Caduta in condominio causata dai calcinacci: senza questa prova rischi di non prendere un euro
Il crollo del cornicione in condominio può dare diritto al risarcimento danni? Ecco i casi in cui, in seguito a danni riportati per la caduta di intonaco o pezzi di cornicione, è possibile chiedere e ottenere il risarcimento allo stabile.
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L’omessa manutenzione del condominio può portare a gravi conseguenze e anche a mettere in pericolo l’incolumità delle persone che lo abitano o vi transitano. Un esempio di questo riguarda i cornicioni, che possono crollare o staccarsi e provocare danni anche ai passanti.
Non in tutti i casi, però, il danno è imputabile alla responsabilità della collettività condominiale: ecco quando è possibile chiedere il risarcimento e quando, invece, non c’è nulla a cui ci si possa appellare per rientrare del danno subìto.
Crollo del cornicione in condominio

Un fatto che può aiutare a comprendere la posizione della giurisprudenza riguardo i crolli del cornicione in condominio riguarda un uomo che ha fatto causa ad uno stabile condominiale per l’omessa manutenzione del caseggiato, che ha provocato la caduta di pezzi di intonaco e cemento e il distaccamento degli stessi dal cornicione.
Per schivare i detriti, l’uomo è scivolato a terra e ha riportato gravi lesioni, per cui ha chiesto il risarcimento dei danni (sia patrimoniali che non). Dopo la prima sentenza del Tribunale, che dava ragione ai condomini e riteneva non provato il fatto, la Corte d’Appello ha confermato la sentenza affermando che:
il presunto danneggiato ricorreva in cassazione sostenendo che, a prescindere dalle disposizioni testimoniali, il fatto storico della caduta non era stato contestato dai condomini e, conseguentemente, non si poteva mettere in discussione il suo diritto di risarcimento. Del resto, sempre secondo il ricorrente, a prescindere dalle divergenze delle dichiarazioni dei teste sul momento e le modalità della caduta, le testimonianze avevano confermato il medesimo fatto e, cioè, che egli era caduto a terra.
Anche la Cassazione, quindi, ha dato ragione al condominio. Questo caso evidenzia che la responsabilità del condominio non scatta in automatico, e che non sempre il risarcimento dei danni è assicurato.
Quando si può ottenere il risarcimento

Quello che si può desumere da questa sentenza è che, per poter ottenere un risarcimento, è necessario provare:
- la dinamica del sinistro,
- il nesso causale tra il danno e l’asserita caduta di calcinacci.
Secondo l’articolo 2051 del Codice Civile, ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. Per l’applicazione di tale articolo è quindi necessario che il danno sia stato arrecato dalla cosa, la quale non deve entrare come mera occasione nel processo produttivo del danno, ma essere stessa causa o concausa del danno.
Ciò detto, è ovvio che il condominio è custode dei beni comuni e che, come tale, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinchè le cose comuni non rechino pregiudizio ad alcuno. Pertanto, sul soggetto titolare del potere fisico sulla cosa, sussiste una presunzione iuris tantum di colpa, che può essere vinta solo dalla prova che l’evento dannoso sia derivato dal caso fortuito, inteso nel senso più ampio e comprensivo della forza maggiore, del fatto del terzo e del fatto del danneggiato.
Tirando le somme, quindi, non è possibile dimostrare la responsabilità del condominio senza provare il nesso causale tra lo stato del bene comune e le lesioni riportate dopo una caduta. Secondo la giurisprudenza, l’applicazione delle regole di cui all’art. 2051 c.c., presuppone sempre che il danneggiato dimostri il fatto dannoso ed il nesso di causalità tra la cosa in custodia e il danno subìto.