Biosyness: la pelle vegana che nasce dagli scarti del caffè
Nel campo della pelletteria, Biosyness si configura come una vera innovazione. Si tratta infatti della prima pelle vegana, nata dagli scarti del caffè.
Guarda il video

La sostenibilità passa anche per le innovazioni nel campo della moda, in particolare quando si parla di prodotti Made in Italy. La penisola italiana è infatti da sempre una culla di scoperte e non sorprende, che anche la prima pelle vegana nata dagli scarti del caffè trovi qui la sua patria, nello specifico a Milano, la città della moda.
Ideatore di questa innovazione è Alireza Mansouri, giovane esperto di biotecnologie e bioeconomia, che durante i suoi studi universitari ha trasformato un’intuizione in un progetto industriale capace di coniugare durabilità, estetica e rispetto per l’ambiente. Il nuovo materiale prende il nome di Biosyness e mostra più di un punto di forza.
Si potrebbe pensare che la sua origine vegana sia già sufficiente a renderla innovativa, ma in realtà questo materiale è molto di più. Offre infatti, una vera alternativa alle pelli tradizionali e sintetiche, dimostrando come la circolarità e il riuso degli scarti possano generare soluzioni di alto livello, pronte a conquistare diversi mercati.
Biosyness: dal caffè un’idea rivoluzionaria

Il fondatore di Biosyness, Mansouri, ha origini iraniane, paese in cui è cresciuto e dove ha maturato il desiderio di creare un materiale sostenibile. Il trasferimento a Milano, nel 2019, gli offre l’intuizione ha preso forma concreta.
Osservando il consumo e gli scarti del caffè alla caffetteria universitaria, Mansouri ha compreso le potenzialità di questa materia prima abbondante e poco valorizzata. Nel 2020 ha sviluppato i primi prototipi, nel 2021 è nata la prima vera versione della pelle vegana e, dopo un processo di perfezionamento, nel 2023 la produzione è stata avviata su scala industriale grazie a partnership tra Piemonte e Veneto.
Ogni anno la filiera del caffè genera circa 40 milioni di tonnellate di scarti. Tra questi, la più interessante è la silverskin, una sottilissima pellicola che riveste il chicco e che si stacca durante la tostatura. Pur rappresentando solo l’1-2% del peso del chicco, la sua disponibilità su larga scala è enorme. Di solito questo materiale viene destinato a compostaggio, cosmetici, biogas o coloranti naturali, ma sono numerosi anche i casi in cui finisce come rifiuto speciale. Biosyness ha scelto di dare nuova vita alla silverskin che viene polverizzata e combinata con granuli termoplastici bio-based (bio-TPU) secondo una formula proprietaria, senza l’utilizzo di solventi o plastificanti chimici.
La pelle vegana Biosyness si distingue per resistenza, versatilità e personalizzazione. La composizione media prevede un bilanciamento del 50% tra silverskin e bio-TPU, con l’aggiunta di fondi di caffè che permettono di modulare le tonalità cromatiche. A seconda delle esigenze del cliente, la formula può essere adattata, così come lo spessore, che raggiunge fino a 6 mm.
Il materiale vanta una resistenza a 120.000 cicli di abrasione, mantenendo al tempo stesso leggerezza e morbidezza. È naturalmente resistente ai raggi UV, può essere trattato per risultare ignifugo e conserva un leggero profumo di caffè, eliminabile su richiesta. Inoltre, la percentuale bio-based varia dall’80% al 95%, rendendolo una delle soluzioni più sostenibili nel panorama delle alternative alla pelle animale.
Una pelle davvero a basso impatto

Uno dei punti di forza di Biosyness è la sua impronta ambientale ridotta. Secondo le analisi effettuate, l’impatto in termini di CO2 e consumo idrico è inferiore di almeno l’80% rispetto sia alla pelle naturale sia a quella artificiale, anche nelle varianti prive di solventi. Anche il fine vita del prodotto è stato pensato in ottica di economia circolare, poiché Biosyness può essere smaltita nella plastica e quindi riciclata, contribuendo a ridurre ulteriormente il carico ambientale.
Le applicazioni di questa pelle vegana sono numerose. Pensata inizialmente per il settore arredamento, quindi per i divani e i complementi imbottiti, trova spazio anche nella moda, negli accessori e nel merchandising. Le prospettive di mercato sono estremamente promettenti se si considera che il comparto globale della pelle vegana è destinato a superare il miliardo di dollari entro il 2030, con un valore stimato di 47 milioni nel segmento europeo degli accessori e dell’arredo. Solo il Nord Italia potrebbe arrivare a generare 12 milioni di euro.
Con una dozzina di partner industriali italiani già coinvolti e un modello scalabile in grado di adattarsi a più regioni, Biosyness si candida a diventare un punto di riferimento nella transizione verso materiali più etici e sostenibili.
Biosyness pelle vegana: immagini e foto
La storia di Biosyness dimostra come dalla combinazione di ricerca scientifica, intuizione e attenzione alla sostenibilità possano nascere soluzioni concrete e innovative. Trasformare un rifiuto in una risorsa non è soltanto un gesto ecologico, ma anche un’opportunità di business in grado di ridefinire interi settori produttivi.