Controlli Superbonus: la metà delle case è da regolarizzare
L’Agenzia delle Entrate ha avviato le prime verifiche sui controlli Superbonus annunciati lo scorso anno, e stando ai dati del Documento di Economia e Finanza, una casa su due deve ancora essere regolarizzata. L’obiettivo dell’AdE è arrivare ad un aggiornamento totale entro il 2028.
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Chi negli anni scorsi ha deciso di fare dei lavori di ristrutturazione al proprio immobile e di sfruttare Superbonus e altri bonus edilizi, era al corrente sin da subito che, qualora questi interventi avessero comportato un aumento di valore sull’immobile stesso, avrebbe dovuto aggiornare la rendita catastale. La realtà delle cose però, è stata ben diversa, e ancora oggi sono tantissimi gli immobili irregolari in Italia.
Ad affermarlo è il Documento di Economia e Finanza approvato lo scorso 22 aprile, che in seguito alle prime 3.500 verifiche dell’Agenzia delle Entrate, fotografa un’Italia spaccata a metà: da un lato chi ha rispettato l’obbligo e dall’altro chi ancora temporeggia. Stando ai dati, infatti, il 50% delle case che hanno usufruito dei lavori del Superbonus e degli altri bonus edilizi statali risulta ancora da aggiornare.
Controlli Superbonus

Maksim Safaniuk, Shutterstock
Da diversi anni ormai si parla dei controlli Superbonus dell’Agenzia delle Entrate. Dopo tante chiacchiere però, lo scorso anno il Fisco ha effettivamente avviato una campagna di regolarizzazione nei confronti degli immobili che negli anni precedenti avevano usufruito dei benefici del Superbonus e degli altri bonus edilizi per migliorare le condizioni energetiche e strutturali. Lo ha fatto tramite due tranche di lettere di compliance, con cui chiedeva loro di verificare la corretta attribuzione della rendita e, successivamente e qualora necessario, di presentare un nuovo atto di aggiornamento catastale che indicasse le variazioni di redditività post-intervento.
L’individuazione dei destinatari delle lettere è avvenuta tramite l’incrocio dei dati delle dichiarazioni per l’opzione sui bonus con quelli del Catasto Fabbricati e ha riguardato: nell’aprile 2025 gli immobili in classe F, ossia quegli immobili ancora in corso di costruzione o definizione, che non hanno ancora una rendita catastale precisa; nell’ottobre 2025 12.000 immobili di altre categorie catastali. In questo caso, il criterio di scelta è stato un anomalo rapporto tra l’importo del bonus fruito e le rendite catastali registrate.
1 casa su 2 è da regolarizzare

Dopo le lettere, l’Agenzia delle Entrate ha avviato le prime verifiche, e su 3.500 pratiche concluse, i risultati non sono affatto positivi. A dirlo è il Documento di Economia e Finanza approvato lo scorso 22 aprile, che mostra un’Italia divisa sostanzialmente in 3 categorie:
- 900 immobili (circa il 25% del totale) che non dovevano aggiornare la rendita catastale in quanto le opere realizzate non incidevano sul suo valore;
- 1.050 immobili (circa il 30% del totale) che hanno regolarizzato la rendita catastale così come richiesto dall’Agenzia delle Entrate;
- 1.550 immobili (circa il 45% del totale) che non sono ancora regolari, nonostante gli avvisi e le comunicazioni.
Questo significa che circa la metà delle case che hanno usufruito del Superbonus e degli altri bonus edilizi, non ha ancora aggiornato la rendita catastale alla luce dell’aumento di valore. Il prossimo obiettivo dell’AdE, stando così le cose, è il 2028, anno entro cui intende terminare tutti i controlli e aggiornare la totalità degli immobili che hanno beneficiato dei fondi pubblici. Unico segnale positivo evidenziato dal DEF è l’avvio di pratiche spontanee, registrato dopo l’avviso dell’invio delle lettere di compliance: nel 2025 l’AdE ha ricevuto 70.000 richieste di aggiornamento catastale autonome.