i 300 metri quadrati secondo le ipotesi circolate, e l’agevolazione dovrebbe valere per i nuovi contratti dal 2027. In Italia, secondo le stime riportate dalla stampa, gli immobili commerciali di questo tipo intestati a persone fisiche sono circa 1,5 milioni. Per gli affitti brevi, invece, non cambia nulla: resta il 21% sul primo immobile e il 26% sul secondo.
I punti ancora da chiarire
Il testo definitivo dovrà sciogliere alcuni nodi importanti. Non è chiaro se il 5% varrà in tutti i Comuni o solo in quelli dove oggi si applica il 10%, né se riguarderà anche i contratti già in corso o soltanto quelli nuovi. Anche la superficie massima dei negozi e le categorie catastali ammesse sono ancora da definire. Durante l’esame in Parlamento, inoltre, le misure potrebbero cambiare, e conviene aspettare il testo approvato prima di firmare o rinegoziare un contratto contando sulla nuova aliquota. Chi affitta per periodi brevi può ripassare come funziona la cedolare secca sugli affitti brevi, mentre per evitare sorprese con contratti non registrati è utile sapere cosa succede con gli affitti in nero in condominio.