Dialogo arte-paesaggio. Perché ne abbiamo tanto bisogno

Autore:
Daniela Giambrone
  • Giornalista
Tempo di lettura: 8 minuti

Tornare alla terra, connettersi con l’ambiente circostante, rispettare le radici. Cinque progetti artistici, quattro italiani e uno europeo, ci ricordano quanto sia significativo per noi il paesaggio, naturale o urbano che sia.

Dialogo arte-paesaggio. Perché ne abbiamo tanto bisogno
Vigne Museum, Rosazzo, Friuli-Venezia Giulia. Foto Luigi Vitale

 

I luoghi che abitiamo dicono tanto di chi siamo e da dove arriviamo. Spesso, però, il paesaggio intorno a noi lo diamo per scontato, lo consideriamo immutabile, indifferente alle antropizzazioni, quando chiari segnali stanno dimostrando che così non è.

Raccontiamo qui cinque progetti – da mostre temporanee a biennali, fino a progetti di lunga tradizione – che scelgono il paesaggio come parte integrante della ricerca artistica. Convinti che l’arte, con la sua capacità di avviare un processo di consapevolezza e raccoglimento, sia senz’altro uno strumento efficace per onorare le tradizioni e la cultura del territorio, ma anche per elaborare nuovi linguaggi che sappiano tramandare l’importanza del patrimonio paesaggistico e, pertanto, che possano insegnarne cura e conservazione attraverso modalità dinamiche e orientate al futuro.

Arte Sella: un cammino lungo quarant’anni a fianco alla natura

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Nils Udo, Nido di Sella, Nest II, 2008. Foto Giacomo Bianchi

Un’esperienza che dura tutto l’anno. Arte Sella, nella valle laterale Valsugana in Trentino, fonde espressioni della creatività umana con l’ambiente naturale. Dal 1986 a oggi più di 300 artisti da tutto il mondo hanno collaborato alla crescita di Arte Sella, Associazione culturale impresa sociale.

La programmazione è guidata da un comitato scientifico presieduto da Giacomo Bianchi, che vede coinvolte diverse figure, ognuna con la propria competenza: Marco Imperadori (Architettura); Lorenzo Fusi (Arte), Domitilla Dardi (Design); Mario Brunello (Musica), Roberto Casarotto (Danza) e Ugo Morelli (Education). Attività, corsi, esposizioni e appuntamenti sono programmati in tutto l’anno nel giardino di Villa Strobele, nell’area di Malga Costa, sul sentiero Montura e nel Borgo Valsugana in Val di Sella (Trento).

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Edoardo Tresoldi, Simbiosi, 2019. Foto Giacomo Bianchi

Per questa edizione è stato finalmente riaperto al pubblico il Sentiero ArteNatura, storico percorso nel bosco che collega il giardino di Villa Strobele e l’area di Malga Costa, distrutto dalla tempesta Vaia; mentre tra gli appuntamenti da segnalare ci sono Benedetta Tagliabue per l’architettura, Luca Boscardin, Jacques Averna e Agostino Iacurci per il design, il radioracconto di Vinicio Capossela, la poesia di Antonella Anedda, l’incontro con Emilio Isgrò, ma anche con le coreografie di Yasmeen Godder e la fotografia di Francesco Jodice. Insomma, una piattaforma verde che cerca di superare il dualismo tra uomo e natura, di cui è intrisa ancora molta contemporaneità.

Viaggio in Sicilia: cronaca di una residenza artistica

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Monira Al Qadiri, Falconeri, 2026. Installazione site-specific per Viaggio in Sicilia #10 – Tenuta Planeta Ulmo, Sambuca di Sicilia (AG). Foto studio505. Courtesy l’artista e Planeta Cultura

Accanto alla ben nota produzione vitivinicola, Planeta da tempo porta avanti un impegno costante nella tutela del paesaggio, nella sostenibilità e nella promozione culturale. Con il progetto Viaggio in Sicilia, l’azienda ha costruito un percorso unico in cui artisti italiani e internazionali dialogano con i luoghi e le comunità dell’isola, generando opere e narrazioni che coniugano tradizione e contemporaneità.

Quest’anno è giunto al suo decimo capitolo e presenta l’opera Falconeri di Monira Al Qadiri. L’installazione permanente è frutto della residenza nomade che si è svolta nell’ottobre 2025, nel periodo della vendemmia. Un’immersione nel tempo profondo dell’isola, nelle sue memorie geologiche e culturali e nelle trasformazioni che ne hanno modellato l’identità.

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Monira Al Qadiri, Falconeri, 2026. Installazione site-specific per Viaggio in Sicilia #10 – Tenuta Planeta Ulmo, Sambuca di Sicilia (AG). Foto studio505. Courtesy l’artista e Planeta Cultura

Da questo confronto fra artista e territorio è nato il percorso che ha condotto all’opera presentata all’Ulmo. Monira Al Qadiri ha tradotto la forma fossile del Palaeoloxodon falconeri, l’elefante nano della Sicilia preistorica, in un’imponente scultura in marmo, materiale utilizzato per la prima volta nella sua ricerca per richiamare la monumentalità classica e la permanenza geologica.

L’opera è collocata all’interno di una piccola corte adiacente allo Studiolo Ulysses dell’Ulmo, trasformata in un’installazione ambientale. Di giorno, l’opera dialoga con la luce naturale e con la vegetazione; di notte, un sistema di illuminazione ne amplifica la presenza, accentuandone la monumentalità e il carattere visionario.

Sonsbeek 2026: la riscrittura della memoria nello spazio pubblico

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Mounira Al Solh. Foto Django van Ardenne

Con il titolo Non ho bisogno di un giardino, condivido un parco, mutuato dal collettivo Loesje (che è anche uno degli artisti partecipanti), la tredicesima edizione di Sonsbeek ad Arnhem, nei Paesi Bassi, reinterpreta il concetto di patrimonio e spazio collettivo.

Curata da Amira Gad e Christina Li, la storica manifestazione nata nel 1949 rappresenta la più antica mostra periodica su larga scala per l’arte nello spazio pubblico istituita dopo la Seconda Guerra Mondiale. Visitabile fino all’11 ottobre 2026, quest’anno estende il suo raggio d’azione dal Parco Sonsbeek a diverse istituzioni cittadine, tra cui il Museum Arnhem e il Museum Bronbeek.

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Anne-Mie Van Kerckhoven. Foto Marjon Gemmeke

Lo slogan che dà il titolo alla manifestazione propone un cambiamento nel modo in cui lo spazio viene occupato: non più come qualcosa da possedere, bensì da negoziare collettivamente. Così come un parco non è mai neutrale, nemmeno la memoria lo è. Entrambe sono plasmate da infrastrutture politiche, sociali e culturali che determinano cosa viene conservato e cosa viene omesso.

Attraverso le opere commissionate ad artisti internazionali come Larry Achiampong, Alvaro Barrington e il gruppo Forensic Architecture, il festival non solo espone questi meccanismi, ma li riprogetta e li rivede: le strutture esistenti della memoria vengono smantellate e ricostruite.

Vigne Museum: arte a cielo aperto tra i filari del Friuli

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Foto Luigi Vitale

Nel cuore delle colline orientali di Rosazzo, in Friuli-Venezia Giulia, il Vigne Museum rappresenta un punto di riferimento nell’intersezione tra intervento architettonico e paesaggio vitivinicolo. Progettato nel 2014 dall’architetto Yona Friedman con l’artista Jean-Baptiste Decavèle per i cento anni di Livio Felluga, è un museo a cielo aperto dedicato al paesaggio e alla vite, che incarna i valori della cultura rurale ed è simbolo della collaborazione tra uomo e natura nel suo massimo rispetto.

Integrato nella rete MetodoContemporaneo, il primo osservatorio permanente in Italia che documenta e racconta il dialogo tra arti contemporanee e paesaggio vitivinicolo, il Vigne Museum è un bene collettivo per il Friuli Venezia Giulia che l’omonima Associazione, fondata su desiderio della famiglia Livio Felluga, vuole restituire alla collettività in forma di esperienze, incontri e approfondimenti.

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Foto Luigi Vitale

La sua peculiarità risiede nella versatilità funzionale: oltre ad accogliere iniziative per l’esplorazione del sito e del paesaggio circostante, la struttura si trasforma in cassa di risonanza per espressioni creative diverse, come la danza o la musica. Recenti sono infatti le performance della danzatrice Alessandra Cristiani e del maestro della fisarmonica Antonello Salis.

Sotto il cielo di stelle: una costellazione di mostre in Valle d’Aosta

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Angelo Bonello, Orione, 2026. Foto Daniela Pellegrini

Curato da Fortunato D’Amico per la Soprintendenza per i beni culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta, il progetto Sotto il cielo di stelle articola una mostra diffusa in cinque sedi del territorio valdostano: il Museo Gamba a Châtillon, il MegaMuseo ad Aosta, Les Maisons de Judith in Val Ferret e la Chiesa Valdese a Courmayeur.

L’iniziativa connette le opere di alcuni dei più riconosciuti artisti italiani a livello internazionale – da Michelangelo Pistoletto a Mimmo Paladino, da Grazia Toderi a Gilberto Zorio, da Daniela Pellegrini a Franco Perrotti – a una riflessione multidisciplinare sull’antropizzazione dello spazio e le nuove tecnologie cosmiche.

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Michelangelo Pistoletto, Autoritratto di stelle. Foto Daniela Pellegrini

Il percorso costruisce una sorta di costellazione sul territorio che unisce le varie sedi espositive. Gli interventi artistici, affiancati da contributi scientifici e filosofici, mettono in relazione la trasformazione del paesaggio contemporaneo con l’esplorazione tecnologica del cielo, offrendo una mappa di lettura integrata tra la scala geografica e quella cosmica. Ognuna delle sedi declina il tema comune secondo la propria specificità.

Le esposizioni accompagnano tutta l’estate, con Les Maisons de Judith che chiude a fine agosto, la Chiesa Valdese a fine settembre, Castello Gamba e MegaMuseo a metà ottobre.

Dialogo arte-paesaggio. Perché ne abbiamo tanto bisogno – foto e immagini