Disabili in condominio: diritto al parcheggio sempre?

Il posto auto in un Condominio per i disabili può costituire un diritto esclusivo anche quando gli spazi non siano sufficienti per tutti gli altri condomini? 

Disabili in condominio: hanno diritto esclusivo al posto auto anche in assenza di stalli per tutti i condomini?

In un Condominio le parti comuni devono essere usufruite e godute da tutti i proprietari delle singole unità abitative.

Ci si chiede quindi se, il proprietario disabile, affetto cioè da menomazione motoria, abbia sempre e comunque diritto esclusivo all’uso di un posto auto anche in mancanza di stalli per tutti gli altri condomini.

Ebbene, le persone disabili sono tutelate dalla legge in tutti i modi. Tali benefici sono riconosciuti anche in un Condominio per garantire il diritto ad uso esclusivo del parcheggio ubicato il più possibile vicino alla propria abitazione.

Tuttavia, tali tipi di parcheggi, talvolta, non sempre coincidono con la disponibilità degli spazi che, spesso, non sono sufficienti a soddisfare le esigenze anche degli altri soggetti normodotati.

Ed allora, ci si chiede se sia possibile garantire l’uso esclusivo di un parcheggio condominiale ad un condomino disabile qualora gli spazi non siano sufficienti per tutti i condomini.

Le delibere assembleari, votate a maggioranza qualificata, risultano essere nulle allorquando escludano ed ostacolino la possibilità che un diversamente abile raggiunga la propria abitazione, non consentendone in modo agevolato il parcheggio nei pressi del punto più vicino all’ingresso del palazzo condominiale.

Tale tipo di riserva del posto auto in condominio è un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma sulla proprietà comune volta a favorire sempre e comunque i soggetti affetti da evidenti limitazioni ed incapacità di tipo motorio.

In tal caso, pertanto, è possibile affermare che il diritto alla proprietà soggiace rispetto al dovere di solidarietà.

Parcheggio per disabili nei condomini: cosa dice la legge

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I disabili anche all’interno di un Condominio e con spazi ridotti in favore degli altri condomini, hanno diritto all’uso esclusivo di un parcheggio che non ne ostacoli l’accesso agevolato all’ingresso del portone dell’edificio condominiale.

Tale diritto al parcheggio cosiddetto sotto casa, è riconosciuto solo ai titolari del contrassegno per invalidi, i quali, abbiano a loro volta presentato apposita domanda al Comune al fine di vedersi assegnare il relativo spazio dedicato.

A tal punto è lecito parlare di diritto esclusivo al posto auto da parte del singolo condomino disabile.

Tale assunto giuridico è rilevabile dalla sentenza del Tribunale di Verbania, in forza della quale, si è stabilito che il disabile abbia diritto ad un posto auto riservato ed esclusivo nell’ambito dello spazio condominiale (quale potrebbe essere il cortile) al fine di poter parcheggiare l’auto il più vicino possibile all’ingresso per agevolarne l’accesso.

In tal caso urge effettuare una differenza tra l’innovazione sulla proprietà comune e gli atti di miglioramento d’uso delle stesse adottati a maggioranza qualificata.

In tal caso la messa in opera di parcheggi condominiali o la modifica delle condizioni d’uso sono soggette ad una deliberazione irrobustita rispetto a quella semplice.

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Tra innovazione e modificazione, sussiste  una netta differenza sul piano normativo poichè la prima è costituita «da opere di trasformazione in grado di incidere sull’essenza del bene comune, alterandone l’originaria funzione e destinazione».

La Corte di Cassazione ritiene di poter consentire quale innovazione la destinazione del cortile a parcheggio a patto che tutti i condomini, a turno, ne usufruiscano.

Di poi, gli ermellini hanno ritenuto assolutamente vietata l’assegnazione di alcuni posti auto fissi a taluni dei condomini con conseguente limitazione del medesimo diritto a carico degli altri condomini.

Per tale motivo l’assegnazione con delibera di determinati posti esclusivamente ai condomini disabili, a danno degli altri condomini, è ritenuta illegittima salvo che non sia disposta all’unanimità.

Ciò nonostante, al di là della disabilità, occorre sempre favorire l’equa divisione del diritto di godimento delle parti comuni tra i singoli condomini.

La Suprema Corte ha sancito che l’uso della cosa comune da parte del condomino con modalità diverse rispetto alla naturale destinazione d’uso sia legittimo purchè al contempo non limiti il medesimo diritto sul bene comune vantato dagli altri condomini.