Cane che abbaia in condominio: cosa dice la legge

Il cane del vicino abbaia spesso ed in modo insopportabile? Sul medesimo pianerottolo, spesso, è difficile condividere gli spazi comuni anche con gli amici a quattro zampe dei propri vicini di casa? Ecco cosa prevede sul punto la giurisprudenza.

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Cane che abbaia non morde, sostiene un vecchio detto popolare, ma fa rumore.

Spesso l’inciviltà del padrone fa in modo che il migliore amico dell’uomo possa a tutte le ore con l’abbaiare, provocare dei rumori fastidiosi diurni e notturni.

In tal modo la convivenza con il proprio vicino in un condominio diventa molto più difficile.

I contenziosi tra condomini per il cane che abbaia a tutte le ore sono all’ordine del giorno e sul punto la giurisprudenza ha stabilito un determinato e preciso orientamento.

Cane che abbaia: cosa prevede la legge

Trattasi di immissioni rumorose che diventano illeciti da perseguire in sede civile o penale.


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Il cane, autore delle immissioni non potrà , di certo essere citato in giudizio, ma dei propri atti ne risponde il custode.

Nel merito per le immissioni rumorose derivanti dall’amico a quattro zampe si applica  l’art.844 c.c. relativo alla tutela del proprietario dalle immissioni di fumo, calore, rumori o propagazioni derivanti dal fondo del vicino che superino il limite della normale tollerabilità in relazione alla condizione dei luoghi.

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Cane che abbaia: la responsabilità penale del proprietario

Sul fronte penale, le immissioni rumorose rappresentate dall’abbaiare incessante del cane, configurano un reato perseguibile ex art.659 c.p. ai sensi del quale, chiunque abusi di strumenti sonori, segnalazioni acustiche o mediante rumori ovvero non impedendo lo strepitio dell’animale, disturbi il riposo delle persone, gli spettacoli, i ritrovi, è punito con l‘arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 309 euro.

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Cane che abbaia in condominio: l’orientamento della giurisprudenza

Per gli strepitii di un cane in un condominio tale da generare un rumore molesto, specie se prodotto nelle ore di riposo (dalle 8.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00), il condomino dovrà fare menzione della fattispecie all’amministratore.

Di certo non è possibile impedire ad un condomino per evitare le  immissioni rumorose di possedere un cane, ma il rumore generato dal proprio abbaiare è considerato un’immissione rumorosa perseguibile a carico del padrone anche a livello penale come succitato.

Sul punto la corte di Cassazione ha statuito:

“Proprio con riferimento al latrato notturno dei cani, questa Corte ha avuto modo di affermare che ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui all’art. 659, comma 1, c.p., è necessario che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi ed a costituire quindi un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano state poi disturbate. Infatti l’interesse specifico tutelato dalla norma è quello della pubblica tranquillità e pur non essendo richiesto, trattandosi di reato di pericolo, che il disturbo sia stato effettivamente recato a duna pluralità di persone, è necessario tuttavia che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone” (Cassazione n. 1394/1999)


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Strepitii del cane costituiscono fonti di disturbo perseguibili

Con la sentenza n.7392 del 2015, gli ermellini hanno confermato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui gli strepitii del cane costituiscano un’immissione rumorosa censurabili come fonte di disturbo al riposo delle persone ed alla quiete pubblica.

Affinché tale condotta sia rilevabile penalmente è, tuttavia, necessario che lo strepitio sia udito in relazione allo stato dei luoghi da tutte le persone che si trovino nei medesimi paraggi, indipendentemente dal fatto che a lamentarne gli effetti sia solo una sola di esse.

In ambito civile quale criterio di valutazione sull’illiceità dello strepitio dell’immissione rumorosa si considera la soglia di tollerabilità dello stesso.


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In materia penale il punto di riferimento è rappresentato dalla configurazione di un reato di pericolo che si materializza nel momento in cui la condotta (l’abbaiare del cane) sia di per se idonea a recare disturbo ad un numero indeterminato di persone (Cassazione-sezione penale, sentenza n.8351/2014).

Avv. Ennio Carabelli
  • Laurea in Giurisprudenza
  • Abilitazione Forense presso la Corte d'Appello di Salerno
  • Giornalista Pubblicista
  • Autore specializzato in controversie legali, normative, condominio, casa, successioni, contratto, mutui.
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