Case sempre più inaccessibili in Europa: perché continuare con i bonus non risolve il problema
Il rapporto di HouseInc sulle disuguaglianze abitative in UE analizza la crisi del mattone e avanza proposte per superarla, che vadano oltre gli incentivi economici alle famiglie e che rendano realmente accessibile il mercato immobiliare. Ecco su cosa si dovrebbero concentrare gli Stati membri per uscire dalla crisi abitativa in corso.
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Il progetto europeo HouseInc sui fattori economici, demografici e politici che alimentano le disuguaglianze abitative indica la necessità di superare il modello degli incentivi economici per concentrarsi su aspetti diversi dell’abitare, tra cui spiccano:
- l’offerta di nuovi alloggi,
- la riqualificazione energetica del patrimonio esistente,
- la qualità delle abitazioni offerte in locazione.
Disuguaglianze abitative in UE

HouseInc è un progetto europeo che analizza le relazioni tra condizioni abitative, povertà energetica, mobilità, lavoro, salute e caratteristiche familiari, con particolare attenzioni alle comunità vulnerabili e marginalizzate. Nel suo rapporto prende in considerazione tre aspetti: la sostenibilità dei costi e la precarietà abitativa, la disuguaglianza nell’accesso alla proprietà e la distribuzione della ricchezza immobiliare.
Dal rapporto emerge che una delle problematiche da risolvere prima è la bassa elasticità dell’offerta, in quanto se alla maggiore domanda non corrisponde un adeguamento del numero di alloggi disponibili, la crescita dei prezzi è automatica, così come l’esclusione dal mercato dei redditi più bassi.
Le ragioni che in Europa contribuiscono maggiormente a rallentare l’offerta sono la rigidità della pianificazione urbanistica, la disponibilità e concentrazione delle aree edificabili, la speculazione fondiaria, le inefficienze del mercato e le possibili concentrazioni nella produzione edilizia e nei materiali da costruzione.
Finora le soluzioni più immediate che i governi hanno proposto per superare la crisi sono state di carattere economico, sotto forma di contributi per alleviare il peso di affitti e utenze, ma secondo il report questo tipo di agevolazione non risolve il problema alla radice, ma lo rimanda a quando i fondi non ci saranno più. Per questo, HouseInc sollecita interventi di diverso tipo, che vadano a migliorare l’efficienza energetica degli alloggi, la loro presenza sul mercato e la diffusione di contratti adeguati ai redditi familiari.
La situazione italiana

In Italia, la precarietà abitativa riguarda il 33% della popolazione (dato 2023), valore in diminuzione rispetto al 42% del 2012, ma che comunque rimane tra i più elevati d’Europa. In particolare, i principali problemi che le famiglie italiane devono affrontare nel mercato immobiliare sono la sostenibilità economica (ossia il fatto che molte case presenti sul mercato superano il 40% del reddito familiare disponibile), l’insicurezza abitativa (morosità su affitto, mutuo o utenze) e la qualità dell’alloggio (sovraffollamento, co-living e impossibilità di riscaldare adeguatamente la casa).
Dal punto di vista dei sostegni, quelli italiani comprendono detrazioni fiscali per gli inquilini e programmi territoriali finanziati attraverso il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione. Considerando il 20% della popolazione con i redditi più bassi, solo il 5,95% delle famiglie italiane ha ottenuto un sostegno abitativo, contro una copertura più ampia in Repubblica Ceca (16,46%), nei Paesi Bassi (53,84%) e in Finlandia (71,39%).
Attualmente, l’Italia attende l’avvio del Piano Casa, che intende riequilibrare le politiche abitative e investire in alloggi pubblici cooperativi e in edilizia convenzionata, sperando che superare la proprietà come unico modo di vedere la stabilità abitativa risolva le cose per migliaia di famiglie che vivono ancora in stato di precarietà. Tirando le somme, quindi, HouseInc suggerisce che anche in Italia come nel resto dell’Europa, sarebbe meglio puntare su urbanistica, produzione edilizia, mercato degli affitti e riqualificazione piuttosto che su semplici contributi economici.