Vivere in cohousing


Cosa significa vivere in cohousing, lo stile di vita basato sulla condivisione degli spazi in comune, la collaborazione ed il risparmio. Le origini della filosofia abitativa. Come dare avvio ad un’esperienza di cohousing. Dimensioni minime. Opinioni, differenze con la vita in condominio.

cohousing-4

Scegliere un modo di vivere “sociale” e collaborativo, nel quale una serie di abitazioni possono condividere spazi in comune, come un parco giochi per bimbi ed una’area verde dove passeggiare ed incontrare gli amici o dedicando uno spazio per coltivare un piccolo orto in modo da avere prodotti freschi e genuini,  è possibile grazie al cohousing, una moderna concezione abitativa che si sta cominciando ad affermare anche in Italia.

Una filosofia di vita che privilegia i buoni rapporti con il vicinato, improntata ad una qualità della vita migliore e molto più coinvolgente, senza dimenticare il risparmio sui consumi energetici, derivante dalla condivisione dei servizi di riscaldamento ed energia elettrica.


Cos’è il cohousing

cohousing-15

Il cohousing consiste in una serie di abitazioni private, a cui si aggiungono spazi e servizi comuni (palestra, lavanderia, biblioteca, orto, giardino, parco giochi, etc) che vengono progettati e concepiti per essere sfruttati ed utilizzati dagli abitanti, definiti cohouser.

In questa maniera, per i residenti della comunità, all’autonomia della propria abitazione si uniscono i vantaggi di servizi e spazi condivisi, in modo da poter vivere molte più ore in una sorta di villaggio moderno, riscoprendo il senso di comunità.

Origine del cohousing

Il Cohousing è nato come esperienza e stile di vita in Danimarca nel corso degli anni 60, per iniziativa dell’architetto danese Jan Gudmand-Høyer che propose tale concezione di vita ad un gruppo di amici. Da quel momento, l’idea si diffuse inizialmente nei paesi scandinavi, Svezia e Norvegia, per poi avere un successo planetario, estendendosi ad altre realtà culturali.

Dapprima la filosofia arrivò in Germania, Olanda, Francia, Inghilterra, per poi varcare l’Oceano, valutato in maniera positiva anche in paesi lontani come Giappone, Stati Uniti, Canada ed Australia.

cohousing-6

Negli ultimi anni anche in Italia sono sorte esperienze abitative in cohousing, partendo dal recupero di antiche cascine abbandonate e riscoprendo così le condizioni di vita sociale delle corti di inizio Novecento.

Vivere in cohousing: come fare

cohousing-2

Il progetto di cohousing nasce, prima ancora dell’edificazione delle abitazioni e degli spazi comuni, per volontà delle persone interessate a realizzare una comunità in cui condividere spazi ed esperienze di vita, per uno stile improntato alla socialità.

Le persone formano così un gruppo unitario che ha come obbiettivo iniziale individuare le zone in cui costruire le abitazioni, in numero sufficiente per tutte le famiglie, a cui allegare spazi comuni ed aree all’aperto come giardini, parchi ed orti. Individuata la zona, si può procedere con la ricerca del vicinato che intende condividere tale progetto.

Diverse le strade perseguibili: annunci online su siti di agenzie immobiliari, passaparola oppure rivolgendosi ai costruttori edili, architetti e geometri che si è scelto per la progettazione ed edificazione, per avere ulteriori canali di pubblicità dell’iniziativa.

Alternativa è avviare il progetto con una comunità già selezionata e formata: il processo decisionale avrà quindi fin dai primi passi la totale e completa condivisione, decidendo assieme, secondo regole democratiche, come e dove costruire, valutando quali aree in comune dovranno essere adibite.

Il primo vero vantaggio del cohousing è di procedere avendo al fianco uno staff di professionisti, architetto, geometra ed eventuali esperti in materia edile, per progettare le abitazioni su misura, rispettando le preferenze dei proprietari.

Dimensioni del cohousing

cohousing-12

Il progetto base non prevede un numero minimo o massimo di abitazioni: è la sostenibilità del progetto sotto l’aspetto sia economico che ambientale a determinare le unità al di sotto del quale non risulta più conveniente procedere.

In linea generale, una stima indica in 10 il numero minimo di abitazioni mentre non esiste un numero massimo, trattandosi di uno stile di vita che si basa sulla comunione e condivisione. Esperienze che si registrano nel mondo riportano esempi di cohousing con 60/70 abitazioni, a cui unire la realizzazione di una club house con spazi e servizi per i residenti.

Vivere in cohousing: opinioni

Vantaggi del cohousing

  • costo dell’abitazione inferiore di circa 15/20% rispetto ai valori di mercato
  • miglioramento dell’efficienza energetica
  • spazi comuni che facilitano la convivenza
  • riduzione degli sprechi
  • risparmio di tempo potendo sfruttare spazi in comune
  • rilancio dell’edilizia mediante il recupero di edifici abbandonati
  • stile di vita ecosostenibile
  • maggior senso di protezione
  • possibilità di affittare gli spazi comuni

Svantaggi del vivere in cohousing

  • reperire un numero di famiglie minimo 8/10 per avviare il progetto
  • il progetto potrebbe rallentare per la lentezza della burocrazia
  • difficoltà per le banche nel proporre mutui studiati ad hoc
  • occorre andare d’accordo con le persone, cosa non sempre facile

Cohousing: la normativa in Italia

Al momento non esistono normative speciali che regolano il cohousing in Italia, dove le esperienze di vita in comunità nascono per iniziativa dei privati che si accordano per ristrutturare un immobile, all’interno del quale realizzare spazi in comune che possono essere liberamente utilizzati dai proprietari.

Inoltre, sul territorio italiano soltanto le comunità religiose sono riconosciute dallo Stato e pertanto, qualora un gruppo di cittadini intende realizzare un’esperienza di questo tipo, può fare riferimento agli istituti giuridici esistenti più adatti che sono:

  • associazione culturale, adatta in particolare per dare avvio al progetto
  • fondazione, ideale se il progetto di comunità nasce dalla condivisione di un patrimonio immobiliare
  • cooperativa, adatto per la costruzione e/o ristrutturazione degli immobili destinati allo scopo

Vivere in cohousing: differenze con il condominio

abbattimento-alberi-condominio

Ad un’analisi superficiale, potrebbe apparire una modalità molto simile alla vita condominiale, dove spazi comuni all’aperto, giardino, posti auto, sala giochi, etc sono già di proprietà condivisa, liberamente utilizzabili dai residenti e senza dover chiedere permessi se non il farne uso rispettando il regolamento e gli orari.

cohousing-3

In realtà il concetto base parte dal fatto che il cohousing è avviato da una condivisione al momento della progettazione della località e della modalità di realizzazione, avendo come obbiettivo vivere all’interno di una comunità dove, sebbene i problemi non manchino, si desidera adottare uno stile di vita ricco di relazioni umane e dove la gestione degli spazi condivisi è improntata al bene comune.

In un condominio invece, i singoli proprietari e residenti possono cambiare da un momento all’altro, in conseguenza dei contratti d’affitto scaduti e/o rinnovati oltre alle operazioni di compravendita che modificano la composizione degli abitanti.

Inoltre, sebbene la vita negli spazi in comune richieda comunque una sana e corretta gestione, ci si può ritrovare con una limitazione del godimento dei locali, come ad esempio il divieto di organizzare feste private oppure non poter provvedere all’installazione di un’area giochi per bimbi se ci si scontra con un gruppo di condomini ostili.

Davide Bernasconi
  • Redattore specializzato in Design
  • Scrittore e Blogger
  • Esperto di Arredo e design

Google News

Commenti: Vedi tutto

Lascia una risposta