La casa, luogo dell’anima
La rubrica Trasite! Antologia dello spazio domestico deriva dalla mostra Una Casa tutta per sé curata dall’architetto Maria Gabriella Pantalena ed esposta per la prima volta a Palermo durante la manifestazione IDesign. Questa rubrica, che Pianeta Design pubblicherà con cadenza quindicinale il 15 e il 30 del mese, è quindi fatta di racconti intimi e di immagini delle case che 14 donne architetto siciliane hanno progettato per se stesse e che aprono per noi svelando la parte più intima. Il testo della psicologa e psicoterapeuta Silvana Scardina, che di seguito pubblichiamo, spiega l’importanza di questo gesto di apertura.
La casa, luogo dell’anima
di Silvana Scardina
Una casa tutta per sé … questo il titolo della particolare mostra in cui alcune donne architetto hanno fotografato le loro case, le case che hanno progettato per se stesse.
Osservando le immagini raccolte attraverso lo spazio espositivo che propone una sorta di percorso, la prima suggestione immediata, potremmo dire di pancia, è quella di trovarsi di fronte ad una storia personale, come se le donne architetto avessero aperto la porta segreta che ci mostra gli aspetti più profondi che regolano il loro universo affettivo.
Entriamo quindi all’interno di un mondo dove abitano affetti, storie personali, percorsi interiori…
Dal mio punto di vista un aspetto particolarmente interessante sta nell’intreccio tra l’essere donna e l’essere architetto, cioè il modo in cui coesistono gli aspetti tecnico professionali e quelli affettivi nel pensare e organizzare la propria casa. Per noi donne, la casa ha sempre rappresentato lo spazio privilegiato, dove agire sentimenti, progetti di vita intima, movimenti
generativi. I luoghi dove abitiamo assumono significati altri, legati in maniera imprescindibile ad aspetti affettivi ed emotivi. Le nostre dimore diventano così un luogo rifugio, uno spazio che ci riflette.
Ed è esattamente questo che le nostre donne architetto hanno voluto trasmetterci affiancando alle immagini delle loro case il racconto di come le hanno pensate, le hanno immaginate, il perché di alcune scelte piuttosto di altre, dove ancora una volta si evidenzia un legame sempre presente tra gli aspetti tecnici e quelli che rispondono ad altro.
Case da costruire ex novo, case già esistenti da rendere più confortevoli, case antiche distrutte da ricostruire…
Il racconto utilizza due trame, una che si esplica attraverso le immagini, l’altra attraverso la narrazione. Ciò che colpisce in tutte le storie che ci vengono presentate è una sorta di filo rosso che le accomuna e che è rintracciabile nel modo con cui queste case vengono pensate, principalmente come luoghi dell’anima e in secondo piano come luoghi dove vivere ed abitare. In tutti i racconti è sempre presente lo sforzo di andare oltre ed immaginare quello spazio come qualcosa che, oltre a coniugare tecnica ed estetica, sia in grado di rappresentare un progetto affettivo ed anche emotivo.
La casa del centro storico in condizioni di grande degrado, che diviene amore a prima vista e attraverso un lavoro di riscoperta e recupero rinasce, trova nuova vita attraverso quella capacità generativa che è una potenzialità solo femminile.
La casa che nel corso degli anni si modifica cambia, si arricchisce, trova nuovi spazi all’interno di una storia personale che muta e si trasforma e così via… Se volessimo utilizzare una prospettiva relazionale potremmo dire che le donne architetto raccontano le loro case e le case raccontano le loro donne.
Infine mi sembra importante aggiungere una riflessione legata al momento particolare che la nostra società sta attraversando, caratterizzata da una sorta di analfabetismo affettivo, cioè dall’ incapacità di esprimere e dare voce alle proprie emozioni.
Ed è proprio in questo momento che un progetto come quello delle nostre 14 donne architetto ci offre un modello e una speranza.
Silvana Scardina è psicologa e psicoterapeuta sistemico relazionale. Ha svolto attività clinica presso i servizi di salute mentale e dipendenze patologiche dell’ A.S.P 6 di Palermo, è stata responsabile del CE.DI.SS ( Ambulatorio sulle dipendenze senza sostanza).