In Italia ci sono 6 milioni di case vuote: il paradosso che fa discutere
In Italia ci sono 6 milioni di case vuote e una crisi abitativa sempre più dilagante. Cosa fa rimanere questi immobili fermi, e dove sono dislocati? Una stima del Centro studi di Fiaip fa luce sul fenomeno, e spiega quali sono le motivazioni che hanno portato a questa situazione.
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In Italia l’emergenza abitativa sta sfiorando i suoi massimi storici:
- prezzi delle case in vendita sempre più alti,
- accesso al credito sempre più elitario,
- canoni d’affitto che superano le rate del mutuo,
- stanze singole che costano quanto interi appartamenti.
Sono sempre di più le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese e che non riescono ad entrare nel mercato immobiliare, e gran parte del problema dipende dal fatto che la domanda è talmente superiore all’offerta da generare prezzi esorbitanti.
In questo quadro però, si afferma un dato che lascia a bocca aperta: in Italia ci sono 6 milioni di case vuote. Ecco perchè, e dove si trovano, secondo una recente analisi del Centro studi di Fiaip.
In Italia ci sono 6 milioni di case vuote

Il patrimonio immobiliare complessivo italiano ammonta a poco meno di 35,6 milioni di unità immobiliari, a fronte di 26,2 milioni di nuclei familiari. Facendo una semplice sottrazione matematica, si ottiene un totale di 9,4 milioni di abitazioni non occupate da residenti. Da questa cifra però, si devono sottrarre le seconde case ad uso turistico, gli immobili inagibili e quelli utilizzati con contratti particolari (es. foresterie). A questo punto, si ottiene un risultato di circa 6 milioni di case vuote, ma potenzialmente occupabili sin da subito.
Se c’è tutto questo disavanzo, quindi, da dove nasce l’emergenza abitativa italiana? Una recente analisi del Centro studi di Fiaip ha fornito la spiegazione: dipende tutto dalla geografia della domanda.
Negli ultimi anni, infatti, l’interesse della domanda si è concentrato in gran parte in poche aree del Paese, lasciandone indietro molte altre. Mediamente, il 45% delle compravendite si concentra nei centri strutturati, con uno squilibrio evidente, che porta ai prezzi di oggi: poche città con una domanda altissima da un lato; molte aree non centrali con una domanda inferiore all’offerta.
L’indice Imi

A questo punto, il quadro è chiarissimo: la concentrazione massima di case vuote si trova lontano da dove si concentra la domanda, poiché queste non soddisfano determinati requisiti. Il problema, quindi, non è tanto la scarsità oggettiva di case, ma piuttosto la scarsità geografica nelle aree più congestionate. Queste, in particolare, risultano vincenti grazie alla presenza di servizi, che in particolar modo per le famiglie fanno il bello e il cattivo tempo nella scelta di un immobile in cui vivere.
Per questo fenomeno esiste un indicatore specifico in campo immobiliare: l’indice di mobilità immobiliare (Imi). Questo parametro misura la quota di immobili oggetto di compravendita in un determinato territorio rispetto al totale disponibile. Così facendo, indica il livello di dinamicità del mercato in una specifica area. Guardando il dato nazionale, questo si attesta al 2,2%, con differenze enormi tra i 450 Comuni che superano il 3% e i circa 5.000 territori che sono al di sotto dell’1,3%. Già da qualche tempo si sta assistendo all’esodo verso le periferie, ma per molti giovani e single è ancora quasi impossibile riuscire a raggiungere un’autonomia immobiliare. Tutti questi fattori insieme hanno portato alla crisi odierna, la cui risposta può trovarsi solamente in politiche di supporto all’abitare e nuove costruzioni a prezzi calmierati.