Rinuncia ad un immobile fatiscente: la nuova procedura 2026

Autore:
Erika Fameli
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Tempo di lettura: 5 minuti

La rinuncia ad un immobile fatiscente permette di liberarsi della proprietà di un immobile abbandonato o in stato di degrado. Si tratta di una pratica che, alla luce delle nuove disposizioni della Legge di Bilancio, diventa più complicata, e su cui è intervenuta la Cassazione: ecco come funziona la nuova procedura e quali vincoli impone.

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Rinuncia ad un immobile fatiscente: la nuova procedura 2026
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Gli immobili fatiscenti sono una delle tematiche calde del momento, poichè sempre più proprietari (spesso eredi) preferiscono rinunciare alla proprietà dell’immobile piuttosto che sostenere le spese per la messa a norma e il recupero e, ovviamente, tasse e imposte relative.

Su questo la Cassazione a Sezioni Unite è intervenuta e per chiarire quali sono le regole da seguire per effettuare la rinuncia alla proprietà immobiliare, soprattutto alla luce delle nuove disposizioni della Legge di Bilancio.

Questa, infatti, ha introdotto una disciplina che ha come obiettivo proprio la gestione delle case abbandonate, e che offre ai proprietari una procedura per rinunciare all’immobile, ma solo a patto che questi siano in regola dal punto di vista sia edilizio che urbanistico. Ecco come funziona.

Rinuncia ad un immobile fatiscente

Rinuncia ad un immobile fatiscente: la nuova procedura 2026
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Le case abbandonate rappresentano un fenomeno strutturale in Italia. Si tratta di immobili che spesso presentano le stesse caratteristiche:

  • si ricevono in eredità,
  • sono situati in zone periferiche o montane,
  • sono privi di valore commerciale,
  • sono gravati da costi di gestione che superano enormemente i benefici.

Proprio le spese, in particolare, rappresentano la problematica maggiore: i proprietari devono sostenere imposte, responsabilità civili e penali e spese di manutenzione per immobili che risultano molto difficili da vendere, e sempre più persone decidono di rinunciare alla proprietà del bene.

Dal punto di vista dei Comuni, le case abbandonate sono un pericolo sia per la sicurezza che per l’immagine cittadina. In totale, si conta che in Italia sono presenti più di 600.000 immobili fatiscenti: un numero enorme, che fa capire quanto di interesse siano le nuove procedure che li riguardano.

In particolare, per liberarsi di un immobile fatiscente, si deve passare per la rinuncia abdicativa, un atto unilaterale non recettizio (ossia che non ha bisogno dell’accettazione di terzi per produrre i suoi effetti) con cui il proprietario manifesta la volontà di abbandonare un immobile, rinunciando quindi alla sua titolarità. L’immobile, a questo punto, ne diventa proprietario secondo quanto disposto dall’art. 827 del Codice Civile.

La nuova procedura 2026

Rinuncia ad un immobile fatiscente: la nuova procedura 2026
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Con la sentenza n. 23093/2025 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno chiarito una volta per tutte i confini giuridici della rinuncia abdicativa (da non confondere con quella relativa all’eredità): si può rinunciare alla proprietà di un immobile anche per convenienza economica personale, a patto che sussista un atto notarile che trasferisce la proprietà della casa allo Stato, propriamente trascritto nei registri immobiliari. Lo Stato non può rifiutare il trasferimento: il passaggio avviene automaticamente.

Questo vuol dire che allo Stato passano anche gli oneri e le responsabilità legati all’immobile, ma non i debiti (i quali devono essere comunque saldati dal proprietario).

Grazie a questo chiarimento, la Cassazione legittimava i proprietari di immobili abusivi, fatiscenti e pericolanti a sottrarsi alla proprietà del bene, che di fatto diventava un problema dello Stato. Proprio per questo motivo, la nuova Legge di Bilancio ha posto un importante paletto.

Si tratta dell’obbligo di allegare alla pratica la conformità edilizia, urbanistica, ambientale e sismica dell’immobile. In questo modo, si possono cedere allo Stato solamente immobili regolari, garantendo un equilibrio tra l’interesse del proprietario e quello dello Stato a non subire un aggravio ingiustificato.

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