La Sardegna contro le mini case: bloccato il Salva Casa
E’ ufficiale l’opposizione della Sardegna contro le mini case. La regione ha infatti deciso, con l’approvazione del Disegno di legge n. 83/A, di recepire solo una parte del Decreto Salva Casa. In particolare, ha scelto di non modificare i requisiti minimi di abitabilità e ha rifiutato l’introduzione delle mini case da 20 mq.
Guarda il video

Il Decreto Salva Casa ha introdotto nell’urbanistica italiana nuovi criteri e nuovi requisiti all’abitabilità. L’obiettivo era sostanzialmente quello di creare nuovi spazi abitativi da quelli già esistenti. Per questo sono state semplificate le procedure di sanatoria e i requisiti per definire una casa abitabile sono stati ammorbiditi di molto. Ne sono un esempio le mini case da 20 mq che, proprio grazie al Salva Casa, oggi possono dirsi totalmente legittime, affittabili e vendibili.
In linea di massima, le regioni italiane hanno recepito il Decreto, con ritardi e approssimazioni. La Sardegna invece, si è opposta fermamente, e lo ha fatto con l’approvazione del Disegno di legge n. 83/A, che recepisce in modo selettivo e piuttosto limitato il provvedimento del Salva Casa. In sostanza, la Sardegna non modificherà i requisiti minimi di abitabilità e si rifiuta di introdurre i mini appartamenti da 20 mq nel suo parco urbano abitabile.
La Sardegna contro le mini case

Il Decreto Salva Casa, tra le sue tante modifiche, è intervenuto anche sulla metratura minima consentita ad un immobile per essere considerato abitabile. In particolare, questa è stata ridotta da 28 mq a 20 mq. Inoltre, anche l’altezza minima interna è stata abbassata, passando da 2,70 m a 2,40 m. Questo apre un ventaglio davvero enorme di nuove possibilità per mansarde, mini case e soluzioni abitative sicuramente ristrette e poco agevoli, ma di cui l’Italia ha particolarmente bisogno in un momento di crisi abitativa come quello attuale.
La Sardegna però, ha deciso di opporsi a queste modifiche, principalmente perchè considerate non in linea con le necessità e le particolarità del suo territorio. Con questa decisione, la Regione intende tutelare la qualità abitativa e, parallelamente, si schiera a favore della lotta alle difformità edilizie pregresse, per correggere laddove sussiste un problema, piuttosto che abbassare gli standard abitativi per creare nuove case.
Il recepimento del Salva Casa

Con il Disegno di Legge n. 83/A la Sardegna, di fatto, non recepisce il regime semplificato per i cambi di destinazione d’uso, ma accoglie:
- lo stato legittimo degli immobili;
- le tolleranze costruttive;
- le nuove modalità inerenti la sanatoria delle difformità minori.
Così facendo, la Regione spera di far ripartire il mercato immobiliare, sbloccando situazioni di stallo che da troppo tempo restano in bilico. In Sardegna infatti, il 60% delle costruzioni sono antecedenti al 1980, e proprio per questo necessitano di un aggiornamento urbanistico e catastale. Salvini non ha particolarmente apprezzato la posizione della Regione, e potrebbe mettere in moto la macchina della Corte Costituzionale per difendere l’uniformità nazionale e garantire l’applicazione del Salva Casa in tutte le Regioni.
Cosa succedere, è quindi tutto da vedere. Per ora però, in Sardegna sono bandite le mini case e tutte quelle soluzioni abitative che ledono la qualità degli spazi come finora concepiti. La Regione si difende, e a questo proposito afferma di voler realizzare un sistema edilizio che sia:
“più dignitoso, sostenibile e incentrato sulle esigenze reali delle comunità locali”.