Modernismo mediterraneo: reinterpretare una villa anni Sessanta ai Castelli Romani
La ristrutturazione firmata Studiotamat ha regalato una nuova eleganza, colta e raffinata, a una dimora su tre piani a pochi passi da Roma.

A Grottaferrata, tra le colline che circondano Villa Grazioli, la famosa residenza d’epoca costruita nel XVI secolo dal Cardinale Antonio Maria Salviati, lo studio romano Studiotamat ha completato la ristrutturazione di una residenza privata, un rifugio dagli echi modernisti dove memoria e contemporaneità si fondono in un mix sofisticato ed elegante.
Fondato da Tommaso Amato, Matteo Soddu e Valentina Paiola, lo studio ha operato un intervento di recupero profondo su una villa degli anni Sessanta, originariamente concepita come casa vacanze. Oggi, la dimora accoglie una nuova famiglia – Daniele, Sara e le loro tre figlie – offrendo loro una base in equilibrio tra la quiete della natura e la vicinanza alla vita metropolitana di Roma.
- L’eredità di Frank Lloyd Wright in dialogo con il genius loci
- Interventi strutturali: fluidità e apertura
- Focus zona giorno: la scala ellittica e l’isola in travertino
- Il piano superiore è dedicato alla zona notte
- La vista su Roma per il soppalco
- Modernismo mediterraneo: reinterpretare una villa anni Sessanta ai Castelli Romani – foto e immagini
L’eredità di Frank Lloyd Wright in dialogo con il genius loci

Il punto di partenza del progetto è stato il rispetto per l’architettura originaria, che richiama il concetto di casa usoniana sviluppato da Frank Lloyd Wright. La villa presentava linee semplici, una pianta regolare e materiali naturali integrati armoniosamente con il paesaggio dei Castelli Romani.
Studiotamat ha scelto di preservare questo approccio, mantenendo i materiali autentici come le pareti in pietra, i mattoni a vista, il legno e il cemento, ma interpretandoli attraverso accostamenti che valorizzano la luce naturale e donano una nuova vitalità agli spazi. “Il nostro intervento è nato dal desiderio di far dialogare i valori storici con le esigenze dell’abitare contemporaneo”, spiega Matteo Soddu.
Un esempio di questa filosofia è il recupero del motivo romboidale delle inferriate anni Cinquanta, che è diventato il segno grafico per le nuove vetrate su misura della cucina e dello studio.
Interventi strutturali: fluidità e apertura

Originariamente la casa presentava una pianta frammentata da corridoi e piccole stanze di servizio tipiche dell’edilizia dell’epoca. Il progetto ha eliminato la maggior parte di questi filtri, insieme ai locali lavanderia e ai disimpegni superflui, ottenendo ambienti aperti e ariosi.
Questa nuova fluidità ha permesso di creare una connessione costante tra le diverse aree della casa e tra l’interno e l’esterno. L’ingresso, nobilitato dal restauro del portone originale in legno di faggio, introduce immediatamente l’eleganza senza tempo che caratterizza l’intero progetto grazie a un armadio su misura rivestito in tessuto Viceversa Monet de L’Opificio, con finiture in noce Tanganika.
Focus zona giorno: la scala ellittica e l’isola in travertino

La scala ellittica, che si rivela già dall’ingresso, distribuisce simmetricamente gli spazi della zona giorno. A est, il living si apre con una parete in pietra che ospita un camino integrato nell’area conversazione.
Qui, i divani Marenco di Arflex – che prendono il nome dal designer stesso, Mario Marenco che li progettò nel 1970 – sono stati abbinati ai pouf e ai tavolini Rammendi e Plastiz di Punto Zero Architetti, disegnando un’area TV e relax dal carattere eclettico.

A ovest si trova la cucina, uno spazio di 40 metri quadrati in stile americano dominato da un’ampia isola su misura in Travertino Rosso Persiano. Questo elemento monolitico, dotato di piastra teppanyaki e cappa integrata, funge da centro aggregatore per la vita familiare.

Pensata per i pasti veloci è la panca integrata sotto la finestra, mentre una serie di ante a scomparsa nasconde i passaggi verso la zona di servizio e le scale secondarie. Una vetrata a tutta altezza verniciata a polvere separa con garbo la cucina dalla sala da pranzo, dove spiccano le sedie Cesca di Marcel Breuer per Knoll e il tavolo laccato della collezione Big di Punto Zero Architetti.

Il bagno per gli ospiti si fa notare per una scelta decorativa audace: un intero rivestimento in carta da parati Colony a tema esotico che fa da sfondo a un lavabo scultoreo di Devon&Devon, evocando il gusto americano dei primi decenni del Novecento.

Il piano superiore è dedicato alla zona notte

Salendo al piano superiore, il pavimento in parquet di rovere posato “a sorella” accompagna verso le zone più private. Lo studio della proprietaria occupa la posizione centrale. Caratterizzato da una vetrata su misura e un soffitto dipinto nel colore Tuscan Red di Little Greene, è un ambiente ricco di luce che affaccia direttamente sulla terrazza principale.

La camera padronale ha tutte le comodità di una suite di lusso: una parete in carta da parati dissimula l’ingresso al bagno privato, dove l’uso del marmo Arabescato per il lavabo integrato e la vasca freestanding crea un’atmosfera da spa.

Le camere delle tre figlie — Fiamma, Sole e Celeste — sono state personalizzate per riflettere le loro personalità, utilizzando velluti di cotone L’Opificio e carte da parati Disney Home.

Tra le stanze, la zona trucco condivisa è definita da un mobile in ferro zincato blu tortora e da piastrelle Tivoli di Cristina Celestino per Fornace Brioni. Un buon esempio di come uno spazio di transizione possa tradursi in un elemento di design ricercato.
La vista su Roma per il soppalco

L’ultimo livello della villa è il soppalco che ospita l’area cinema e gioco. Qui il pavimento tecnico in cotto e gomma di Artigo risponde alle esigenze pratiche delle bambine, mantenendosi coerente al calore della palette cromatica della casa. Grandi vetrate aprono la vista sulle colline fino a raggiungere lo skyline di Roma, rendendo questo spazio il luogo ideale per il relax familiare durante i mesi invernali.