L’arte della mixology non è solo il trend del momento, ma soprattutto una questione di design
Dai rooftop sospesi sulla laguna ai bistrot nascosti nei palazzi storici, la mixology apre un viaggio tra design e gusto, raccontando un nuovo stile dell’abitare che coinvolge tutti i sensi.

Nata tra i salotti ottocenteschi e i grandi hotel americani della Belle Époque, la mixology affonda le sue radici nell’antica arte del dosare aromi, distillati e spezie. Paragonabile all’alta cucina per l’arte di combinare chimica, ricerca e creatività, si apre oggi a nuovi linguaggi sociali, trasformando il cocktail da rituale aristocratico a vocabolario talentuoso capace di raccontare luoghi, atmosfere e identità culturali. Non più semplice aperitivo, ma vero gesto progettuale, da vivere quasi come un’esperienza personale: oggi si entra nei cocktail bar con la curiosità di chi vuole capire una città attraverso un bicchiere. Ogni drink diventa così il riflesso dell’anima del locale, del quartiere e persino degli arredi che lo abitano. Tra richiami al modernismo, omaggi al radical design e percorsi multisensoriali, la mixology contemporanea costruisce scenografie emotive in cui il confine tra hospitality e interior design si fa sempre più sottile. Dal Negroni “Memphis” ai Martini ispirati a Gio Ponti, il design oggi si beve davvero, con un piacere quasi istintivo. Viene naturale lasciarsi tentare.
Skyline Rooftop Bar – Venezia

Sospeso sulla laguna, lo Skyline Rooftop Bar dell’Hilton Molino Stucky Venice trasforma l’estate veneziana in un racconto liquido. La nuova drink list Shades of Venice, ideata dalla bar manager Valentina Mircea, non si limita a ispirarsi alla città: la traduce in esperienza sensoriale. Sei colori – Rubra, Mercato, Solara, Giardino, Horizon e Vespro – e la sensazione, mentre si beve, è davvero quella di attraversare Venezia per stratificazioni emotive: dai rossi profondi e speziati ai toni salmastri della laguna, fino alle note più verdi e silenziose dei giardini nascosti. Il bello è che ogni cocktail cambia carattere con le sue intensità, dal più etereo Silent al più profondo Dark, quasi come se il drink rispondesse allo stato d’animo (ad aiutarci nella scelta c’è persino una componente interattiva digitale che trova il cocktail più affine all’umore del momento). E sì, funziona: ci si ritrova a scegliere il colore come si sceglierebbe un ricordo.
Edicola Santedicola – Roma

Nel quartiere romano di San Giovanni, il concept del cocktail bar trasforma un’ex edicola in uno spazio urbano ibrido, informale e fortemente identitario. Appena si arriva all’Edicola Santedicola si ha la sensazione di entrare in un frammento di città. Il takeover firmato Fever-Tree la trasforma in un piccolo laboratorio a cielo aperto, dove l’aperitivo non è più un gesto statico ma qualcosa che si muove tra musica, tasting e performance. Tra DJ set, live painting e atmosfere open-air, tutto è pensato per essere vissuto in modo spontaneo, quasi senza regole. Anche in questo caso, Roma non fa da sfondo: entra nei bicchieri, nei suoni, nei gesti. E inaugura così un format itinerante destinato a proseguire anche a Milano e Napoli, accompagnando il debutto delle iconiche referenze Fever-Tree nel nuovo formato sleek can da 150 ml: leggere, fresche e perfette sia per la miscelazione sia per un consumo on-the-go.
Strucchi x Cassina Café – Milano

Da Strucchi x Cassina Café, nella centralissima via Durini di Milano, la mixology incontra il design italiano in modo quasi filologico. Nato dall’incontro tra Cassina e Strucchi Vermouth & Bitter, il locale interpreta il cocktail come estensione naturale dell’arredo e la sensazione, sedendosi, è quella di essere dentro un piccolo atlante del progetto. La drink list The Seating Collection, firmata da Leonardo Todisco per inaugurare la stagione 2026, rende omaggio ad alcune icone storiche di Cassina in un gioco colto e preciso: la Tre Pezzi è un sorso pieno e avvolgente (avvolgente con Vermouth Strucchi Rosso, rum e note speziate), la Soriana più morbida e quasi vellutata (con Vermouth Bianco, agrumi e accenti floreali), 2 Fauteuil Grand Confort, petit modèle punta invece su equilibrio e precisione aromatica mentre la Utrecht eslora registri freschi ed erbacei. “Con il progetto Strucchi x Cassina Café a Milano vogliamo offrire alla clientela la possibilità di respirare la storia del design in un momento conviviale” spiega l’AD di Cassina Luca Fuso. Mentre si beve, infatti, lo sguardo si muove tra oggetti iconici e dettagli curati, e tutto sembra parlare la stessa lingua. Come dire: un vero assaggio di design.
Rita Cocktail Bar – Milano

Tra i pionieri della mixology milanese, non si può non citare Rita & Cocktails, una vera istituzione dei Navigli che ha la capacità rara di restare sempre attuale senza perdere identità. E quando ci si entra, si capisce subito perché. L’atmosfera è calda e la carta dei cocktail racconta una Milano creativa, ma mai distante. Oltre ai drink storici come Gin Zen, vero portabandiera del locale o al Sou Ellen, twist sul Negroni invecchiato in botte, in lista si trovano anche vere chicche dedicate agli appassionati di design. Da Arco, un mix fruttato di whisky e tequila in omaggio alla lampada di Castiglioni, a Sciangai e Mezzadro, iconici pezzi del catalogo Zanotta spruzzati di amaro Montenegro e Acquavite. L’approccio è da sempre sofisticato ma accessibile: il grande bancone in legno chiaro, le luci morbide e l’atmosfera cosmopolita fanno da sfondo a una drink philosophy basata su ingredienti freschi, ricerca aromatica e dialogo costante con la creatività milanese.
Locale Firenze – Firenze

A metà tra bistrot d’autore e laboratorio creativo, Locale Firenze è uno di quei posti che restano subito impressi per l’atmosfera a dir poco scenografica. E infatti appena si entra, tra le sale affrescate di Palazzo Concini, dimora cinquecentesca con antiche cantine del XIII secolo, si ha la sensazione di essere dentro un set sospeso tra epoche. La mixology qui non è solo tecnica: è racconto. I cocktail firmati da Fabio Fanni arrivano al tavolo come piccole sorprese sensoriali, giocati su botaniche, stagionalità e contrasti inattesi – primo fra tutti Foglia che evoca sentori di marijuana -, mentre la cucina dello chef Simone Caponetto accompagna il percorso con piatti che raccontano un personale viaggio gastronomico tra Toscana e contaminazioni contemporanee. Ci si trova a bere e mangiare dentro una narrazione continua, dove tutto – luci, suoni, architettura – contribuisce a creare un’esperienza quasi teatrale, ma con una convivialità avvolgente e sincera.