Il design che fa bene
Artesanos e Design for Communities sono progetti che mirano ad avere un impatto sul sociale, portando una rivoluzione all’interno di comunità in via di sviluppo. E offrono strumenti di apprendimento e competenze professionali, contribuendo così al miglioramento delle condizioni di vita e alla crescita economica sostenibile delle realtà coinvolte.

Il design per il sociale è un tema sempre più attuale e alcuni progettisti si stanno impegnano con esempi concreti per portare contributi significativi in aree svantaggiate che necessitano il supporto delle comunità internazionali. Si tratta di progetti che hanno l’obiettivo di contribuire allo sviluppo delle attività comunitarie e fornire gli strumenti per acquisire nuove competenze per costruire comunità libere dalla povertà. Ecco qualche esempio di come il design per il sociale può veramente fare la differenza.
Giacomo Moor, Design for communities
Design for communities è il progetto di Giacomo Moor, in collaborazione con LiveinSlums, una ONG con progetti di rigenerazione urbana in zone in via di sviluppo, fornendo ai bambini e ragazzi di Mathare, uno degli slum più grandi di Nairobi, i mezzi necessari al loro reinserimento scolastico e lavorativo. L’intento è coinvolgere gli abitanti delle aree in cui interviene come attori primari di queste trasformazioni, garantendo la qualità per una “crescita umana durevole”, ma soprattutto l’autonomia necessaria a portarle avanti.

Su questi presupposti è nata nel 2023 la collaborazione con Giacomo Moor, che si è recato a Mathare per realizzare i prototipi degli arredi destinati al refettorio e al dormitorio della Why Not Academy, una scuola locale che accoglie circa 300 bambini. La realizzazione di panche, tavoli e letti si è svolta insieme ai ragazzi del posto, dando loro così la possibilità di imparare nuove tecniche, essere pagati per il loro lavoro, creando allo stesso tempo arredi di alta qualità formale e funzionale per un design consapevole.
La collaborazione con Live in Slum, iniziata nel 2023 con il disegno degli arredi per il refettorio e per il dormitorio della Why not Academy dello slum di Mathare a Nairobi, è proseguita anche quest’anno con il progetto e la realizzazione di una piccola architettura dedicata alla preparazione e distribuzione del cibo per i bambini della stessa scuola. Situata nel cortile del complesso e sopraelevata su un podio in cemento che la protegge da intemperie e alluvioni, questa unità minima è pensata per ospitare una cucina in grado di servire fino a 300 pasti al giorno, racconta Giacomo Moor.

Il progetto è stato quindi ideato per facilitare il passaggio delle vivande dalla cucina verso gli studenti e allo stesso tempo di isolare la zona di cottura e preparazione dalla polvere dal rischio di furti notturni. La struttura leggera, in legno massello, scandisce con un ritmo costante il disegno dei prospetti e, grazie alla sua particolare geometria, permette a una serie di pannellature secondarie di scorrere al proprio interno.
In questo modo le facciate, a seconda delle esigenze, possono rimanere perfettamente chiuse o destrutturarsi permettendo alla luce di entrare in un dialogo costante tra interno ed esterno. La completa autonomia tra telaio portante e pannellature di rivestimento consente una facile sostituzione degli elementi danneggiati, senza intervenire sull’intera struttura. Lo stesso principio costruttivo viene applicato al disegno della copertura che, completamente autonoma, si inserisce nel reticolo portante assecondando così la necessità di avere una falda più o meno inclinata a seconda delle condizioni ambientali del luogo di installazione dell’unità. Facilità ad adattare le misure nelle tre dimensioni, autonomia costruttiva tra le parti e facile sostituzione dei singoli componenti sono i criteri progettuali che rendono questa microarchitettura estremamente flessibile ed esportabile in contesti socio-ambientali molto diversi, spiega Giacomo Moor.
Artesanos, Manufactura Peruana
Artesanos è un altro interessante progetto della Manufactura Peruana, presentato durante la scorsa Milano Design week al Cinema Casoretto, nell’omonimo quartiere milanese, riaperta al pubblico dopo quasi 30 anni per questo speciale evento. Nato negli anni ‘70 in America Latina, Artesanos supporta le attività su base volontaria dell’Operazione Mato Grosso (OMG), movimento giovanile fondato dal salesiano Padre Ugo De Censi. Oggi, conta una rete di oltre 400 artigiani e supporta centinaia di iniziative tra le Ande e la costa peruviana, sostenendo scuole, mense dei poveri, ospedali, centri per aiuto di disabili e malati terminali, orfanotrofi e molte iniziative di carattere sociale per le piccole o grandi comunità dove operano.

L’intento è di aiutare a sfamare i ragazzi poveri di molte comunità latinoamericane, non soltanto dando loro il pane quotidiano, ma, grazie ad attività rieducative, istruendoli ed educandoli all’arte. Il progetto si concretizza fondando vere e proprie scuole artigianali dove si insegnano tecniche di scultura, intaglio, mosaico, tessitura, vetrofusione e altre arti. Queste scuole offrono ai giovani la possibilità di lavorare autonomamente o di diventare parte attiva della formazione di altri giovani, creando così un ciclo virtuoso di apprendimento.
Un percorso di rinnovamento
Nel 2021 Artesanos ha iniziato un ulteriore processo di rinnovamento grazie ai curatori Luisa Bertoldo e Davide Fabio Colaci. Insieme a un team di creativi, hanno iniziato un percorso di osservazione e riscoperta dei prodotti all’interno delle scuole e dei laboratori (i talleres). Per questo rilancio, sono stati coinvolti designer italiani – Maddalena Casadei, Giulio Iacchetti e Zaven – s anche protagonisti di un viaggio “on the road” nele Ande che ha permesso loro di conoscere la realtà di ARTESANOS e le comunità operative sul territorio.

Il lavoro che stiamo compiendo non ha nulla di originale in sé, ma è più un processo di editing tra la memoria degli artigiani andini e il disegno di tutti i volontari che nel tempo hanno intercettato il loro lavoro, stratificando segni e cambiamenti di un paese lontano con la nostra cultura del design contemporaneo, ha spiegato Davide Fabio Colaci.
Questa collaborazione rappresenta un ponte tra le antiche tradizioni artigianali andine e il design contemporaneo italiano, creando una sinergia che valorizza le competenze locali e arricchisce il panorama del design.
La nuova collezione , il viaggio e il documentario
E’ nata così la prima collezione ADB24, che recupera e rielabora alcuni arredi dell’ufficio stile di Chacas (Headquarter di ARTESANOS a 4000m sulle Ande) e dei suoi talleres sparsi per il Perù. A cui si sono sommati ii progetti di Maddalena Casadei, Giulio Iacchetti e degli Zaven, identificati per dare il via a questo incipit di rinnovamento.

La famiglia di sedute e di tavoli JAKU si caratterizza per la costruzione di facile lettura, i diversi elementi strutturali infatti si risolvono in volumi geometrici a sezione triangolare o rettangolare semplicemente vincolati l’uno all’altro. Il cuore del progetto è la struttura portante costituita da una trave centrale sorretta da due cavalletti con funzione di gambe. All’estrema semplificazione costruttiva e visiva si contrappone, in una versione speciale, una lavorazione estremamente sofisticata della sedia, una sorta di texture 3d che impreziosisce la superficie piana dello schienale: un intervento di alta qualità manuale che racconta al meglio le capacità artistiche degli artigiani di Chacas in Perù, afferma Giulio Iacchetti.
Il rilancio del marchio è stato accompagnato da un documentario realizzato e diretto dal regista e attore Francesco Mandelli e da un reportage del fotografo Alessandro Treves, compagni di viaggio assieme ai designers e i volontari di OMG.
Il design che fa bene: foto e immagini.