Distanze legali in condominio per non incorrere in controversie legali

Autore:
Alessia Bartiromo
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

Con questa guida non puoi più sbagliare: ecco tutte le distanze legali in condominio e cosa dice la normativa su quelle legali da non infrangere ammettendo delle particolari deroghe.

Ora non puoi più sbagliare: ecco le distanze legali in condominio per non incorrere in controversie legali
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In condominio vigono delle regole ben precise che ogni presente deve osservare sia per una giusta e serena convivenza ma soprattutto per non incorrere in errori e controversie legali. Un aspetto importantissimo è rappresentato dalle distanze legali da rispettare, partendo da quelle tra gli edifici e passando anche per balconi, finestre e altre aperture.

È molto importante conoscere tutte le differenze e cosa dice la normativa a riguardo tutelando non solo i condomini ma anche una serena convivenza, considerando anche se si tratti di opere definitive o temporanee.

Le distanze legali in condominio da rispettare e le deroghe permesse

Iniziamo dal sottolineare che in Italia tutte le distanze legali di un condominio sono regolamentate dal Codice Civile che si focalizza sugli articoli 873 e seguenti, stabilendo le distanze minime tra costruzioni e aperture verso altre proprietà. La normativa recita che le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri, mentre nei regolamenti locali può essere anche stabilita una distanza maggiore.

I Comuni infatti, per i luoghi maggiormente popolosi, possono emettere regolamenti urbanistici che stabiliscono distanze superiori, rendendo così più vivibili contesti già troppo densamente popolati. Le risposte più precise arriveranno quindi non solo dal Codice Civile ma anche dal regolamento edilizio del proprio Comune, che può prevedere vincoli diversi e più stringenti.

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La distanza tra i balconi e le finestre di un condominio

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Le problematiche maggiori sono quelle che derivano con le distanze tra porte, balconi e finestre di un condominio, che spesso possono infastidire la visuale di alcuni proprietari se installate nella maniera sbagliata. Le stesse sono regolamentate dall’articolo 905 del Codice Civile che definisce che le finestre non possono essere aperte se non rispettando una distanza minima di un metro e mezzo rispetto alla proprietà confinante.

Stesso discorso anche per le finestre di affaccio su un balcone o un terrazzo, proprio per evitare problemi di buon vicinato. Altresì non si possono costruire balconi, terrazze e simili, muniti di parapetto sul fondo del vicino, se non vi è la distanza di un metro e mezzo tra questo fondo e la linea esteriore delle opere. Il divieto però cessa se tra i due fondi vicini vi è una strada pubblica.

Le distanze per le costruzioni interne al condominio

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Un altro annoso problema può insorgere nel caso di lavori all’interno del condominio, dovendo rispettare altresì le distanze tra le varie costruzioni anche in caso di restyling e manutenzione di spazi comuni o privati verso gli affacci degli inquilini. Il Codice Civile è molto chiaro in merito: non si possono effettuare interventi che compromettano la stabilità, la sicurezza o l’estetica dell’edificio senza l’autorizzazione dell’assemblea.

Anche la modifica di pareti divisorie o nuovi muri deve essere oggetto di decisione comune, rispettando le normative vigenti sulle distanze. L’articolo 907 infine, tutela il diritto di veduta, negando la possibilità di installare porte e/o finestre a una distanza di meno di un metro e mezzo dai confini di proprietà altrui. Con la decisione dell’assemblea è però possibile apporre delle modifiche e delle deroghe al regolamento, facilitando così nuove costruzioni o ristrutturazioni.

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