Le nuove luci per esterno trasformano ogni notte in un momento magico
La luce, si sa, trasforma la percezione dello spazio e inventa rituali sempre nuovi. Proprio come le lampade da esterno, che traducono terrazze e giardini in scenografici teatri domestici: dove concedersi più tempo sotto le stelle, da soli o in compagnia

Abbandonata l’era della luce esterna rigorosamente funzionale – cioé essenziale e tecnica, purché illumini bene – oggi l’outdoor si presenta come l’alter ego emotivo della casa e sceglie lampade speciali, capaci di accompagnare l’atmosfera e incorniciare i piccoli riti quotidiani. Vere e proprie presenze domestiche che giocano a nascondino con la natura e si mimetizzano nel paesaggio, senza rinunciare però a un carattere spiccato che mixa vena poetica e innovazione tecnica. Scommettiamo che con questi modelli di design patio, giardino e terrazzo acquisteranno una luce tutta nuova?
Artemide, Vea

Lo studio Foster + Partners Industrial Design affronta lo spazio esterno con l’intelligenza delle forme archetipiche e disegna per Artemide una lampada che lavora sulla leggerezza. Vea non insegue l’effetto speciale, pur essendo decisamente fuori misura (è alta cm 240,5 o cm 385): produce una luce misurata, quasi educata, esattamente dove serve. Il paralume, infatti, si alza e abbassa a piacere, mentre la testa ruota sull’asse dello stelo e si inclina fino a 30° per dirigere la luce con precisione. Outdoor o indoor. Due le versioni: Ambience, con un fascio morbido e diffuso o Focus, con luce più definita e precisa.
Luce&Light, Do Re Mi S

Il nome suggerisce immediatamente una partitura e il riferimento non è casuale. Do Re Mi S di Luce&Light utilizza la luce come una sequenza di note distribuite nello spazio, permettendo di costruire composizioni luminose più che semplici punti luce. La sua forza sta proprio nella modularità: non illumina il giardino, lo orchestra. E improvvisamente anche un vialetto può concedersi qualche ambizione da scenografia teatrale.
Flos, Bellhop Unplugged

Bellhop, la lampada disegnata da Edward Barber e Jay Osgerby per Flos, continua a essere uno degli esempi più riusciti di design nomade. La si prende con una mano e la si sposta dove serve: al centro della tavola, accanto a una chaise longue, vicino al piano della cucina per un aperitivo improvvisato.
Come una sorta di candela contemporanea: una presenza discreta che si muove con naturalezza in uno spazio
raccontano i designer. Oggi la lampada si sposta all’aperto (Bellhop Unplugged), grazie alla tecnologica ad hoc: oltre a essere portatile, infatti, ha una protezione – in tanti colori – che la rende resistente a polvere e schizzi d’acqua e la luce dimmerabile su diverse tonalità.
SKLD, Koro

La collezione KORO nasce dall’unione tra la cultura giapponese e la passione per l’artigianato. Le sue forme organiche e monolitiche si ispirano ai volumi arrotondati e alle quattro curve essenziali del koro.
Esordisce così Eli Gutiérrez, designer spagnola dalla forte visione cosmopolita, che attraverso la lampada firmata per SKLD suggerisce un nuovo “rituale del tempo”. Ispirata, appunto, al tradizionale contenitore per l’incenso (che in Giappone accompagna meditazione e tempo lento), Koro è un invito alla pausa, al ritmo rilassato, al comfort assoluto. La collezione infatti si compone di dieci pezzi: oltre alle lampade ci sono la poltrona lounge, il day bed, l’altalena e due tavolini. Per un living en plein air, a total relax.
Luceplan, Flia

Flia di Luceplan, disegnata da Alessandro Zambelli, possiede una qualità rara: sa sparire, eppure non passare inosservata. La sua struttura sottilissima in fibra di carbonio sembra quasi uno stelo piegato dal vento che emerge, con naturalezza, tra vasi e arredi. Esile soltanto in apparenza, nasconde un’anima resistente e sorprendentemente versatile: affronta sole, pioggia e intemperie, ma passa con la stessa disinvoltura dal terrazzo al soggiorno. Disponibile in configurazione singola (tre altezze), oppure multipla a 2 e 3 steli, è portatile, ma può essere anche fissata a pavimento o direttamente al terreno.
Platek, Thais

Firmata da Marcello Ziliani per Platek, Thaïs appartiene a quella categoria di prodotti che lavorano soprattutto sui dettagli. Basta guardarla per capirlo: un disco luminoso, sottile e affusolato, attraversato da una leggera asta verticale, esprime la libertà di regolare in altezza la posizione del diffusore, ma anche di rimuoverlo, usarlo sospeso a un cavo o direttamente posato sul tavolo. La finitura SurfShield, invece, punta alla nuova nuance SilverMoon, che reintepreta l’ottone con riflessi misurati e avvolgenti. E l’illuminazione? Volutamente morbida, aggiunge un tocco quasi cinematografico all’atmosfera.
Qeeboo, Malibù L e XL

Una palma luminosa alta oltre due metri potrebbe facilmente trasformarsi in un esercizio di cattivo gusto tropicale. Stefano Giovannoni, invece, riesce nell’impresa opposta: giocare con il sorriso. Malibù di Qeebo ha il coraggio dell’oggetto iconico e l’ironia di chi sa di essere volutamente fuori scala (in due misure: 230 o 260 cm). Estate in città? Ecco una privatissima oasi tropicale sulla terrazza.
Rotaliana, Light Dolls

Ci sono lampade che illuminano e lampade che sembrano fare compagnia. Light Dolls, disegnata da Giovanni Lauda per Rotaliana, appartiene decisamente alla seconda categoria. Le proporzioni morbide e quasi antropomorfe la rendono una presenza familiare, quasi affettuosa: con abiti eleganti e il vassoio sulla testa l’invito a momenti conviviali sembra quasi scontato. Che abbia la gonna geometrica o la camicia a righe, è una di quelle lampade che finiscono inevitabilmente per ricevere un soprannome da parte di chi vive la casa.
iGuzzini, Ribeira

Lo stile rigoroso è di David Chipperfield, la tecnologia, nascosta ma all’avanguardia, de iGuzzini. Ribeira possiede la stessa compostezza dei migliori progetti dell’architetto britannico e la spinta innovativa dell’azienda recanatese: nessuna concessione al superfluo e una straordinaria attenzione alle proporzioni e al comfort visivo. Il dettaglio più interessante è forse proprio questo equilibrio tra presenza e discrezione: lungo la corona circolare si inserisce l’ottica miniturizzata Opti Diamond, con una luce soft e uniforme che non disturba lo sguardo. Disponibile in versione bollard, a parete o plafone, in tante finiture diverse, si smonta completamente per essere riparata o riciclata.
Fim, Summer Sign

L’idea del designer Riccardo Giovanetti è semplice e per questo brillante: trasformare l’ombrellone da elemento passivo di protezione solare a vera architettura luminosa. Summer Sign di Fim, reinterpretazione del modello Plant della collezione Ambience (967arch), integra nel cappello una luce led: di giorno ripara dai raggi del sole, al tramonto illumina la sera con un tocco poetico ribaltando la natura archetipa dell’ombrellone. Una piccola inversione narrativa che ci ricorda, come sa fare il buon design, di cambiare ogni tanto punto di vista: per un effetto sorpresa quotidiano.
Le nuove luci per esterno trasformano ogni notte in un momento magico: foto e immagini