Superbonus, possibile scudo fiscale per i condomini truffati: cosa cambia
Il governo valuta un’imposta sostitutiva per chi deve restituire il bonus per lavori incompiuti o irregolari: si pagherebbe una parte del credito, senza sanzioni e interessi. Ma per ora è solo un’ipotesi.
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Per migliaia di proprietari il Superbonus si è trasformato da occasione di riqualificazione in un incubo fiscale. Cantieri lasciati a metà, stati di avanzamento gonfiati, asseverazioni che non corrispondono ai lavori realizzati: quando l’Agenzia delle Entrate contesta il credito, a pagare sono spesso i condomini, anche se la responsabilità è dell’impresa.
Ora il governo starebbe valutando una via d’uscita, pensata proprio per chi si è trovato coinvolto senza colpe dirette nelle irregolarità commesse da altri. Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore e ripreso da altre testate, nella prossima legge di Bilancio potrebbe entrare una sorta di scudo fiscale per chi deve restituire l’agevolazione. Il condizionale è d’obbligo: la norma non è ancora stata scritta e potrebbe cambiare, o non arrivare affatto.
Superbonus e condomini truffati: come funziona oggi

Con le regole attuali, se emergono irregolarità il Fisco recupera il beneficio dal committente, cioè dai proprietari che hanno usufruito dei lavori, aggiungendo sanzioni e interessi. Per le difformità nelle asseverazioni scatta la decadenza dall’agevolazione. Imprese, fornitori e banche che hanno acquistato i crediti rispondono in solido solo in presenza di dolo o colpa grave, come prevede l’articolo 121 del decreto Rilancio (dl 34/2020).
Il risultato è che il condomino, magari in buona fede, si ritrova a dover restituire somme importanti senza aver mai ricevuto l’opera promessa. Tra le contestazioni più diffuse ci sono i SAL, gli stati di avanzamento lavori, che dovevano raggiungere almeno il 30% per alcune scadenze e che in molti casi riportavano materiali fatturati ma mai installati. I cantieri incompiuti, secondo le ricostruzioni giornalistiche, sono concentrati soprattutto in Campania, Lazio e Lombardia.
L’ipotesi: un’imposta sostitutiva al posto della restituzione

L’idea allo studio è permettere a chi deve restituire il Superbonus di versare un’imposta sostitutiva, calcolata sul beneficio ottenuto in modo irregolare, invece di rimborsare l’intero importo maggiorato. Il pagamento chiuderebbe la contestazione senza ulteriori oneri e senza contenzioso con l’Agenzia delle Entrate.
L’aliquota non è stata fissata. Il riferimento più citato è quello delle proposte di modifica discusse a febbraio durante la conversione del decreto fiscale, poi accantonate, che parlavano del pagamento di un decimo del credito non spettante. Se si arrivasse a quella soglia, un condomino con 40.000 euro di bonus contestati verserebbe 4.000 euro: è però soltanto una simulazione.
Gli ostacoli e cosa fare nel frattempo
Il nodo principale è il costo per lo Stato: incassare una quota ridotta significherebbe rinunciare a una parte dei recuperi ordinari, una perdita di gettito che andrà coperta. C’è poi un problema di equità da gestire: la misura dovrà distinguere tra chi è stato davvero raggirato e chi ha partecipato consapevolmente alle irregolarità, per non trasformarsi in un condono generalizzato. Se la misura entrerà nella manovra, dovrà essere approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre.
Fino ad allora valgono le regole attuali. Chi ha ricevuto un avviso non deve contare sullo scudo per lasciare scadere i termini: conviene farsi assistere da un professionista e valutare il ricorso nei tempi previsti, conservando tutta la documentazione del cantiere, dai contratti alle fatture fino alle foto dei lavori. Per orientarsi tra le regole ancora valide può essere utile ripassare come funzionano oggi le detrazioni per i lavori in casa e le regole sui lavori in condominio.