Salone Nautico di Genova 2026: quando il progetto dello yacht diventa architettura
Materiali, tecnologia, leggerezza costruttiva e personalizzazione degli interni convergono in una nuova idea di abitare il mare, dove prestazione, comfort e paesaggio trovano un equilibrio sempre più preciso.
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Terminato il 66° Salone Nautico Internazionale di Genova, ciò che resta non è soltanto la misura di una manifestazione cresciuta nei numeri, ma una fotografia piuttosto precisa dello stato dello yacht design. Dall’1 al 6 ottobre, oltre 1.000 imbarcazioni e novità provenienti da 45 Paesi hanno occupato il Waterfront di Levante, l’area portuale sull’ex Fiera di Genova, con 215 anteprime e più di 4.600 prove in mare.
I 138.273 visitatori registrati, in aumento dell’11,3% rispetto agli altri anni, raccontano la dimensione dell’evento; ma sono soprattutto la varietà dei linguaggi e la crescente sovrapposizione fra architettura, arredo, tecnologia e ingegneria a restituire il senso di questa edizione.
Fra le proposte viste nel capoluogo ligure, il progetto sembra allontanarsi tanto dall’idea di puro esercizio stilistico quanto da quella di tecnologia esibita. La direzione è più sottile: stile, funzione e materia non procedono più su piani distinti, ma convergono in una visione progettuale coerente.
Il progetto come misura dell’innovazione
A offrire una lente particolarmente utile è stato il Design Innovation Award, arrivato nel 2026 alla settima edizione. Promosso da Confindustria Nautica e dal Salone Nautico Internazionale, il riconoscimento ha raccolto oltre 100 candidature ed è stato articolato in undici categorie, tre premi speciali e due menzioni d’onore. La giuria internazionale, presieduta dall’architetto Paolo Brescia, ha valutato i progetti attraverso design, ricerca, innovazione e sostenibilità.
Tra i progetti premiati figurano il Grand Soleil 60 di Cantiere del Pardo, vincitore nella categoria delle imbarcazioni a vela oltre 14 metri, e l’Icona 70 by Mangusta, destinatario del Premio Speciale Innovazione; il Magellano 27M di Azimut ha invece ottenuto il riconoscimento nella categoria Superyacht oltre 24 metri. Il premio comprende anche categorie dedicate a componentistica, accessori, equipaggiamenti ed elettronica di bordo, estendendo l’osservazione alla filiera tecnologica.
Inoltre, alle prime edizioni dal 2020 al 2025, è stato dedicato il volume presentato durante la serata del premio: una raccolta dei vincitori accompagnata dai contributi di istituzioni, giurati e giovani designer che hanno partecipato negli anni ai diversi appuntamenti.

Quando il carattere nasce dal design
È nel contesto del Salone e attraverso questa chiave di lettura che abbiamo visitato e osservato i cantieri e le loro creazioni. Il nuovo Azimut Magellano 27M, terza generazione della famiglia Magellano, è forse uno degli esempi più nitidi di questa ricerca. Lavorano insieme Jarkko Jamsén, per l’esterno, e Michele De Lucchi con AMDL Circle per gli interior, in un progetto nel quale visioni differenti si uniscono in un unico linguaggio concettuale.
Il design outdoor, netto e quasi severo, trova all’interno una dimensione più meditativa: il legno, il nero, le texture e la luce diventano strumenti architettonici. Il pavimento stesso diventa texture, mentre la testata del retroletto richiama la storica Oso giapponese; nota per le lampade, che sono quasi impercettibili. Il progetto ha ricevuto il premio come miglior superyacht oltre 24 metri al Design Innovation Award 2026.

Anche il profilo diventa elemento funzionale: la prua e le geometrie dello scafo sono pensate per lasciare libertà di navigazione a diverse andature. È una concezione che ritrova, con codici differenti, anche nel Ferretti 720 la propria ragione d’essere: esterni di Filippo Salvetti e interni di Ideaeitalia costruiscono un ambiente dove comfort e capacità di stivaggio acquistano centralità. Poltrona Frau, Ernestomeda e Quagliotti entrano nel progetto non come firme da esibire, ma come parti di un interno organizzato attorno alla vita a bordo.

Abitare il mare, senza interrompere il paesaggio
Osservando Grand Soleil 80 di Cantiere del Pardo, la scala cambia, ma non cambia la ricerca di equilibrio. La propulsione elettrica introduce una dimensione di silenzio pensata anche per raggiungere luoghi nei quali le limitazioni ambientali impongono nuove modalità di accesso. Comfort e facilità di manovra convivono con una cabina armatoriale collocata a prua.
Il Pardo Endurance 72 interpreta invece il rapporto con l’acqua attraverso una soluzione quasi scenografica: la spighetta che scende verso il mare e, sotto i lettini prendisole sollevati, una piccola cucina completa di griglia e lavandino.

Nell’Icona 70 by Mangusta la vocazione sportiva diventa invece architettura: il progetto di Igor Lobanov integra esterni, interni, ergonomia e plancia in un unico linguaggio, mentre il pavimento in teak sintetico accompagna la poppa trasformabile, che crea una grande piattaforma sull’acqua. L’altezza di 2,85 metri nella sezione centrale amplia ulteriormente la percezione degli ambienti. Il modello ha ricevuto nel 2026 il Premio Speciale Innovazione del Design Innovation Award.

Sanlorenzo, con SHE, guarda alla memoria delle navette degli anni Sessanta attraverso materiali e proporzioni aggiornati. Il layout classico viene reinterpretato da Piero Lissoni, con il teak sintetico, ampie superfici vetrate e una continuità visiva fra poppa e lower deck. Sei anni di progettazione raccontano la complessità che oggi può nascondersi dietro un progetto apparentemente semplice.

La leggerezza come nuova prestazione
Sul Grande 44 di Azimut la ricerca si sposta sulla massa. La costruzione più grande realizzata nella sede di Viareggio utilizza la fibra di carbonio per svilupparsi su quattro ponti senza tradurre l’aumento verticale in un corrispondente appesantimento visivo. Il progetto di Roberto Mancini e M2Atelier lavora sulla continuità dei percorsi e su grandi ambienti privati; sul piano tecnico compaiono un sistema ibrido per la permanenza all’ancora, pannelli solari, uno scafo Dual Mode sviluppato con Pierluigi Ausonio e un’ala di poppa in carbonio realizzata con un’azienda olandese.

La stessa tensione fra prestazione e spazio emerge nel Mangusta Aura 165, sportivo e veloce ma costruito attorno a volumi inconsueti: 92 metri quadrati per la cabina armatoriale e 62 per il ponte esterno con piscina. Gli stessi elementi di seduta attraversano indoor e outdoor; gli interni sono di Marcello Pianosi, mentre gli esterni sono di Igor Lobanov.
Nel Solaris Long Range, invece, Michele Dragoni porta all’esterno un’idea di continuità: il pozzetto privo di scalini permette di spostare liberamente i divani, mentre vetro e specchi amplificano la percezione degli interni. La cucina Boffi e i richiami all’artigianalità completano un ambiente nel quale esterno e interno sono pensati come un unico sistema.

Personalizzazione, tecnologia, nuove linee
L’Invictus ST550 Horizon affronta un’altra delle questioni centrali della nautica contemporanea: la personalizzazione. Gli interni di Fabio Rotella e la ricerca cromatica costruiscono una dimensione vicina a quella domestica, sostenuta da un reparto atelier interno dedicato alla configurazione degli ambienti.

Sul fronte della vela, il Beneteau First 60 concentra invece l’attenzione sulla qualità della navigazione quando lo scafo è inclinato, combinando comfort e tecnologia in un progetto sviluppato nell’arco di due anni.
Con l’Amer 42 Furth Explorer di Amer Yachts la tecnologia diventa struttura: 42 metri, interni ed esterni di Luiz de Basto e ingegneria di Optima Design, con uno scafo in acciaio e una sottostruttura in alluminio. È concepito come explorer, quindi per affrontare condizioni di mare differenti.

Prestige M8, infine, porta la logica del catamarano in una dimensione abitativa nella quale la cabina armatoriale, firmata nel progetto di Camillo Garroni, raggiunge circa 30 metri quadrati senza interruzioni, restituendo continuità e ampiezza a uno spazio normalmente più frammentato.
A Genova, più che una risposta definitiva, è emersa una direzione. Non una nuova grammatica da imporre alla progettazione, ma una maggiore libertà nel mettere in discussione gerarchie e consuetudini. È forse questa la trasformazione più interessante: non tanto cambiare il modo di guardare alle imbarcazioni, quanto ampliare ciò che oggi possiamo aspettarci da loro.
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