Google Earth denuncia gli abusi edilizi: attenzione ai satelliti
In tribunale Google Earth denuncia gli abusi edilizi, e le istantanee scattate dai satelliti possono essere utilizzate come materiale probatorio in giudizio. Ecco cosa dice la legge a riguardo e quali sono le conseguenze per i proprietari beccati da Google Earth.
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Sempre più spesso le immagini satellitari e le fotografie storiche reperibili attraverso Google Earth e altre piattaforme simili assumono un ruolo di rilievo nelle controversie legali sugli abusi edilizi.
Sia i Comuni che gli uffici tecnici, sia le Procure che i giudici amministrativi, infatti, possono ricorrere al materiale fotografico satellitare di questi strumenti sia per verificare la presenza di opere non autorizzate, sia per accertare la loro età e definire l’epoca di realizzazione degli abusi.
Si tratta di un elemento probatorio di grande rilevanza, poiché la data di realizzazione dell’opera può diventare decisiva, e determinare quindi la pena per il proprietario oppure no. Ecco come si posiziona la giurisprudenza a questo riguardo, e quali sono le conseguenze a cui va incontro il proprietario di un immobile con un abuso edilizio che viene colto in fallo da Google Earth.
Google Earth denuncia gli abusi edilizi

Più che giocare un ruolo attivo, quindi, Google Earth si limita a fornire a chi le richiede le immagini satellitari utili a definire se un dato abuso edilizio esiste realmente, e quando è stato realizzato. Stabilire se un immobile esistesse già in un determinato periodo storico è decisamente rilevante in materia edilizia, in quanto può incidere sulla possibilità di:
- ottenere una sanatoria,
- accedere a un condono,
- contestare un ordine di demolizione.
Di conseguenza, le immagini satellitari possono fornire informazioni rilevanti ai fini del giudizio, e costituire un elemento indiziario sia in fase procedimentale che processuale. Non hanno però, valore assoluto. Dalla giurisprudenza più recente, infatti, emerge che le immagini satellitari possono contribuire ad accertare la presenza di un abuso edilizio o la sua epoca di realizzazione, ma non possono essere considerate, da sole, una prova incontestabile in ogni situazione.
Le immagini satellitari come prova dell’abuso

Il valore delle immagini di Google Earth, quindi, si concretizza solamente se affiancate da ulteriori riscontri, come rilievi comunali, fotografie storiche, pratiche edilizie, dichiarazioni tecniche o documentazione catastale.
Se questi elementi trovano conferma nelle immagini satellitari, anche queste ultime diventano prove documentali utilizzabili nel procedimento che permettono di verificare se un determinato manufatto fosse già presente in una certa data oppure no. L’utilizzo maggioritario di queste immagini si verifica in presenza di verande, ampliamenti, sopraelevazioni, tettoie, piscine, manufatti rurali o cambiamenti della sagoma dell’edificio: tutti elementi visibili dall’alto.
Questa valenza giuridica di Google Earth sta modificando anche il modo in cui si svolgono gli accertamenti edilizi: grazie alla piattaforma, infatti, gli enti pubblici possono effettuare controlli rapidi sull’evoluzione degli immobili nel tempo, incrociando i dati con quelli catastali ai fini di contestare dichiarazioni non attendibili, verificare la corrispondenza tra lo stato legittimo dell’immobile e le opere effettivamente esistenti o individuare situazioni più gravi degli abusi edilizi.
Le conseguenze per i proprietari sono, in questi casi, piuttosto negative. Questo scenario, inoltre, impone di prestare una particolare attenzione nella conservazione dei titoli edilizi e delle pratiche urbanistiche, proprio perchè basare la propria difesa sull’assenza di controlli o sulla difficoltà di ricostruire la data di realizzazione delle opere è molto più rischioso, e anche difficile, dati i passi avanti fatti nella tecnologia moderna.