Ecobonus e ritardo ENEA: ecco quali rischi si corrono

Autore:
Alessia Bartiromo
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

Ecobonus e ritardo ENEA, niente paura: la normativa spiega se si corrono rischi e qual è la procedura da attuare in caso di mancata comunicazione.

Ecobonus e ritardo ENEA, tutto sotto controllo: ecco quali rischi si corrono
Ph credits Jean-Paul Jandrain da Pixabay

Negli ultimi anni torna spesso in auge il tema Ecobonus e quanto questo incentivo sia stato importante nella vita di molte persone. Una spinta per migliorare numerosi immobili datati, villette di mono proprietari, condomini e parchi residenziali, rappresentando una risposta concreta per una mobilità più sostenibile, tra risparmio energetico ed efficientamento.

Nonostante il suo futuro per il 2025 sia ancora poco chiaro e presenti molte zone d’ombra, anche il suo svolgimento per questi ultimi mesi dell’anno getta scompiglio tra i fruitori. In particolar modo, è stata posta più volte la questione Ecobonus e ritardo ENEA e se questo possa decadere in caso di dimenticanza nella comunicazione.

Ecobonus e ritardo ENEA in caso di mancata comunicazione

Molti fruitori dell’Ecobonus hanno posto un’annosa questione: il ritardo della comunicazione ENEA può comportare la decadenza della misura delle detrazioni fiscali? Gli spunti da analizzare sono vari e come sempre, ci ha pensato un chiarimento della Corte di Cassazione con l’ordinanza 19309 del 12 luglio 2024, la quale ha chiarito un aspetto cruciale per i contribuenti, tranquillizzandoli in caso di dimenticanze e creando precedenti non preoccupanti.

L’importanza della comunicazione ENEA

Ecobonus e ritardo ENEA, tutto sotto controllo: ecco quali rischi si corrono
Ph credits andreas160578 da Pixabay

La comunicazione dell’Ecobonus all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile è uno step molto importante nell’iter per l’acquisizione dell’incentivo. La normativa indica come 90 giorni il termine massimo per l’invio della documentazione, in modo da monitorare e valutare al meglio il risparmio energetico ottenuto con i lavori.

Un caso a limite è stato analizzato dalla Corte di Cassazione: un contribuente aveva sostenuto spese di riqualificazione energetica nel 2008 e 2009, beneficiando dell’Ecobonus nella sua dichiarazione del 2010. Per usufruirne però, era necessario inviare i documenti all’ENEA, cosa avvenuta soltanto nel 2014, molto oltre il termine di legge dei 90 giorni, nonostante siano stati giustamente indicati nella successiva dichiarazione dei redditi. Cosa succede quindi in questo caso?

La risposta della Corte di Cassazione

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Photo by jarmoluk – Pixabay

Come da prassi, non avendo ricevuto in tempo la comunicazione ENEA, l’Agenzia delle Entrate ha inviato al fruito una cartella esattoriale con il recupero crediti beneficiati con l’Ecobonus.

Ne sono seguiti dei ricorsi ai vari gradi di giustizia: la Commissione Tributaria Provinciale di Milano ha accolto quello dell’utente, confermando che il ritardo non avrebbe dovuto comportare la perdita dell’Ecobonus ma la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha ribaltato il risultato, puntando il dito sui troppi anni trascorsi per l’invio dei documenti.

Appellandosi alla Cassazione, è giunta la spiegazione della normativa: l’art. 4 del decreto ministeriale del 19 febbraio 2007 impone l’obbligo di trasmettere i dati relativi agli interventi di riqualificazione energetica all’ENEA ma non prevede alcuna sanzione di decadenza per la mancata o tardiva comunicazione.

Il contribuente così mantiene anche in caso di comunicazione tardiva, sia il diritto all’Ecobonus che alla detrazione ottenuta a patto che gli altri documenti e pagamenti come la realizzazione dei lavori e la successiva introduzione nella dichiarazione dei redditi, siano tutti in regola. 

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