Superbonus: quanto ha guadagnato lo Stato, le cifre
Sarebbe di 37 miliardi di euro la cifra introitata dallo Stato italiano dai lavori del Superbonus. Ecco lo studio che spiega chi ci ha guadagnato di più.

Mentre si continua a discutere sulla necessità (in alcuni casi urgenza) di prorogare il Superbonus del 110% si ragiona anche sull’impatto che questa particolare agevolazione fiscale ha avuto sui bilanci dello Stato. Se per molto tempo si è posta l’attenzione su quanto è costato allo Stato italiano concedere il Superbonus del 110% un recente studio del Centro di ricerche di mercato Cresme ha, invece, evidenziato quanto lo Stato ha guadagnato dalla cessione del credito e lo sconto in fattura del Superbonus.
Lo studio del Centro di ricerche Cresme
L’analisi condotta dal Centro di ricerche Cresme evidenzia come lo Stato in questi anni di Superbonus del 110% abbia incamerato tra IVA, Ires e IRPEF una cifra di circa 37 miliardi di euro. Numeri importanti, certo, ma la cui portata non è tanto nel valore in sé quanto nel suo confronto in percentuale con gli altri guadagni di cui hanno beneficiato non solo le imprese edili, ma anche coloro che operano nel settore dei servizi e nell’industria manifatturiera.
Bene, secondo quanto rilevato dal Centro di ricerche Cresme i 37 miliardi incassati dallo Stato italiano mediante le tasse prodotte dai lavori del Superbonus rappresentano il 34% di tutti gli introiti generati dall’agevolazione fiscale. Percentuale ben più alta del 21.8% di quanto beneficiato dalle aziende del settore edilizio, del 36% del settore dei servizi e del 12% dell’industria manufatturiera che si è occupata di fornire i materiali.
Dalla diffusione dei risultati delle analisi del Centro di ricerche Cresme non sono certo mancate le polemiche e le perplessità, ma è l’ennesima prova di una materia spinosa e molto, molto, articolata. Una materia sulla quale non si riesce a trovare un accordo e della quale stanno probabilmente pagando il prezzo più alto i cittadini e le imprese del settore (sia direttamente che indirettamente mediante l’indotto). Soprattutto perché sono tanti, tantissimi, i cantieri iniziati e mai portati a compimento che richiedono un urgente provvedimento da parte del governo.
A oggi è tutto fermo (o quasi); il Superbonus del 110% scadrà il 31 dicembre di quest’anno e poi non sarà più il 110 l’aliquota di riferimento e per come lo abbiamo conosciuto questo Ecobonus è destinato a morire. Ed è proprio sui lavori ancora in sospeso che si sta discutendo prevedendo probabilmente una proroga proprio per risolvere una questione ormai talmente complessa e articolata che, comunque vada, finirà per scontentare tutti.
Ed è proprio questo forse l’aspetto più enigmatico ma allo stesso tempo illuminante di una misura che, al netto di tanti limiti, era stata pensata per dare nuova vita a uno dei settori più strategici del nostro Paese e, quindi, all’intera economica in un periodo storico particolarmente delicato come è stato quello della pandemia. Eppure tra frodi, decreti, modifiche alle modalità di accesso, blocchi e concessioni quello che resta è la richiesta da parte dei professionisti del settore edilizio di non rinunciare a una formula di questo tipo. Anche perché, a quanto sembra, a guadagnarci sarebbe anche lo Stato stesso.