Cinque piccole mostre che accendono le sinapsi. Quando un attento sguardo curatoriale produce una moltitudine di connessioni
Attivare connessioni e stimolare il pensiero critico: questi i veri obiettivi dietro cinque mostre all’insegna dello sguardo obliquo

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, ormai sempre più presente nella nostra quotidianità, emerge la necessità apparentemente paradossale di risvegliare e mettere alla prova la nostra intelligenza naturale. Il che non significa affatto sminuire il valore della tecnologia, o giocare per contrapposizioni (AI vs NI).
Al contrario, le straordinarie possibilità offerte dall’intelligenza artificiale possono ampliare le nostre capacità, aiutarci a esplorare nuovi territori e offrirci strumenti prima impensabili. Per questo diventa importante mantenere vivo ciò che non è delegabile come la capacità di pensare, dubitare, interpretare, stabilire connessioni, riconoscere la complessità e assumere responsabilmente una posizione.

Il design sta facendo la sua parte adoperando il proprio linguaggio per attivare scintille 100% made in human brain. In quest’ottica, consideriamo esemplari cinque piccole mostre recenti – le prime quattro allestite in occasione di Marmomac 2026, la quinta esposta all’ADI di Milano da fine settembre – che hanno dimostrato che non servono grandi effetti speciali per restituire senso.
Per innescare il fermento dello scambio e della riflessione basta indicare la via che sposta lo sguardo dal micro al macro, dal materiale al territorio, dall’oggetto alla letteratura, dalla tecnica alla sperimentazione. In un panorama espositivo spesso più orientato a performance e quantità, queste mostre hanno ricordato che ciò che è veramente importante è attivare connessioni.
Joseph Grima, Sulla Pietra / On Stone – Learning from Lessinia

Alla sua prima partecipazione a Marmomac come curatore, Joseph Grima ha firmato Sulla Pietra, una mostra che ha indagato il futuro di questo materiale naturale nell’architettura attraverso le grandi transizioni ambientali e tecnologiche. Invece di presentarla come materiale estrattivo ad alto impatto, Grima ha ripensato la pietra come piattaforma di sperimentazione, attraverso pratiche di riuso, fabbricazione digitale e ricerche su materiali a basse emissioni.

Al centro dell’esposizione è stato posto il caso della Lessinia – altopiano posto tra Verona e Trento – territorio considerato la perfetta espressione di integrazione della pietra nell’abitare: lastre di copertura, muri a secco, soglie, mensole, pavimenti, arredi domestici, nulla viene scartato; ogni frammento trova misura e funzione.
Questa antica abilità costruttiva locale si confronta oggi con una filiera industriale trasformata dalle nuove tecnologie che, secondo Grima, non si pongono in contrasto perché non sostituiscono il sapere tradizionale, ma piuttosto ne estendono il raggio d’azione, restituendo valore anche a ciò che l’industria spesso considera scarto.
Davide Fabio Colaci, Marble Interiors

Curata da Davide Fabio Colaci, Marble Interiors ha esplorato il ruolo del marmo e della pietra naturale negli interni, mettendone in luce la capacità di costruire linguaggi spaziali complessi e stratificati. La mostra mette in relazione campioni fisici di marmo con dieci famosi progetti, cinque storici e cinque contemporanei esposti sul perimetro dello spazio, descritti attraverso fotografie, disegni e ricostruzioni di frammenti e intarsi. Al centro, a pavimento, una narrazione che codifica le differenti tipologie di lavorazioni – dall’incisione laser fino alla modellazione 3D – attraverso la materia stessa.

Nello sguardo di Colaci, il marmo smette i panni del rivestimento funzionale, per diventare un componente attivo e dinamico dello spazio interno, in grado di definire atmosfere, equilibri e identità. Un’originale modalità espositiva che esplicita quanto il marmo possieda una versatilità capace di attraversare il tempo, reinventandosi grazie all’innovazione tecnologica e alla sperimentazione progettuale.
Raffaello Galiotto, Carisma Materico

La progettazione computerizzata e le macchine a controllo numerico aprono orizzonti inattesi di precisione, complessità e ripetibilità anche nel settore lapideo, che si trova pertanto a metà fra la minaccia della perdita degli antichi saperi e la spinta innovativa della tecnologia. In questo scenario, la pietra ridefinisce la propria attrattiva, percepito come molto espressivo, ma soprattutto sostenibile.

Pensando a questo contesto, Raffaello Galiotto, protagonista da anni della sperimentazione a Marmomac, ha presentato Carisma Materico, una mostra che indaga il ritorno della cultura della pietra nell’architettura contemporanea attraverso quattro installazioni mock-up.
Ognuna illustra le potenzialità di una tecnica, ma vuole anche evidenziare una specifica dicotomia (strutturale/ornamentale, grave/leggera, minimale purista/tattile scabra), per costringere il fruitore a ripensare il ruolo della pietra, a guardarla con mente aperta. Un approccio che restituisce una mappa inattesa di possibilità espressive e costruttive per l’architettura contemporanea.
Giuseppe Fallacara, C’era una volta il “cielo” dell’architettura

Con C’era una volta il “cielo” dell’architettura, Giuseppe Fallacara apre una riflessione sullo spazio voltato in pietra inteso simbolicamente come origine dell’architettura, quando recintare e coprire definivano i primi gesti dell’abitare. Per questo la volta è stato l’oggetto di ricerca dei prototipi elaborati da 17 università nell’ambito di Marmomac Meets Academies 2026.

Con questa mostra, Fallacara invita a riportare la progettazione in pietra al centro dei percorsi accademici, per ritrovare uno spazio da dedicare al confronto tra materia, struttura e progetto. È così che un’esposizione a prima vista tecnica si trasforma in una call to action culturale.
Andrea Anastasio e Domitilla Dardi, Antologica. Oggetti tra le righe

L’ADI Design Museum di Milano ha vestito la Collezione storica del Compasso d’Oro di un nuovo ordinamento scientifico, curato da Maite García Sanchis. Con l’occasione, a fine settembre, il museo ha presentato – mostra nella mostra – il quarto approfondimento tematico intitolato, Antologica. Oggetti tra le righe, curato da Andrea Anastasio e Domitilla Dardi.

In un encomiabile contrappunto, l’antologica evidenzia una selezione di progetti vincitori del Compasso d’Oro, mettendoli in relazione con brevi citazioni letterarie, esplorando così la dimensione dell’immaginario collettivo che gli oggetti sono in grado di evocare.
Rintracciandoli dentro racconti, romanzi, poesie e film, la mostra esplicita come questi oggetti non rimangano sullo sfondo, bensì agiscano come altrettanti protagonisti. In questo allestimento, la letteratura diventa strumento per leggere il design e viceversa, in un’esperienza di risonanza che trasforma la visita in un incontro individuale (e collettivo) tra oggetti e parole, risvegliando le nostre personali memorie.