Ceramiche d’arte. Un patrimonio di storia, arte, cultura e territorio
Nella culla storica della ceramica ligure, la bottega Ceramiche Pierluca guidata da Dario Bevilacqua è un presidio resiliente che fonde rigore tradizionale, riletture contemporanee e feconde contaminazioni con l’arte.

Ad Albisola, distretto storico della Liguria di ponente, la ceramica fa parte imprescindibile del patrimonio culturale locale. È in questo humus che si colloca la storia di Ceramiche Pierluca, una bottega atelier, ma soprattutto un presidio resiliente, custode appassionato della memoria manifatturiera, impegnato nel riversare il sapere artigiano in un dialogo attuale con il design e le arti visive contemporanee.
Una storia di passione familiare
“La ceramica ha sempre fatto parte della mia vita perché mia madre ha sempre lavorato in questo campo; fin da bambino sono cresciuto a contatto con l’argilla” racconta Dario Bevilacqua, classe 1966, attuale proprietario dell’atelier.

La bottega fu fondata nel 1953 ad Albisola Capo, presso i vecchi locali della fabbrica Spica, da Bepi Pierluca Mazzotti, figlio di Torido Mazzotti e nipote di Tullio d’Albisola, pseudonimo di Tullio Mazzotti, ceramista e scultore futurista.
Nel 1963 la bottega chiuse, ma nel 1989 venne riaperta con una nuova attività presso via Italia 25 ad Albissola Marina, grazie a Clara Biagi, madre di Dario Bevilacqua, e Bepi Mazzotti, suo compagno di vita. Oggi Dario Bevilacqua ne è il titolare, in una naturale prosecuzione dell’attività e, ancora prima, della passione.
La triplice anima della produzione: tradizione, design e arte pura
Tenendosi ben lontana da una facile omologazione, la bottega segue tre filoni complementari nella sua produzione. La Tradizione, legata alla storia ceramica albisolese. Il Design, “anche se non amo usare questo termine per la ceramica, perché lo trovo improprio: il vero design richiede tirature di migliaia di pezzi, mentre noi realizziamo prevalentemente pezzi unici o piccolissime serie. Tuttavia, l’influenza del linguaggio del design – inteso come pulizia formale, studio delle proporzioni e sintesi visiva – ha oggi un grosso impatto”.
Infine, la collaborazione diretta con artisti che si appoggiano all’atelier di Ceramiche Pierluca, in questo caso riletto come una sorta di incubatore tecnico ed esecutivo per autori che spesso non possiedono l’esperienza manuale della modellazione o della cottura.

“C’è sempre un affiancamento tecnico, poiché al 95% degli artisti manca le competenze pratiche e un laboratorio proprio di ceramica. Il nostro accompagnamento fa sì che l’artista continui ad agire e a plasmare direttamente ogni singola opera”.
Tra eredità e avanguardia

Il repertorio classico è dominato dal decoro Antico Savona, la celebre stesura che presenta figure vegetali, mitologiche o paesaggistiche in blu su fondo bianco, a definire un immaginario ligure molto riconoscibile.
Parallelamente, l’atelier ha compiuto un’operazione filologica e tecnologica di grande interesse riprendendo la lezione delle avanguardie storiche. Negli anni Trenta, il territorio delle Albisole fu infatti uno dei centri nevralgici del Futurismo ceramico, luogo di sperimentazione per figure come Filippo Tommaso Marinetti, Tullio d’Albisola e Bruno Munari.

“Questi, lavorando a fianco dei ceramisti, idearono una tecnica particolare detta MAT: una base opaca a buccia d’arancio su cui realizzavano decori caratteristici. Riteniamo che questa lezione del Futurismo sia estremamente attuale. L’abbiamo ripresa e modificata, rendendo la superficie ancora più opaca, ma al contempo idrorepellente e lavabile, riportando quegli stilemi ai giorni nostri. Questa collezione l’abbiamo denominata Futurismo 3.0”.
Grandi maestri e nuove leve: un laboratorio in continuo fermento
La vocazione all’accoglienza e alla co-progettazione ha reso Ceramiche Pierluca un punto di riferimento per artisti storici e progettisti della nuova generazione. Emblematico è il sodalizio sviluppatosi con Ugo Nespolo, maestro dell’arte pop e concettuale italiana. “Nespolo frequenta la bottega dal 2015. Con lui si è creato un legame di forte amicizia. Abbiamo avuto l’idea di realizzare una serie di 36 opere, in mostra fino al 6 settembre al Centro Esposizioni del MuDA – Museo Diffuso di Albisola e al Museo della Ceramica di Savona con il progetto Nespolo e Albisola. Fuoco ritrovato. Stiamo anche pianificando nuove opere monumentali in edizione più ridotta”.

Accanto all’esperienza con Nespolo e ai progetti in cantiere con figure iconiche del design italiano come Ugo La Pietra, l’atelier mantiene un’apertura costante verso giovani talenti e studi di progettazione, tra cui Cristian Visentin, la coppia Omar Tonella e Federica Delprino, il duo Due Citti, Roberto Cambi, affiancando a queste sinergie esterne una solida linea di ricerca sviluppata internamente.
Innovazione ceramica: sì, si può
A livello tecnico la ceramica non consente rivoluzioni epocali (gli elementi base restano argilla, smalti, colori e cotture in forno ad alte temperature), la vera innovazione si gioca sulla ricerca cromatica, con miscele di colori personalizzate e non riproducibili.

Inoltre, Bevilacqua non teme di sperimentare in bottega nuovi linguaggi. “Più che di vera e propria innovazione, parlerei di un ampliamento delle tecniche usate. Storicamente il mondo ceramico albisolese ha sempre dato priorità al lavoro al tornio, che però limita le forme alla sola circolarità. Con l’avvento del design abbiamo recuperato e integrato in modo massiccio la tecnica del colaggio, che permette di creare forme geometriche, parallelepipedi e volumi complessi”.

La scommessa sul futuro
La sfida che oggi accomuna gran parte del Made in Italy d’eccellenza rimane il ricambio generazionale, complicato dalla carenza di percorsi formativi strutturati sul territorio.

“Tuttavia, dobbiamo rimanere ottimisti, divulgare la passione per questo mestiere e continuare a coinvolgere le nuove generazioni”.
La strategia di Bevilacqua consiste nel perseguire senza sosta la qualità culturale ed estetica. “Per far sì che l’artigianato ceramico non scompaia, l’unico obiettivo reale è alzare la qualità e il livello di ciò che si produce. Bisogna superare la tendenza a rimanere ancorati a vecchi cliché o a sagre locali di poco respiro, puntando su esposizioni di alto valore culturale che riposizionino Albissola e la ceramica nel circuito internazionale”.