Hometown House, l’architettura del ritorno in Val di Non
Radici e paesaggio si intrecciano in Hometown House, progettata da MoDusArchitects, la residenza privata che in Val di Non si erge come gesto di riconciliazione con la memoria del proprietario. Una casa ospitale e contemporanea, che reinterpreta l’identità alpina attraverso materia, luce e convivialità

Hometown House, in Val di Non, firmata dallo studio di architettura MoDusArchitects è uno di quei progetti che nascono da una tensione emotiva e acquistano il sapore di una riconciliazione. Per il proprietario trentino, infatti, il desiderio di ritrovare le proprie radici dopo un lungo altrove era così forte da tradursi in un atto architettonico che parla al paesaggio e, insieme, alla memoria.

Siamo nella parte nord-occidentale della provincia di Trento, su un pendio leggermente rialzato che guarda i meleti ordinati della valle e il lago di Santa Giustina, con le Dolomiti di Brenta a chiudere l’orizzonte come una quinta teatrale. La meta è la vecchia casa d’infanzia, o meglio il terreno dove un tempo si ergeva la casa di famiglia: dopo decenni trascorsi tra Europa, Africa e Stati Uniti è qui che l’erede sceglie di tornare. Non per replicare ciò che era, ma per reinterpretarlo e dargli così nuova vita.

L’idea fondante del progetto è quella della casa come luogo di ospitalità. Non un rifugio introverso, ma uno spazio pensato per accogliere, condividere, vivere insieme.
Un luogo dove la famiglia e gli amici possono riunirsi per celebrare le feste, cucinare insieme e godersi i pasti in compagnia
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L’involucro in larice nero diventa identità del progetto

Due volumi a due falde convergono verso nord, generando un’unica abitazione dalla forma dinamica, quasi in movimento. La V che si apre verso sud non è solo una scelta compositiva, ma un gesto di accoglienza nei confronti del paesaggio: la valle entra letteralmente nella casa attraverso una grande vetrata che illumina la zona giorno e ne dilata i confini. Qui l’architettura non si impone, ma dialoga, pur distinguendosi con decisione dal contesto. Se intorno dominano tetti in legno e facciate intonacate di bianco, Hometown House sceglie la strada di un involucro in larice nero trattato ad acqua, scandito da pannelli verticali e profili sottili. Le linee oblique e irregolari rompono la quieta ripetizione dell’edilizia rurale tradizionale, senza mai tradirne lo spirito.

L’accesso alla proprietà avviene dalla strada principale attraverso un viale in cubetti di porfido della vicina Valle di Cembra, che si apre in una terrazza affacciata sull’orto di casa. Il cambio di disegno della pavimentazione segna il passaggio verso l’ingresso, protetto da un’alcova che introduce a una dimensione più intima.

Anche qui il dettaglio è racconto: il grande maniglione in larice, disegnato su misura dagli architetti, riprende l’impronta a terra dell’edificio, trasformando un gesto quotidiano in segno architettonico.
Gli interni reinterpretano la tradizione in chiave contemporanea

All’interno, la zona giorno si sviluppa come uno spazio fluido e generoso. Il porfido grigio del pavimento guida il percorso dall’ingresso verso cucina, sala da pranzo e loggia esterna, mentre le superfici verticali — quasi interamente rivestite in pannelli di larice senza nodi — costruiscono un continuum visivo caldo e avvolgente. La cucina a vista, con l’isola in cemento e i piani in acciaio inox, aggiunge un tocco industriale, bilanciato dalla presenza del legno.

Solo nel soggiorno il racconto cambia registro: le pareti intonacate con stucco a base di calce e inerti di pietra locale (basalto, porfido, marmo bianco) interrompono la sequenza lignea mentre pochi scalini conducono all’area living raccolta, dominata dal camino e da una lunga seduta in porfido che corre lungo la vetrata. È un invito a fermarsi, a osservare il magnifico paesaggio, a riconnettersi con il ritmo della valle.

Al piano superiore, anche la zona notte sceglie di rallentare il ritmo per preparare un buon riposo: a introdurci nell’area più intima della casa è uno spazio-anticamera luminoso, pensato per dedicarsi alla lettura e alla scrittura. Le quattro camere da letto, invece, diverse per dimensioni e affacci, condividono un elemento sensoriale potente: il soffitto in cirmolo, con i suoi nodi rosso-bruni e il profumo inconfondibile che induce al relax.
L’arredo nasce dalle sapienti mani delle maestranze locali

Scendendo al piano inferiore, la casa rivela un altro dei suoi tratti più peculiari: la stube, reinterpretazione contemporanea della tradizionale sala familiare alpina. Rivestita in legno e dotata di cucina, si apre direttamente sul giardino, riaffermando il legame tra interno ed esterno. Accanto trovano spazio una camera per gli ospiti, i locali di servizio e il garage.

E’ la cantina interrata, però, con la sua sala degustazione, a incarnare forse il gesto più simbolico del progetto. La parete curva in cemento a vista, il larice massello e la pavimentazione in mattoni rossi posati a secco ancorano fisicamente e metaforicamente la casa al terreno, alle radici trentine del proprietario. Qui l’architettura esprime tutta la sua forza come racconto di appartenenza. Hometown House è un progetto che lavora per sottrazione, affidandosi a una tavolozza ridotta di materiali e tecniche costruttive locali, valorizzate dal lavoro di artigiani del territorio. Ma non lo fa in nome di un mimetismo nostalgico, è piuttosto una casa che racchiude insieme gesto contemporaneo e atto affettivo. Un omaggio alle origini che, nel gesto consapevole del ritorno, rilegge la memoria e trova la forza per immaginare un nuovo modo di abitare il paesaggio.