Supersalone 2021 Porro: intervista a Maria Porro, tutte le novità

In occasione del Supersalone 2021 Porro, abbiamo incontrato ed intervistato Maria Porro, Head of Marketing and Communication Porro S.p.A, che ci racconta le novità della collezione 2021.

Supersalone 2021 Porro

Astrazione e concretezza, tecnologia e fatto a mano, durevolezza e impronta sostenibile: i sistemi architettonici Porro delineano i nuovi scenari 2021, in combinazione con le porte Glide. Protagonista principale Storage, il sistema di armadiature completo e poliedrico disegnato nel lontano 2000 e oggetto di un’importante evoluzione estetica e funzionale.

In che modo si sta evolvendo, oggi, il settore dell’arredamento, vista anche la pandemia di Covid-19, che ci ha fatto riscoprire l’importanza della casa durante il lockdown?

“Se la pandemia ha avuto un effetto positivo, è proprio quello di farci apprezzare la qualità dello spazio in cui viviamo. Rinnovarlo, personalizzarlo e renderlo permeabile e capace di modificarsi rapidamente in relazione alle necessità del vivere quotidiano, è fondamentale. Questo ha portato le aziende del settore dell’arredamento a porre una maggiore attenzione alla qualità dei luoghi dell’abitare e quindi di conseguenza alla qualità dei propri prodotti. Le aziende si sono inoltre concentrate a sviluppare nuovi modi per comunicare i propri prodotti e i propri valori anche a distanza. Porro quest’anno per esempio ha messo a punto un nuovo catalogo interattivo: uno strumento di lavoro innovativo e dinamico che racconta la visione della casa Porro 2021 in una vera e propria interazione digitale. L’esperienza digitale però non può prescindere da quella fisica. Phygital è un termine di cui si sente parlare sempre più spesso, un termine coniato per individuare una nuova dinamica di consumo che combina l’esperienza fisica con quella digitale e noi in Porro crediamo molto in questo mix. Il settore dell’arredamento si sta evolvendo in questa direzione, incrementando sempre più gli strumenti di comunicazione digitale affiancandoli all’esperienza fisica in negozio. Con i nostri interlocutori privilegiati, dai rivenditori alla stampa, quest’anno abbiamo organizzato degli incontri one-to-one, per percorrere fisicamente o virtualmente i nostri spazi e confrontarci, in un momento in cui il rapporto personale e il tempo trascorso insieme acquistano un nuovo valore. Per noi però i negozi fisici rimangono fondamentali: in primis, perché qui Porro si confronta con nuovi linguaggi e culture creando fusioni e sorprese In secondo luogo perché i rivenditori, per noi che siamo un’azienda di sistemi, sono partner fondamentali, soprattutto nelle fasi di progettazione e installazione. Un tour virtuale in ambienti reali è un buon compromesso per apprezzare la spazialità architettonica del nostro progetto, ma siamo in vibrante attesa di poterci rivedere presto nello showroom e nei negozi.”


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Vi siete posti nuovi obiettivi in ottica green o nuove soluzioni eco-sostenibili?

“In Porro (Porro.com/it) l’eco-sostenibilità e la produzione green sono temi a cui prestiamo attenzione da oltre vent’anni. Dal 2000 produciamo in una fabbrica che lavora completamente in luce naturale, anche in inverno, cambiando i turni di lavoro per essere in accordo con le stagioni. Non solo: 4 anni fa abbiamo rivoluzionato completamente il modo in cui produciamo grazie al nuovo impianto dedicato alla produzione dei sistemi modulari che ha sostituito la produzione di pannelli in misure standard con quella di pannelli just in time sulla base dell’ordine cliente, eliminando il magazzino dei semilavorati e riducendo in modo incredibile gli sprechi di materia prima, quindi possiamo dire che la sostenibilità è sempre stata nelle nostre corde ed è qualcosa in cui in modo costante e continuo investiamo. Ma il percorso é lungo e abbiamo ancora tanto lavoro da fare. Penso poi che questo tipo di attenzione che questo approccio finalmente siamo arrivati a influenzare anche le scelte del consumatore, che ha bisogno di capire se un prodotto non solo è bello, ma anche ben fatto, ma fatto in modo buono, in questo senso il rispetto e la sostenibilità sono tornati al centro.”

Dopo la pandemia e il lockdown, quali sono le sfide del futuro che dovranno affrontare le aziende che producono design?

“Quest’anno cosi particolare che abbiamo passato ci ha costretti a riscoprire l’importanza dello spazio domestico della casa e per questo a riconsiderare il valore della qualità dei luoghi dell’abitare. Penso che la priorità sia veramente quella di un ritorno alla qualità: che non significa solo qualità dei materiali, delle superfici, ma anche qualità dell’organizzazione degli spazi perché è l’organizzazione degli spazi e anche l’arredo che sono in grado di influenzare anche il modo in cui si sta insieme, in cui si vive la casa: un tavolo rotondo mette tutti sullo stesso piano, è in qualche modo democratico, abbiamo disegnato delle librerie che hanno addirittura delle sedute e quindi permettono nello spazio del living di tornare a sedersi tutti in cerchio. Penso che questa qualità dei luoghi, dell’organizzazione degli spazi, dei materiali sia il focus importate su cui le aziende che producono design dovranno concentrarsi.”


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Come sarà la casa del futuro secondo Porro?

“Stiamo lavorando nella ricerca tecnologica e stilistica che vede l’arredo come parte integrante dell’architettura. Da anni disegniamo armadi, librerie, sistemi a giorno che si integrano completamente negli spazi architettonici e quest’anno abbiamo lavorato sul disegnare addirittura gli spazi architettonici all’interno della casa utilizzando i nostri sistemi, i nostri arredi. Non è quindi più un sistema modulare ma è un vero e proprio sistema architettonico. Un ruolo importantissimo lo giocano la tecnologia e la luce, che viene completamente integrata: non vedo mai la fonte luminosa e c’è una grande ricerca sulla temperatura colore e su una luce che ha un effetto quasi da museo. Inoltre una ricerca grande è stata fatta sui colori, sulle texture e sulle superfici, che per noi sono importantissime.”


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Ci racconta le novità della collezione 2021?

“I principali protagonisti della collezione 2021 sono rappresentati dal sistema di armadi e cabine Storage e dalle nuove porte scorrevoli Glide. Storage è stato rivoluzionato dal punto di vista costruttivo, reso visivamente più leggero grazie al nuovo profilo montante da 25 mm e arricchito con un nuovo sistema di illuminazione completamente integrato e senza cavi. Glide invece ha completato il nostro progetto di spazio creando delle ampie quinte scorrevoli capaci di virare in un secondo dalla separazione all’open view. Gli spazi tradizionali sono dilatati e riconfigurati in modo nuovo, creando un rifugio personalizzato che rispecchia in tutto e per tutto i desideri, i bisogni ed i sogni dei suoi utilizzatori mutando nel tempo, completato dagli arredi del brand che sprigionano puntualmente gli stessi valori, personalizzabili.”

Quale sarà il concept dell’allestimento per la Design Week 2021?

“L’allestimento per la Design week 2021 sarà curato da Piero Lissoni, art Director Porro dal 1989, con un’istallazione intitolata “The Electric Box” studiata con l’intento di far rivivere la suggestione della Casa Elettrica di Figini e Pollini alla Triennale di Monza nel 1930: una scatola trasparente illuminata, una gabbia in purezza di 12 m, realizzata con Storage, il sistema di armadiature disegnato nel lontano 2000 e oggetto di un’importante evoluzione estetica e funzionale. La composizione Storage lascerà poi spazio ad una pedana dove sfileranno alcuni pezzi iconici delle collezioni. Altro protagonista dell’installazione sarà un’istallazione video multimediale, per una vera e propria esperienza immersiva nell’universo del nostro brand e dei suoi valori.”

Qual è la “cosa” più contemporanea, forte e promettente che si sta manifestando a suo avviso sulla scena del design contemporaneo?

“Penso che la sostenibilità e la spinta verso un’economia circolare sia indubbiamente il tema più forte che si sta manifestando nel settore del design contemporaneo, e l’Italia dell’arredo fa scuola. Non è solo un pensiero personale ma c’è una ricerca sviluppata dall’Università di Oxford che colloca al secondo posto il nostro Paese tra quelli in grado di esportare “i prodotti più verdi e complessi avendo una capacità di produzione green altamente avanzata”. Ma è sulle potenzialità che l’Italia dà il meglio di sé: sempre secondo questo studio, infatti, mettere a frutto quello che sappiamo già fare ci porterà a diventare un player competitivo e indiscusso a livello globale per quanto riguarda una produzione sostenibile e tecnologicamente avanzata. Abbiamo quindi una grande responsabilità e serve un atto coordinato: condividere obiettivi, forze e competenze, muovendosi all’unisono verso un obiettivo comune.”

Una domanda che è anche un po’ una provocazione, esiste ancora uno stile italiano nel design?

“Sì, penso che esista ancora uno stile italiano nel design ed è quello che possiamo definire come “italian way”, la strada italiana. E’ la capacità di accoglienza e di ibridazione continua: un mobile stesso è un ibrido complesso, a partire dalla sua progettazione fino alla sua realizzazione che oggi unisce l’artigianalità della lavorazione del legno, con processi produttivi automatizzati, con la robotica, l’utilizzo di stampi complessi, di materiali plastici, di metalli, senza dimenticare la ricerca tessile. Lo stile italiano è tutto questo e mette in scena le sue massime potenzialità durante il Salone del Mobile. Per me il Salone e il Teatro hanno una forte assonanza: nell’istante esatto in cui il sipario si apre, i contributi di tutti magicamente convergono. Nei mesi precedenti al Salone i migliori designer si confrontano con i laboratori di ricerca e di sviluppo delle aziende, tecnici, artigiani e produttori studiano nuovi materiali e soluzioni costruttive, allestitori, fotografi e stylist curano ogni dettaglio: idee, forme e linguaggi si mescolano per generare qualcosa di diverso. L’Italia dell’arredo da sempre fa scuola in Europa e in tutto il mondo.”

Che cos’è per lei il Made in Italy.

“La qualità dei materiali, dei processi, del design, del prodotto e del progetto costituiscono da sempre valori comuni per le aziende, ciascuna caratterizzata da una storia famigliare e imprenditoriale diversa ma tutte legate dalla grande passione per il nostro mestiere e le nostre radici: questo è per me il Made in Italy. Perché se è vero che ogni casa è unica e diversa, e ogni arredo è per questo unico e diverso, ci sono dei valori come la qualità del luogo in cui si abita che sono comuni e condivisi e che in questo anno difficile abbiamo avuto modo di guardare con occhi nuovi. L’esperienza della casa è qualcosa di universale che accomuna tutti gli uomini di tutti i Paesi del mondo, ma ogni casa è diversa da tutte le altre perché viene creata dalle persone che la abitano: ogni casa è UNICA. La flessibilità dei sistemi, la gamma incredibilmente ampia di finiture, le diverse soluzioni funzionali hanno permesso al design Made in Italy di dare risposte sempre diverse e personalizzate a queste domande, facendo entrare i nostri arredi nelle abitazioni più diverse e lontane in un incontro armonico tra culture e modi di vita differenti.”

Caterina Di Iorgi
  • Laurea in Filosofia
  • Giornalista pubblicista
  • Specializzazione in Architettura & Design
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